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Caro Draghi, ci metta la faccia. Firmare un decreto non è come firmare i soldi

Dalla scelta dei ministri alle misure anti-Covid, fino agli aiuti ancora fermi, il premier tace su (quasi) tutto. L'opinione di Lori Primarosa

È stata vista come una grande novità, dalla stampa e dai salotti televisivi che contano, l’assenza del presidente del Consiglio Mario Draghi alla conferenza stampa di presentazione del nuovo Dpcm. A illustrare il provvedimento sono stati mandati il ministro della Salute Roberto Speranza e il ministro degli affari regionali Maria Stella Gelmini. Un “cambio di passo”, si è detto, rispetto al protagonismo eccessivo dell’ex premier Giuseppe Conte. Reo di presentare i decreti “in diretta Facebook” e soprattutto “a reti unificate”.  

Abituarsi alla pandemia

È stato chiarito come le conferenze stampa da Palazzo Chigi vengano “trasmesse” in modo che chi voglia possa “agganciarsi”, sia sul web che in televisione. Così è avvenuto anche stavolta. Se quest’ultima non ha avuto lo stesso impatto delle precedenti, non credo sia per la maggiore discrezione del Governo, o per il “low profile” del presidente del Consiglio. Semplicemente la situazione – pur grave – non è drammatica come nella primavera o nell’autunno del 2020. Gli italiani, a mio avviso, iniziano ad abituarsi alle restrizioni di questo tempo di pandemia.

Il giudizio spetta alla Storia

Da italiana, penso che il giudizio sulla gestione della pandemia da parte del precedente Governo sarà dato dalla Storia. Anche il “cambio di passo” di Draghi – qualunque esso sia – sarà giudicato in quella sede. Se è legittimo criticare Conte per la “personalizzazione” della crisi, credo sia legittima anche una riflessione sul silenzio del nuovo premier. A conti fatti, l’ultima volta che lo abbiamo sentito parlare è stato di fronte alle Camere, per il discorso della fiducia. Era il 18 febbraio 2021. Da allora, più nulla.

Dalle parole ai fatti (e viceversa)

Non abbiamo sentito una parola da parte del presidente del Consiglio sulla morte del nostro Ambasciatore e del nostro Carabiniere in Congo. Per ricordarli, appena otto righe di comunicato stampa da Palazzo Chigi. I morti meritano rispetto e non passerelle, si dirà, ed è vero. Non abbiamo sentito una parola neanche sulla composizione della squadra di governo. Sul metodo seguito, sulle personalità scelte. La politica si nutre di fatti, non di parole. E anche questo è certamente vero. Fino a che punto, mi chiedo però, si potrà continuare così?

Leggi anche – Tasse, 50 milioni di cartelle in arrivo. “Per bloccarle serve il decreto Ristori”

Ristori ancora bloccati

A proposito di fatti  – e a proposito di parole – il silenzio del premier continua anche sul decreto “Sostegno”, erede dei decreti “Ristori” del Governo precedente. Leggo in un articolo firmato da Valerio Musumeci, pubblicato su questo giornale alcuni giorni fa, che l’ultimo decreto risale al 30 novembre 2020. “Lo scostamento di bilancio da 32 miliardi per finanziare il prossimo è stato approvato il 20 gennaio 2021”, prosegue l’articolo. “Subito dopo è arrivata la crisi di governo e tutto si è bloccato”. Proprio quella crisi ha portato il professor Draghi a Palazzo Chigi, ormai diverse settimane fa.

Nuova piattaforma, nuovi ritardi

Peccato che del decreto “Ristori”, o “Sostegno”, o quale sarà il suo nome finale, non ci sia ancora traccia. Anzi. Da indiscrezioni di stampa sulle bozze del nuovo decreto – fatte circolare anzitempo, malcostume che continua anche senza Casalino a Palazzo Chigi – leggo che i ristori potrebbero tardare ancora settimane. Secondo il Fatto Quotidiano, “il testo sarà oggetto di riunioni continue in settimana per arrivare a uno schema condiviso entro sette/dieci giorni”. Il ministero dell’Economia vorrebbe “una nuova piattaforma gestita da Sogei”, che la società dovrebbe sviluppare “entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto”.

Aiuti soltanto dopo Pasqua

Secondo un primo calcolo, dunque, “gli esercenti potrebbero vedere i primi soldi solo dopo Pasqua”. Per allora saranno passato oltre tre mesi dagli ultimi aiuti, erogati a dicembre dello scorso anno. Personalmente ho la fortuna di avere un lavoro stabile – per quanto in un mondo in grande sofferenza, come quello della scuola – e di non aver subito la crisi economica generata dalla pandemia. Da cittadina, mi metto però nei panni di chi aspetta gli aiuti e a oggi non sa assolutamente nulla di quando verranno erogati. E credo che non sia una bella sensazione.

Governare un Paese

Gli uffici di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia staranno certamente lavorando a pieno regime, e il presidente del Consiglio starà dedicandosi h 24 alla redazione del decreto. Ma in un momento così drammatico, con la terza ondata della pandemia alle porte e la prospettiva di nuove chiusure, il suo silenzio pesa. Governare un Paese non è come dirigere una banca, signor Presidente. E firmare un  decreto che riguarda le vite dei cittadini – la sorprenderà – non è come mettere la firma sui soldi. Prima lo capirà, e meglio sarà per tutti.

Lori Primarosa

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