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Cercasi dipendenti comunali giovani: under 35 introvabili. Solo 10 in Sicilia

Solo dieci in tutti e nove i capoluoghi della Sicilia. L'ente più affollato di giovani è Enna, che ne conta sette. I Comuni di Palermo, Messina e Ragusa ne hanno uno ciascuno, zero in tutti gli altri. Situazione ben diversa a Bari, Firenze, Milano, Genova e Bologna

Vallo a trovare, un dipendente veramente giovane seduto dietro una scrivania negli uffici comunali. Nei grandi Comuni siciliani, sono pochissimi i dipendenti “under 35”: solo dieci in tutti i nove capoluoghi della Sicilia, mentre l’ente più affollato di giovani, da questo punto di vista, è Enna, che ne conta addirittura sette. È quanto emerge dagli ultimi dati disponibili pubblicati sui siti istituzionali nella sezione “amministrazione trasparente”, in report standardizzati che misurano tutti i parametri legati alle risorse umane degli enti pubblici. Enna, cittadina più al centro della Sicilia e capoluogo più alto d’Italia, a voler estendere bonariamente la fascia dei dipendenti classificabili come giovani fino all’età di 39 anni, ne conta persino 17, mentre seguendo lo stesso criterio sarebbe Catania la prima città capoluogo in Sicilia per personale giovane: ben 18 unità in servizio sotto i 39 anni. Ma non spingiamoci troppo avanti. Restando rigorosamente ancorati alla fascia dei dipendenti con meno di 35 anni, tolta Enna la situazione è pessima: i Comuni di Palermo, Messina e Ragusa ne hanno uno ciascuno, zero in tutti gli altri. Non è possibile considerare, in questo monitoraggio, i Comuni di Agrigento e Trapani, che non hanno prodotto i dati necessari, irreperibili sui siti.

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Impietoso confronto con le grandi città italiane

Al confronto con i grandi capoluoghi italiani, i siciliani finiscono subito al tappeto. Firenze ha 3.723 dipendenti e 290 hanno meno di 35 anni. Nella Capitale, Roma, le proporzioni sono nettamente inferiori ma la quota di giovani non manca: sono 405 gli under 35 sul totale dei 22.134 dipendenti del Campidoglio. A Bari, città capoluogo di provincia, di proporzioni simili a Catania, su 1.723 dipendenti comunali ce ne sono ben 225 con meno di 35 anni. Una buona tendenza a mantenere cosiddette “quote giovani” era stata registrata anche dalla Fondazione Openpolis su dati Istat 2019, quindi non particolarmente recenti ma indicativi del fenomeno: anche Milano, Genova, Bologna, Venezia, Verona e Napoli si distinguevano per la buona percentuale di dipendenti con meno di 35 anni assunti in servizio nei Comuni. Per Openpolis, oggi “gli under 30 che lavorano nella pubblica amministrazione sono circa il cinque per cento. Negli enti locali il 44,92 per cento dei lavoratori ha tra i 50 e i 59 anni”. Tra le grandi città, quella con più under 35 assunti è Bari con il 7,9 per cento, mentre sono solo 31 Comuni italiani sugli oltre 7.901 ad avere un personale interamente under 35 e nessuna città italiana con più di 200 mila abitanti raggiunge il dieci per cento di giovani assunti all’interno del proprio Comune.

Fonte: Openpolis

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Uil: “Occorre migliorare le condizioni di lavoro”

I concorsi pubblici al Sud restano molto ambiti dai giovani (e non solo), ma il ricambio generazionale si prospetta molto lento: i Comuni possono assumere, secondo soglie stabilite per legge e che variano in base alla fascia di popolazione, circa una unità di personale ogni tre pensionamenti. A livello nazionale invece, secondo il presidente dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), Antonio Naddeo, i concorsi pubblici sarebbero addirittura “un flop” e verrebbero snobbati proprio dai giovani. Per un motivo soprattutto economico: gli stipendi pubblici sono rimasti “praticamente fermi per circa dieci anni (2009-2018) per crescere molto modestamente fino al 2021”, come ha ricordato recentemente la Uil. Per il sindacato, “Occorre migliorare le condizioni di lavoro, a cominciare dalle retribuzioni, se si vuole che le persone accettino proposte di lavoro. Con uno stipendio che nella maggior parte dei casi oscilla da 1.200 a 1.400 euro mensili al primo ingresso nella pubblica amministrazione, se ci si deve trasferire fuori sede (e nella maggior parte dei casi per i neo-assunti è così) diventa una cambiale per la miseria e i parenti spesso non hanno le risorse sufficienti per affrontare spese così alte”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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