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Clima, dall’afa all’acqua Sicilia “culla” degli eventi estremi. Le città più colpite

Il report di Legambiente sul cambiamento climatico conferma la fragilità dell'Isola. Agrigento il centro più esposto ad allagamenti e pioggia, insieme a Palermo e Catania. Nel siracusano il record europeo di temperatura. Intanto i bacini idrici siciliani si stanno svuotando

Il clima è già cambiato, e la Sicilia ne è la dimostrazione. L’isola ha registrato in pochi mesi la temperatura più alta della storia europea, 48,8 gradi toccati a Siracusa ad agosto, e una delle precipitazioni più intense, quasi 500 millimetri di pioggia caduti in poche ore nel catanese, a ottobre. Sono i dati dell’ultimo rapporto di Legambiente sui fenomeni climatici estremi, che fotografa la situazione in tutto il Paese. Al terzo posto tra le città più colpite c’è Agrigento, dove dal 2010 si sono verificati 31 fenomeni estremi, in prevalenza allagamenti (15), piogge intense (sette) e trombe d’aria (sette). Il primo posto spetta a Roma, con 56 eventi estremi, seguita da Bari con 41. Bisogna andare all’ottavo posto per trovare Palermo, dove i fenomeni sono stati 18, e al decimo per incontrare Catania, con 12 eventi estremi.

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L’ondata di maltempo di ottobre

Tra questi, quelli dovuti all’ondata di maltempo che in autunno si è abbattuta sulla parte orientale dell’isola. Si comincia il cinque ottobre, scrive Legambiente, quando “una forte perturbazione caratterizzata da venti record ha causato danni al centro storico di Catania con diversi danni e feriti”. Ancor più grave quanto avvenuto tra il 24 ed il 29 ottobre, “con cinque eventi estremi dovuti al medicane Apollo, che ha provocato devastazione, con danni ingenti ancora da quantificare, fiumi di acqua e fango che hanno devastato intere aree, provocando tre vittime a Scordia e Gravina di Catania”. In quell’occasione i dati della pioggia sono stati “incredibili”, toccando in 48 ore livelli fuori misura, “come a Linguaglossa, con 494 millimetri, e Lentini con 290 mm”.

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Disagi in tutta la Sicilia orientale

Per comprendere l’intensità del fenomeno, ricorda Legambiente, basta guardare alle precipitazioni medie dell’area. “In queste zone in 48 ore si è registrata una quantità di pioggia pari ad un terzo di quella annuale”. Oltre a Catania, dove le strade “si sono trasformate in fiumi”, i disagi hanno riguardato numerosi centri dell’hinterland e della costa orientale dell’isola. Il report annota i casi più significativi, a partire da Misterbianco, dove “per lo smottamento di fango e detriti provenienti da Monte Cardillo sono state fatte evacuare quattro famiglie”. Forti disagi anche ad Augusta, nel siracusano, “rimasta totalmente isolata per ore, con venti che sulla costa hanno raggiunto i 100 chilometri orari e che hanno portato intense mareggiate”.

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Un decennio di eventi estremi

Guardando agli ultimi dieci anni, la costa orientale dell’isola è la più colpita in assoluto. I dati raccolti da Legambiente parlano di 38 eventi, di cui 19 allagamenti da piogge intense e nove casi di danni alle infrastrutture da piogge intense. Tra le alluvioni più significative si segnala quella di fine 2020 nel messinese, con 124 millimetri di pioggia a Tripi, dove una frazione rimase completamente isolata, e 85 mm a Terme Vigliatore. Il resto della Sicilia non è da meno. La costa agrigentina registra infatti ben 37 eventi estremi, di cui 31 ad Agrigento con 15 casi di allagamenti da piogge intense (come detto il capoluogo entra nel podio nazionale), tre esondazioni fluviali a Sciacca e danni da trombe d’aria a Licata. Numeri minori nel palermitano, che segnala 15 fenomeni estremi, di cui otto allagamenti da piogge intense.

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Non solo colpa di madre natura

Gli eventi estremi, ricorda l’associazione, non sono colpa della natura matrigna, ma anche e soprattutto dell’azione dell’uomo. “La rilevanza dei danni dipende anche dal modo in cui abbiamo trasformato il territorio e reso più fragile la capacità di reagire a questi fenomeni”, si legge nel report. Il dato riguarda tutto il territorio nazionale, ma la Sicilia ancora una volta è un caso di scuola. Le forti precipitazioni di ottobre, per esempio, hanno causato danni sovradimensionati, “con centri cittadini inagibili, infrastrutture danneggiate, vittime e sfollati”. La ragione è semplice, e risiede “nell’incredibile consumo di suolo ed impermeabilizzazione delle aree urbane realizzato negli ultimi 70 anni, da case, capannoni, strade e parcheggi”.

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Il paradosso della sicittà

Come accennato, il cambiamento climatico non riguarda soltanto le precipitazioni autunnali, ma anche la siccità estiva. Secondo Legambiente la Sicilia, come l’Abbruzzo e il Molise, è a rischio desertificazione. Quest’anno, secondo i rilevamenti dell’Autorità di bacino citati nel report, “i bacini idrici dell’isola hanno visto 78 milioni di metri cubi d’acqua in meno rispetto al 2020, segnando il livello più basso del decennio”. Particolarmente a rischio l’area del siracusano, “che risulta sempre più arida e verso la desertificazione, insieme alle due regioni adriatiche, come indicato dalle elaborazioni dello European Drought Observatory (Edo)”. Il tema dell’acqua riguarda tutto il Meridione. Secondo i dati The European House-Ambrosetti, oltre il 20 per cento delle famiglie del Sud registra irregolarità nell’erogazione del servizio idrico, contro meno del tre per cento del Nord.

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Le risorse a disposizione

Il tempo per invertire la rotta, denuncia l’associazione, è sempre meno. Al punto che l’accordo raggiunto dai “grandi della Terra” nel corso dell’ultimo G20 rischia di essere insufficiente, in quanto “anche contenendo il limite di crescita della temperatura entro gli 1,5 gradi, emergeranno danni alla salute che in un prossimo futuro sarà impossibile invertire”. Sul piano locale, precisa Legambiente, non è vero che sia tutto fermo. La Sicilia è al terzo posto tra le Regioni con il maggior numero di interventi sul rischio idrogeologico, oltre 560 su 6.400 totali. Il primato spetta alla Toscana (644), seguita dalla Lombardia (601). Per quanto riguarda i finanziamenti ricevuti l’isola sale addirittura al primo posto, con 806 milioni di euro ricevuti, seguita da Lombardia (642 milioni), Toscana (623) e Campania (500).

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Interventi senza progettualità

“Da nord a sud non c’è una Regione che non abbia concluso dei lavori ‘importanti’ per la riduzione del rischio idrogeologico sul proprio territorio”, precisa Legambiente. Le risorse messe a diposizione delle Regioni sono state ingenti, ma per l’associazione sono state impiegate “in maniera discontinua e disomogenea ma soprattutto senza una chiara visione degli obiettivi e delle priorità”. Ecco perché ancora nel 2021 “i fenomeni estremi causano allagamenti, smottamenti, danni alle infrastrutture e vittime nei vari territori”. Come avveniva nei decenni scorsi, conclude Legambiente, “ma con l’aggravante di essere sempre più frequenti”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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