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Cgil Sicilia: “Con la pandemia economia a picco. Ripartiamo da lavoro e welfare”

Già prima del Covid l'economia era in forte sofferenza, con 15 punti di Pil persi in dieci anni. Le parole del segretario regionale Mannino

Crolla l’economia siciliana, vola la cassa integrazione. Soltanto per quella in deroga, si parla di 40 milioni di ore autorizzate nel 2020, di cui 35 milioni nel settore del commercio. I numeri più elevati si registrano a Palermo, Catania e Messina. Sono gli effetti della crisi innescata dalla pandemia da Covid-19, fotografati dello studio “Il mercato del lavoro siciliano nel contesto post-emergenziale: andamenti e proiezioni”, realizzato dall’associazione “Lavoro & Welfare” e presentato oggi dalla Cgil regionale. Tra le altre conseguenze della crisi il crollo dei consumi, che supera il dieci per cento, e la diminuzione degli occupati, soprattutto donne e giovani.

Crisi già prima del Covid-19

C’è poi il calo dei contratti a tempo determinato, continua lo studio, e il dimezzamento delle assunzioni nelle grandi realtà aziendali. Se l’occupazione nel suo complesso tiene è soltanto grazie all’uso massiccio di ammortizzatori sociali e al blocco dei licenziamenti. Per il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino l’economia “era già in forte crisi anche in periodo pre-Covid”, con 15 punti di Pil persi tra il 2008 e il 2018. La strada per ripartire passa “dal turismo, dai servizi e dalle infrastrutture”, senza trascurare “la valorizzazione del nostro patrimonio”. Alla base di tutto c’è naturalmente “la sicurezza sanitaria”, e il superamento di problemi storici “come ad esempio la stagionalità dei flussi”.

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Riforma dei servizi per l’impiego

Una grande attenzione, prosegue Mannino, va riservata “alle politiche attive del lavoro”, anche guardando “alla riconversione in chiave green dell’economia”. Già nel 2019, ricorda il segretario della Cgil, il numero degli occupati era sceso di 34 mila unità. Il tasso di occupazione nell’isola era poco sotto il 40 per cento, contro una media nazionale del 58 per cento. Dati che rendono necessaria una riforma dei servizi dell’impiego e degli ammortizzatori sociali. Lo sottolinea Monica Genovese, membro della segreteria regionale. Riforme da portare avanti “sotto il segno dell’inclusione e degli investimenti”, perché le politiche messe in campo fino ad oggi “non hanno dato i frutti sperati”.

Meno 40 per cento di contratti

Lo studio evidenzia che in termini assoluti i contratti hanno segnano nel primo semestre del 2020 un meno 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. L’abbassamento più consistente ha riguardato le assunzioni con contratto intermittente, in somministrazione e a termine, quelli che riguardano maggiormente donne e giovani. I servizi privati hanno registrato un calo di assunzioni pari quasi al doppio a quello dell’industria, le aziende con circa cento addetti hanno dimezzato le assunzioni. In questo contesto il tasso di occupazione femminile è sceso del due per cento, la disoccupazione si è attestata al 23 per cento per cento, mentre il 65 per cento degli inattivi sono oggi donne.

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Crolla l’occupazione femminile

Sul mercato del lavoro siciliano, infatti, i soggetti più fragili sono proprio le donne. In generale, ad essere penalizzato è chiunque lavori con contratto a tempo determinato. Il tasso di disoccupazione femminile è al 23 per cento (il 19 per cento quello generale). Il 65 per cento degli inattivi è donna. Per quanto riguarda i giovani, lo studio evidenzia ottimi risultati della seconda fase di garanzia giovani. I giovani presi in carico in Sicilia sono l’80 per cento di quelli che hanno presentato istanza. La Regione, segnala lo studio, ha una dotazione finanziaria di 180 milioni di euro. Chiaramente il lockdown ha influito sulle attività, che si sono ridotte quasi a zero.

Settima regione per contagi

A proposito di lockdown, il rapporto fotografa l’andamento dell’epidemia da Covid-19 nell’isola. Si tratta della settima regione per contagi sul territorio nazionale, con una maggiore concentrazione di casi nelle province di Catania e Palermo. Le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 presentate all’Inail al 31 dicembre 2020 sono state poco più di 3.500, su un totale nazionale di 131 mila, quasi il tre per cento. Le denunce cui è seguito decesso, prosegue il rapporto, sono state 15 sul totale nazionale di 423, il tre e mezzo per cento.

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Le categorie più esposte

Ad essere contagiate sono soprattutto le donne, il 53 per cento dei casi. Per quanto riguarda l’età, il 48 per cento è nella fascia tra 50 e 64 anni, mentre il 35 per cento è tra i 35 e i 49 anni. Per quanto riguarda i sanitari, ad essere contagiati sono stati nella stragrande maggioranza dei casi gli infermieri, l’88 per cento. Tra i medici, la metà dei contagiati sono generici, internisti, anestesisti e rianimatori, cardiologi. I due terzi del totale dei decessi è costituito da professionalità sanitarie o da impiegati.

Le differenze tra Nord e Sud

Le chiusure della primavera 2020 hanno riguardato il 44 per cento delle unità locali dell’isola, il 37 per cento degli addetti e il 32 per cento del fatturato sulle attività economiche rilevate. Il dato nazionale è del 44 per cento. Per quanto riguarda lo smart working, “sono emerse differenze significative tra Nord e Sud, nella capacità di convertire il lavoro dei servizi pubblici in lavoro agile”. La quota di lavoratori in lavoro agile nella pubblica amministrazione al Sud “è stata inferiore a quella del Centro e a quella del Nord, di oltre dieci punti percentuali”. Nel settore privato la differenza è stata inferiore, con la creazione di un disavanzo di genere. Le donne, infatti, hanno superato di tre punti percentuali gli uomini.

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Lo stato del Reddito di cittadinanza

Dal punto di vista del reddito di cittadinanza, secondo i dati dell’Anpal, la Sicilia è la seconda regione d’Italia per numero di beneficiari. Nel 2020 sono stati 204 mila, su un totale di poco più di un milione. Sul gradino più alto del “podio” si trova la Campania. Nel Sud risiede il 68 per cento dei beneficiari di questo sussidio. La Sicilia è seconda anche per quanto riguarda il reddito di emergenza, anche stavolta dopo la Campania, con una percentuale del 15 per cento del totale nazionale. A quest’ultimo riguardo, le richieste accolte sono state oltre il 63 per cento di quelle presentate.

In sofferenza turismo e servizi

Uno dei settori più colpiti, annota ancora lo studio diffuso dalla Cgil Sicilia, è stato quello dei servizi. Il comparto ha pagato le chiusure di attività e le limitazioni negli spostamenti, con conseguenze su viaggi, trasporti, servizi ricettivi e commercio al dettaglio. Guardando al traffico aeroportuale, il comparto ha perso l’otto per cento degli occupati. Il traffico passeggeri è crollato in tutti gli aeroporti siciliani. Quello di Catania ha segnato un meno 62 per cento di transiti, Palermo meno 59 per cento, Trapani meno 52 per cento.

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Nove milioni di ore di Cgis

Tra il 2019 e il 2020, si legge ancora nel rapporto, il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria è fortemente aumentato. Di oltre nove milioni di ore autorizzate sul territorio regionale, più di sette milioni e mezzo sono da attribuire alle città di Palermo e Catania. Nella sola industria sono state autorizzate sei milioni di ore, in crescita di oltre il 1400 per cento rispetto all’anno precedente. Nel settore del commercio i numeri più alti si registrano ad Agrigento, che segna da sola più 800 per cento di ore di cassa integrazione straordinaria rispetto al 2019.

Imparare dalla pandemia

Il 43 per cento delle aziende esaminate in Sicilia ha un rating “fortemente critico”. Si tratta della percentuale più alta tra le regioni italiane. “Si è maggiormente evidenziata la fragilità di alcuni settori”, conclude il segretario Mannino, “e con essa la precarietà del lavoro e di soggetti come le donne e i giovani. Già da prima del Covid come Cgil avevamo sollevato questi problemi. Dopo l’emergenza ci auguriamo che la politica si renda conto che non si deve necessariamente toccare il fondo per intervenire”.

Redazione
Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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