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L’Italia nel 2020 ha perso 384 mila residenti. Non solo per il Covid

Si è persa la popolazione "di una città grande quanto Firenze", sottolinea Istat. Aumentano i morti ma calano nascite e immigrazione. E la Sicilia perde in percentuale più della media nazionale

“Si è persa la popolazione di una città grande quanto Firenze”. Sintetizza così Istat, l’Istituto nazionale di statistica, il suo report sulla popolazione residente aggiornato al 2020, che vede una diminuzione di residenti pari a 383 mila e 922, lo 0,6 per cento del totale. Il dato di sintesi, già anticipato dai precedenti report periodici relativi alla mortalità in eccesso dovuta all’epidemia da Covid-19, con una quota in prima (marzo – maggio 2020) e seconda ondata (ottobre – dicembre) rimasta costante a quota 32 per cento. Ma pesa fortemente la diminuzione delle nascite, mai così poche dall’Unità d’Italia, appena 404 mila. Crolla anche il numero dei matrimoni celebrati: 96 mila 687, meno 47,5 per cento sul 2019. Tra questi calano del 68,1 per cento i matrimoni religiosi e del 29 per cento quelli con rito civile.

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Sostituzione naturale, record negativo dal 1918

La Sicilia, in entrambe le fasi della diffusione del virus, ha visto una mortalità in eccesso inferiore alla media. C’è stato un aumento sensibile tra la prima fase, con un numero di morti addirittura inferiore a quelli del 2019, e la seconda con un aumento superiore al 20 per cento. Le nascite sono anche queste in calo, soprattutto nel periodo ottobre-dicembre (meno 9 per cento), e in misura più grave rispetto alla media nazionale (meno 7,7), mentre nel periodo pre-covid (gennaio e febbraio) si era registrato un aumento del 3,3 per cento. Il totale di perdita di popolazione per le Isola (Sicilia e Sardegna), arriva così a oltre 47 mila, ovvero lo 0,7 per cento della popolazione totale residente, più alto della media italiana. Il dato non incide comunque sul contesto generale italiano che vede, a fronte del calo storico delle nascite (16 mila in meno rispetto al 2019), un nuovo record di decessi pari a 746 mila. Si tratta di “numeri mai sperimentati dal secondo dopo guerra”, sottolinea Istat. Il deficit di “sostituzione naturale” tra nati e morti (saldo naturale) nel 2020 raggiunge meno 342 mila unità, valore inferiore, dall’Unità d’Italia, solo a quello record del 1918 (meno 648 mila), “quando l’epidemia di ‘spagnola’ contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni dei decessi registrati in quell’anno”, spiega l’Istituto di statistica.

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Movimenti migratori in forte calo

Accanto ai dati negativi sulla nati mortalità, il 2020 è stato caratterizzato anche da un crollo dei movimenti migratori. Si contano in totale 1 milione e 586 mila iscrizioni in anagrafe, contro 1 milione 628 mila cancellazioni. Mettendo a confronto l’andamento dei flussi migratori nelle quattro fasi in cui si può dividere
convenzionalmente il 2020 (pre-Covid, prima ondata, fase di transizione, seconda ondata), con la media dei corrispondenti periodi degli anni 2015-2019, emergono significative variazioni. I movimenti tra comuni hanno coinvolto circa 1 milione e 300 mila persone, ma le ripercussioni sono state molto più rilevanti sui movimenti migratori internazionali. Le iscrizioni dall’estero sono state 220 mila e 533 nell’anno 2020, ed erano già in calo nel 2019 per la componente straniera. La diminuzione era già in atto nei primi due mesi dell’anno (meno 8,8 per cento), per poi crollare durante la prima ondata (meno 66,3 per cento) e recuperare lievemente, ma sempre con una variazione negativa sul 2019, nel corso dell’anno, con meno 23,3 per cento nella fase di transizione e meno 18,2 per cento nella seconda ondata. Le cancellazioni verso l’estero (141 mila e 900 in totale), invece, evidenziano uno slancio di partenze nella fase pre-Covid (più 20 per cento), una consistente riduzione durante la prima ondata (meno 37,3 per cento), una lievissima ripresa durante la fase di transizione (più 0,8 per cento) e un ulteriore crollo in corrispondenza della seconda ondata (meno 18,4 per cento).

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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