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Catania, il “porta a porta” non basta: “Rifiuti conferiti ancora fuori provincia”

Le Società di gestione dei rifiuti (Srr) della Sicilia orientale chiedono alla Regione di prorogare la gestione di emergenza. Il nuovo bando catanese "migliorerà la situazione", ma intanto le altre discariche come quella di Enna si preparano ad accogliere la spazzatura etnea

“La situazione dei rifiuti resta di emergenza. Il nuovo bando partito nei giorni scorsi certamente migliorerà la situazione, ma è ancora presto per dire quanto”. Francesco Laudani, presidente della Società per la regolamentazione del servizio di gestione dei rifiuti (Srr) di Catania e vicesindaco di Pedara, fa il punto sul comparto rifiuti. Da lunedì otto novembre la raccolta “porta a porta” è stata estesa anche ai quartieri di San Giorgio e San Giovanni Galermo, che ospitano circa 30 mila abitanti. I dati, spiega Laudani, avranno bisogno di qualche settimana per consolidarsi. Nell’attesa, le società di gestione dei rifiuti della Sicilia orientale hanno chiesto alla Regione “di prolungare l’ordinanza che consente di conferire fuori provincia”.

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Allarme permanente

La gestione della spazzatura ai piedi dell’Etna continua a essere osservata speciale. I numeri di Catania, che secondo le ultime stime raggiunge appena il 12 per cento di differenziata, pesano su tutto l’hinterland. “Dei 58 Comuni che fanno parte della Srr, soltanto un paio non raggiungono il 65 per cento, fermandosi intorno al 62”, spiega Laudani. Un risultato positivo che però si scontra “con le performance troppo basse del capoluogo, che affossa la media della provincia”. La città etnea, insomma, continua a essere un caso. Sullo sfondo, ancora una volta, la discarica Sicula Trasporti di Lentini, che continua a trattare i rifiuti ma non può ospitarli in quanto quasi esaurita. Per questo le Srr, nell’incontro tenutosi qualche giorno fa con l’assessore regionale all’Energia Daniela Baglieri, hanno chiesto di prorogare di tre mesi l’ordinanza che ha consentito di risolvere l’emergenza di settembre. Nel modo più immediato, ma tutt’altro che risolutivo: dirottando i rifiuti catanesi su Motta Sant’Anastasia, Siculiana e Timpazzo, in provincia di Gela. Quest’ultima inserita in una zona naturale protetta dell’Unione europea. La Srr vigilia sulla situazione, ma la competenza diretta è del Comune, precisamente dell’assessorato all’Ambiente e all’Energia. Dopo le dimissioni dell’assessore Fabio Cantarella, che ha lasciato la giunta pochi giorni fa a seguito di tensioni politiche con il sindaco Salvo Pogliese, la delega è stata riassegnata al neo-assessore Andrea Barresi.

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La questione di Cozzo Vuturo

Tra le discariche che si preparano ad accogliere i rifiuti di Catania c’è anche quella di Cozzo Vuturo, che serve la provincia di Enna. “La richiesta della Regione è stata di 1.500 tonnellate per 15 giorni, ma è verosimile che la quantità sarà maggiore”, spiega Antonio Licciardo, presidente della Srr di Enna e sindaco di Assoro. La capacità attuale dell’impianto di Cozzo Vuturo “è di 200 tonnellate al giorno per quanto riguarda il Tmb (trattamento meccanico-biologico, ndr)”, mentre le vasche hanno “una capacità complessiva di 480 mila tonnellate”. In queste ore, aggiunge Licciardo, gli uffici stanno ultimando le verifiche necessarie a firmare il contratto con Sicula Trasporti. “La Regione ci ha chiesto una mano, e noi siamo pronti a darla”, dice il presidente della Srr ennese. Per il quale la situazione di Catania, del resto, non è una novità. “Sono già 45 i Comuni di altre province che conferiscono a Cozzo Vuturo”. L’auspicio per il futuro è “di non finire noi stessi in emergenza”, e al contempo ci si augura “che possa sbloccarsi la procedura per l’impianto di trattamento dell’umido, che sarebbe molto importante per il territorio di Enna”.

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Bando per esportare i rifiuti

Tornando a Catania, oltre alla raccolta porta a porta, precisa il presidente della Srr etnea Laudani, sono molti i progetti in corso. “Siamo tra le poche società che hanno preparato il bando per l’eventuale spedizione dei rifiuti fuori dalla Sicilia”. Gli atti sono al vaglio dell’Urega, Ufficio regionale per l’espletamento di gare per gli appalti pubblici, per le verifiche del caso. La legge regionale, spiega Laudani, garantisce il trattamento dell’indifferenziato fino al 35 per cento. Nessun problema per i Comuni che raggiungono il 65 per cento di differenziata, dunque, mentre coloro che scendono al di sotto di questa soglia dovranno smistare la differenza fuori regione, con tutto ciò che ne consegue in termini di costi: “Si parla di circa 400 euro a tonnellata”. L’obbiettivo, naturalmente, è fare in modo che i Comuni rientrino nella soglia. “L’assessore Baglieri ha annunciato dei fondi aggiuntivi per circa 40 milioni di euro, da distribuire come premialità sulla raccolta differenziata”. I criteri, spiega il presidente, devono ancora essere decisi, “ma sicuramente sarà una grossa spinta”.

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Termovalorizzatori al palo

Nelle valutazioni della Regione, la situazione dei rifiuti potrà dirsi risolta soltanto con la costruzione di due inceneritori, con una capacità di trattamento di 350-450 mila tonnellate l’anno ciascuno, uno nella zona occidentale e l’altro nella zona orientale dell’isola. La strada però appare in salita. L’avviso pubblico per la presentazione delle proposte, già prorogato dal 17 giugno al 2 novembre, è stato ulteriormente differito al 31 dicembre dal dirigente del Dipartimento all’acqua e ai rifiuti Calogero Foti. Una frenata sui termovalorizzatori, intanto, arriva anche da Roma. Una norma per velocizzare le procedure di realizzazione, contenuta nella bozza del decreto Concorrenza, è stata stralciata dal testo finale approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso quattro novembre. Per le associazioni ambientaliste, a partire da Legambiente, la prova che “gli inceneritori non li vuole nessuno”, e che la strada va abbandonata per intraprendere “la via dell’economia circolare con il potenziamento della differenziata”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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