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La Sicilia spera nell’Ue. Avviato il lento iter per i fondi 2021-2027

Si conoscono gli obiettivi di massima, ma non ancora le cifre esatte. Nonostante siano già iniziate le riunioni locali sui Programmi operativi, sembra che le prime certezze arriveranno solo in primavera

Dopo molti mesi di tira e molla, il 10 dicembre scorso il Consiglio Europeo ha trovato l’accordo sul bilancio dell’Unione 2021-2027. Sei giorni dopo è stato approvato anche dal Parlamento Europeo. Questa ratifica ha sancito che i fondi comunitari per il prossimo settennato ammonteranno a 1.835,3 miliardi: 1.085,3 verranno dal Quadro finanziario pluriennale, cioè il bilancio “ordinario” dell’Ue, mentre 750 dal Next generation EU, risorse da trovare sui mercati per rispondere alla crisi causata dal coronavirus. Secondo il Commissario europeo per il Bilancio, Johannes Hahn, su questo punto “bisogna accelerare per chiudere il processo in pochi mesi, così da avviare il Ngeu nella primavera del 2021”. A oggi però non sappiamo ancora quanti miliardi toccheranno alla Sicilia, nonostante il bilancio sia stato approvato ormai un mese e mezzo fa.

Il Coronavirus e le resistenze nazionali 

Di norma il Qfp viene approvato a inizio autunno, poi a ottobre le Regioni inviano alla Commissione europea le bozze dei Programmi operativi (Po), Bruxelles li approva entro fine anno e a gennaio i Po regionali possono partire. Ma nell’anno del Coronavirus, per conoscere la cifra esatta che la Sicilia potrà spendere nei prossimi sette anni, i parlamenti dei 27 Stati membri dovranno prima ratificare la decisione sulle ‘risorse proprie’, tasse europee ideate dalla Commissione che fungeranno da garanzie per i mercati, vista la scelta dell’esecutivo europeo di finanziare il Ngeu tramite l’emissione di bond comunitari. Superate le perplessità dei ‘Paesi frugali’ sull’emissione di debito comune e disinnescati i veti di Ungheria e Polonia riguardo alla clausola sullo stato di diritto, il Consiglio europeo è potuto arrivare all’accordo che ha dato vita ai due provvedimenti finanziari. 

Le somme, da confermare, destinate all’Italia 

Se è vero quindi che non conosciamo ancora le cifre esatte destinate a ognuna delle Regioni italiane, sono chiari sul tavolo europeo perlomeno gli obiettivi di massima. Intanto, almeno il 30 per cento dei 1.835,3 miliardi sarà destinato a frenare il cambiamento climatico. L’obiettivo è di abbattere del 55 per cento entro il 2030 le emissioni di gas serra, per poi raggiungere la neutralità climatica dei 27 entro il 2050. I primi fondi europei che arriveranno nelle casse italiane saranno i circa 14 miliardi di React-EU, risorse destinate alla Politica di coesione che integreranno il Qfp 2014-2020 e faranno da ponte verso quello 2021-2027. Essendo però incastonati nel Ngeu, i fondi di React-EU dovranno prima essere trovati sui mercati e poi spesi entro il 2023. Subito dopo entrerà in gioco il Recovery and resilience facility, da cui l’Italia dovrebbe ricevere 44,7 miliardi di euro nel biennio 2021-22 e 20,7 nel 2023. Il nostro Paese dovrebbe ricevere inoltre il 5,4 per cento delle risorse del Just transition fund: la cifra ammonta a 937 milioni, dei quali 535 dal Ngeu e 401 dal Qfp. Per quanto riguarda i fondi della Politica di coesione, contenuti nel Qfp, dovremmo ottenere 42,8 miliardi, cifra che renderebbe l’Italia il secondo Paese europeo dopo la Polonia per questa dotazione. Esattamente come nella Programmazione 2014-2020. Sul fronte della Politica agricola comune al nostro Paese sarebbero destinati 25,4 miliardi, mentre per lo Sviluppo rurale 9,7. Il Fondo sociale europeo (Fse) cambierà nome in Fondo sociale europeo plus: all’Italia, che sarà il primo beneficiario, dovrebbero toccare circa 15 miliardi di euro. 

Cos’hanno fatto finora gli enti locali siciliani e i prossimi passi 

Nonostante una situazione di stallo a livello europeo, già da marzo 2019 si susseguono le riunioni dell’Accordo di partenariato e dei Programmi operativi 2021-27. È grazie a questo organo che associazioni di categoria, realtà del Terzo settore, amministrazioni pubbliche, rappresentanti delle imprese e sindacati vengono coinvolti nell’individuazione degli obiettivi di spesa dei fondi europei, con il coordinamento dello Stato centrale e dei governi regionali. L’Accordo per il prossimo settennato avrà una dotazione di 82 miliardi: 43 verranno da Bruxelles, 39 sono frutto del cofinanziamento nazionale. L’ultima riunione dell’organo, convocata dall’Agenzia per la coesione territoriale e dal dipartimento per le Politiche di coesione, si è tenuta il 29 dicembre. È in questa direzione che si sta muovendo il Piano strategico di sistema urbano e territoriale, avviato dal nostro Dipartimento Regionale degli Enti Locali in collaborazione proprio con l’Agenzia per la Coesione Territoriale.

Il percorso siciliano

La Sicilia infatti ha avviato un percorso di consultazioni che coinvolge i 390 sindaci dell’Isola (la Regione è stata suddivisa in dodici ‘Nodi territoriali’), così da inserire nel Programma operativo 2021-2027 esigenze e progettualità espresse direttamente dagli enti locali e dalle loro comunità. Le priorità sugli obiettivi di spesa verranno raccolte in un Piano di sviluppo sostenibile, che prevederà voci di spesa in ambito sociale, economico, dell’innovazione, del clima e dell’ambiente. A oggi si sono tenuti cinque tavoli, uno per ogni macro-settore di intervento, mentre la prossima riunione operativa è prevista per il prossimo mese a Palermo, quando dirigenti e funzionari del Dipartimento programmazione, il Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, il Gruppo regionale dei referenti organizzativi della valutazione e il Partenariato istituzionale, economico e sociale avvieranno la seconda fase di informazione e consultazione degli enti locali, per raccogliere istanze e priorità delle parti coinvolte.

Mauro Gemma
Mauro Gemma
1990. Giornalismo, radio, podcast e politica. Le cose migliori mi sono capitate per caso, ma poi ci ho lavorato su.

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