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Catania, una piazza al posto del Santa Marta: “Uno spazio ridato alla città”

La struttura sarà in parte demolita per far posto a una piazza. Previsto l'inserimento di pannelli fotovoltaici, vasche e giochi d'acqua

Addio all’ex Ospedale Santa Marta di Catania. La struttura che si affaccia su via Gesualdo Clementi, realizzata negli anni Cinquanta e Sessanta, sarà demolita per fare posto a una piazza. Dopo l’annuncio dei mesi scorsi, i dettagli del progetto sono stati forniti oggi in conferenza stampa dal presidente della Regione Nello Musumeci. Presenti il sindaco di Catania Salvo Pogliese, l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza e l’assessore all’Urbanistica del Comune di Catania Enrico Trantino. L’intervento si inserisce in un programma più ampio di riqualificazione dell’edilizia sanitaria della Regione. Si comincia da Catania, “la città con la maggiore cubatura in termini di edilizia sanitaria”, spiega Musumeci. Ma altri interventi sono già in progettazione a Messina, Siracusa, Ragusa. “E con il tempo, in tutte le città capoluogo dell’isola”, assicura Musumeci.

“Evitare contenitori vuoti”

Gli interventi in atto a Catania sono diversi, a partire dalla trasformazione dell’Ospedale Vittorio Emanuele II, “che diventerà un polo culturale e museale”. L’obbiettivo, sottolinea Musumeci, è quello di “evitare contenitori vuoti” che possano diventare oggetto “di atti di vandalismo e degrado”. Proprio ciò che è avvenuto negli ultimi anni nel quartiere Antico Corso. Più volte i comitati di quartiere hanno denunciato la vandalizzazione di aree ed immobili. Da qui l’esigenza di recuperare gli spazi e utilizzarli per altre attività, magari culturali e sociali. Il piano della Regione prevede il coinvolgimento della Sovrintendenza per i Beni culturali, dell’Università di Catania e degli Ordini professionali. Per quanto riguarda l’ex Ospedale Santa Marta, Musumeci non usa mezzi termini. La struttura è “un obbrobrio” figlio di una stagione “in cui abusivismo e brutta edilizia trovavano legittimazione nelle Istituzioni”. Perciò un quartiere di impianto Settecentesco, sede dell’antica Necropoli di Montevergine, ha subito l’innesto di una costruzione “incompatibile e fuori contesto”.

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Un giardino ritrovato

Da qui l’esigenza di correre ai ripari. La demolizione del Santa Marta dovrebbe restituire al quartiere “una piazza che finora è stata preclusa ai cittadini”. Si tratta di un cortile interno, oggi nascosto dalla mole dell’ex ospedale. Prospiciente al cortile, un edificio storico la cui facciata è oggetto di contesa tra gli studiosi di architettura. “Si attribuisce alla scuola vaccariniana, ma non apriamo qui la polemica”, scherza il Musumeci. Quale che sia la paternità, l’immobile avrà nuova vita. “Nel prossimo futuro potrebbe ospitare uffici pubblici”, suggerisce il presidente. Le mosse del governatore sugli ex ospedali catanesi non hanno mancato di sollevare polemiche. Il deputato regionale Anthony Barbagallo, segretario del Partito democratico siciliano, nelle scorse settimane ha presentato un’interrogazione contro le decisioni della giunta regionale sulla demolizione selettiva degli edifici. L’esponente dell’opposizione aveva definito gli atti “illegittimi”, mancando il cambio di destinazione d’uso. Per Barbagallo gli edifici non possono essere trasferiti dall’ambito sanitario a quello museale “solo per decisione del presidente”.

Un progetto ecosostenibile

Tornando all’ex Santa Marta, a fornire i dettagli è l’architetto catanese Giuseppe Scannella, autore del progetto. Il filo conduttore è stata “la memoria del luogo”, ricostruita anche attraverso le antiche piante dell’architetto Stefano Ittar. Per Scannella il tessuto urbano del quartiere “ha un forte carattere storico, che va mantenuto”. Lo studio prevede una struttura porticata di quattordici metri circa, ispirata a un memoriale a Benjamin Franklin sito a Filadelfia, negli Stati Uniti. Il portico avrà una copertura fotovoltaica “capace di generare 150 kwh al giorno, per un valore di circa 40 mila euro l’anno di energia elettrica”. Saranno aumentate le aree verdi, circa 1700 metri quadri su quasi quattro mila di superficie totale. Naturalmente verranno preservati i “patriarchi vegetali”, alberi antichi che si trovano nel giardino. E ancora aiuole, giochi d’acqua e una vasca da 400 metri cubi per la raccolta delle acque piovane del quartiere.

La soddisfazione di Pogliese

Questo il progetto che vedrà la luce nei prossimi mesi. Il sindaco Salvo Pogliese lo definisce “un fatto importante per Catania”, perché permette di avviare “un percorso concreto di rigenerazione urbana”. Il tutto, sottolinea il primo cittadino, seguendo le direttive generali approvate dal Consiglio comunale. “Elemento da cui non si può prescindere”. I lavori dovrebbero generare “un effetto domino di riqualificazione urbana della città”. Anche con il coinvolgimento dei privati. “È ciò che accade in altre città italiane e europee”, ricorda il sindaco, con grande beneficio “dell’economia locale e del turismo”. In particolare l’Antico Corso vivrà nei prossimi anni un grande sviluppo. Oltre ai progetti già accennati, prossimamente saranno aperte tre fermate della Metropolitana, nell’ambito del collegamento con l’aeroporto di Fontanarossa. “Interventi di eccezionale valenza, che spingeranno la crescita di questo quartiere e dell’intera città”, assicura il primo cittadino.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e saggista. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", (Circolo Poudhron Editore), con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni.

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