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Catania, a dicembre i monopattini elettrici. “Ma servono le piste ciclabili”

Il servizio sarà gestito da tre aziende multinazionali, e i mezzi a marchio Dott, Lime ed Helbiz costeranno circa 25 centesimi al minuto. Dopo il bike e il car sharing "un altro passo avanti verso la mobilità sostenibile", spiega il professor Giuseppe Inturri, ma "servono le infrastrutture"

Una flotta di mille monopattini elettrici per spostarsi a Catania senza ricorrere alla macchina. I mezzi, in servizio da dicembre, saranno gestiti da tre aziende private individuate dal Comune attraverso un avviso pubblico. Dopo il car-sharing e il bike-sharing, insomma, Catania prosegue sulla strada della mobilità sostenibile. “Su questo tema la città sta facendo dei passi avanti”, commenta a FocuSicilia Giuseppe Inturri, professore associato di Trasporti all’Università di Catania. Perché ci sia un impatto concreto sulla vita dei cittadini, però, “occorre fare massa critica”, potenziando i mezzi disponibili ma soprattutto “migliorando le infrastrutture, a partire dalle piste ciclabili, per rendere la guida confortevole e sicura”. Su questo fronte si registrano le maggiori difficoltà. Nei giorni scorsi il Comune ha perso un finanziamento regionale di 277 mila euro per la manutenzione straordinaria della pista ciclabile del centro storico. “È innegabile che molte amministrazioni del Sud vivano un paradosso, molti fondi a disposizione e poco personale per utilizzarli a dovere”, dice Inturri.

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I gestori e i costi del servizio

A gestire i monopattini elettrici a Catania, nei prossimi 12 mesi, saranno tre aziende: Emtransit Srl, proprietaria del marchio Dott, Lime Technology Srl, proprietaria del marchio Lime, ed Helbiz Italia Srl. Si tratta di tre multinazionali della mobilità sostenibile, tutte con sede a Milano, ma una ha un legame diretto con il territorio etneo: Helbiz, infatti, è stata fondata dall’imprenditore italoamericano Salvatore Palella, nato ad Acireale, già proprietario dell’Acireale calcio. Tutte e tre operano a Palermo, dove i monopattini elettrici condivisi sono una realtà già da diversi mesi. I mezzi si prenotano tramite applicazione, lo “sblocco” costa un euro mentre la tariffa al minuto varia a seconda del gestore. A Palermo Helbiz costa 20 centesimi al minuto, mentre a Napoli, Roma e Milano la tariffa sale a 25 centesimi. Per quanto riguarda Lime, nel capoluogo siciliano costa 18 centesimi al minuto, a Napoli 23 centesimi, a Roma e Milano 25 centesimi. Dott, infine, a Palermo costa 15 centesimi al minuto, a Roma 25 centesimi, a Milano 19 centesimi. I prezzi di Catania non sono ancora stati ufficializzati, ma è verosimile che siano in linea con quelli del capoluogo.

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L’esempio del bike-sharing

Un costo adeguato, secondo il professor Inturri, “che forse però dovrebbe tenere conto delle specificità di Catania”. Il traffico intenso e la carenza di infrastrutture, infatti, potrebbero rendere i tragitti più lunghi del previsto, pesando sul prezzo finale. “Per questo il bike-sharing attualmente attivo in città, per esempio, prevede che la prima mezz’ora di utilizzo sia gratuita”, ricorda il docente. A Catania il servizio di condivisione delle biciclette è partito lo scorso giugno ed è gestito da Amigo, società controllata dalla Amat di Palermo, in accordo con il Comune di Catania e l’Azienda metropolitana trasporti. Le biciclette messe a disposizione dei catanesi sono 50, e si appoggiano a cinque ciclostazioni, piazza Stesicoro, piazza Roma, piazza Borsellino, piazza Giovanni XXIII e Lungomare. Il progetto dell’azienda è di salire a 200 biciclette e 25 ciclostazioni nei prossimi mesi, ma per Inturri bisognerebbe fare ancora di più. “Per avere risultati apprezzabili sulla mobilità cittadina, dovrebbero diventare almeno cinquanta”.

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I vantaggi del “free floating”

Tornando ai monopattini elettrici la loro fruizione, come si legge nella determina di affidamento del servizio, dovrà essere possibile “anche in assenza di postazioni fisse per la custodia e il ricovero”. Questo, secondo Inturri, è l’aspetto più interessante. “Tecnicamente si parla di sistema ‘free floating’, a flusso libero, senza la presenza di stazioni”. Un vantaggio per l’utenza, prosegue il professore, visto che “non sarà necessario recarsi in un posto specifico per prelevare o consegnare il mezzo”. I monopattini, si legge ancora nella determina, saranno lasciati “in aree pubbliche”, come avviene a Palermo. “Ciò potrebbe avere un effetto collaterale, visto che potrebbero essere abbandonati ovunque recando disturbo”, osserva il professore di Trasporti. Per questo il nuovo servizio necessita “di un potenziamento della vigilanza”, anche per evitare che i mezzi possano essere trafugati, ma soprattutto “di una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini, sul piano civico ed educativo”.

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Verso una mobilità integrata

Nei propositi dell’Amministrazione i monopattini dovrebbero portare “a un decongestionamento del traffico”, e di conseguenza “alla diminuzione dell’inquinamento atmosferico”. Per Inturri è tutta questione di numeri, come per il bike sharing. “Una flotta di mille monopattini è sicuramente un buon inizio, ma questi servizi più crescono e più funzionano”. Altra cosa fondamentale, secondo il docente, è l’integrazione con i mezzi di trasporto pubblici. “Un’idea potrebbe essere rendere il monopattino gratuito per coloro che hanno già un abbonamento all’autobus”. In questo modo, l’utilizzo dovrebbe crescere con un “moltiplicatore” sempre più alto. Inturri, che è anche responsabile della mobilità per l’Ateneo catanese, sottolinea l’importanza di avvicinare il servizio a scuole e università. “Gli studenti potrebbero diventare utilizzatori privilegiati”. Anche in questo caso, però, molto dipende dalla sicurezza e dalla praticità del monopattino elettrico.

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L’importanza della pista ciclabile

L’obiettivo di Catania, ricorda il docente, è di dotarsi di 40 chilometri di pista ciclabile da qui ai prossimi anni, sfruttando alcuni finanziamenti europei per un totale di circa otto milioni di euro. Anche la riqualificazione del tratto che va da piazza Stesicoro a via Marchese di Casalotto, oggetto di polemiche nei giorni scorsi per il finanziamento regionale perduto, secondo l’Amministrazione sarà inserita in questo piano. “Le piste sono fondamentali per una diffusione capillare dei mezzi sostenibili”, dice Inturri. Per le biciclette è stato autorizzato il transito nelle corsie degli autobus, e forse sarà così anche per i monopattini. “Si tratta di un’idea che risale all’amministrazione Stancanelli, e che negli ultimi anni si è rivelata molto utile”. Perché l’utilizzo sia sicuro, vista la larghezza delle corsie, “andrebbe vietato il sorpasso tra autobus e monopattini, come già avviene per le biciclette”. Unica controindicazione, sottolinea il docente, “il fatto che il manto stradale delle corsie dei bus registra delle deformazioni che potrebbero rendere difficile l’uso di mezzi alternativi”.

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Il problema delle automobili

Molto meglio potenziare le piste ciclabili, dunque, per creare un “ecosistema” favorevole alla diffusione di bici e monopattini elettrici. “La sfida è trasformarli da divertimento del fine settimana a mezzo di trasporto quotidiano”, dice ancora il professore. Solo così sarà possibile decongestionare il centro cittadino e ridurre l’inquinamento, dovuto essenzialmente alle automobili. “Catania è tuttora una delle città con la più alta presenza di veicoli Euro zero ed Euro 1”, nota il professore. Un contributo potrebbe venire dagli incentivi per l’acquisto di auto ibride o elettriche, varati a livello nazionale e da quest’anno anche dalla Regione siciliana, anche se soltanto per cinquanta vetture. Altra nota positiva, la presenza di numerose colonnine elettriche, “anche se i prezzi sono quasi doppio rispetto a quelli di una ricarica da utenza domestica”. Quello della mobilità sostenibile, conclude Inturri, “è un percorso che necessita di tempo per dispiegarsi. L’importante è che Catania abbia iniziato a percorrerlo”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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