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Eolie, il risveglio di Vulcano allarma gli scienziati. “Eruzione possibile”

L'aumento repentino del livello dei gas magmatici ha indotto gli esperti a moltiplicare strumenti e attività di monitoraggio della pericolosa CO2, che ad alte concentrazioni può essere letale per uomini e animali. La crisi attuale può evolvere in ogni senso, dicono gli esperti sul campo

Rientrerà tutto o ci sarà una nuova eruzione, dopo quella del 1888-90. Le ipotesi scientifiche sul comportamento futuro di Vulcano in questo momento praticamente si equivalgono, potrebbe succedere di tutto: “Possiamo dire che Vulcano è in fase di risveglio. Non possiamo escludere una progressione verso una fase eruttiva, ma l’attività attuale potrebbe anche diminuire. Non abbiamo certezze in questo momento”, conferma Mauro Coltelli, primo ricercatore dell’Ingv di Catania Osservatorio Etneo e responsabile del centro per il monitoraggio delle isole Eolie. Per capire meglio cosa succede, nelle settimane scorse il sistema di sorveglianza e monitoraggio sull’isola è stato massicciamente potenziato con l’installazione di nuovi e sofisticati strumenti e con l’impegno costante di oltre cento ricercatori appartenenti a diversi enti e istituti scientifici e di ricerca. Oltre agli esperti delle sezioni Ingv di Catania, Palermo e Napoli, su Vulcano sono presenti i tecnici dell’Arpa proprio per la misurazione di parametri che possono influire sulla salute dei cittadini.

Apprensione e preoccupazione

Apprensione e preoccupazione serpeggiano dunque tra vulcanologi, Protezione civile e popolazione, e il livello di allerta è passato dal verde al giallo ma con l’attivazione di iniziative da “fase operativa” arancione. Allarme crescente insomma. Di sicuro, la forte intensificazione dell’attività di emissione di gas mette a rischio la salute di una parte dell’abitato dell’isola, per questo è stato deciso di allontanare centinaia di persone e animali domestici, almeno durante le ore notturne. Il pericolo viene soprattutto dalla anidride carbonica (CO2), gas presente in atmosfera ma tossico ad alte concentrazioni. Gas subdolo, in quanto inodore, che si concentra nei bassi strati perché più pesante dell’aria e può provocare malori a chi lo respira. In casi estremi può portare alla morte, come pare sia già successo a gatti e altri piccoli animali. Non ci accorge di respirarlo: il gas agisce senza dare nessun segno della sua presenza, sostituisce l’ossigeno e può portare all’asfissia. L’organismo infatti paradossalmente favorisce il fenomeno, poiché a un certo punto reagisce alla carenza di ossigeno provocando il sonno e da qui all’incoscienza e al decesso. Per questo stare in un letto a pochi centimetri dal pavimento di notte può essere molto pericoloso. Per lo stesso motivo chi abita nei piani più alti delle case non deve evacuare la zona.

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Fenomeno complesso

“Certamente la crisi è ancora in corso – dice Mauro Coltelli – e anche se l’incremento dell’attività di degassazione ha rallentato, i valori restano molto alti”. Sull’isola il gas proviene da due sorgenti diverse: una più superficiale legata all’acquifero che risente del calore del magma profondo, e l’altra proprio dall’area dove è presente il magma. Origini facilmente distinguibili per gli esperti. In questo caso l’aumento è dovuto ai gas magmatici che risalgono dal mantello terrestre. Il panorama geochimico è dunque in evoluzione mentre i parametri geofisici, come la sismicità, sembrano stabilizzarsi. “Questo ultimo aspetto però non è di per sé significativo – spiega Coltelli – il risveglio di un vulcano è un fenomeno molto complesso”, con segnali che possono oscillare tra fasi più vivaci e altre meno.

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Impennata repentina

“Monitoriamo Vulcano da oltre trenta anni e in passato abbiamo visto qualche episodio simile a quello attuale – dice Salvo Giammanco – primo ricercatore dell’Ingv di Catania e specialista di geochimica dei fluidi – ma quello che ha attirato la nostra attenzione è stata la velocità della risalita dei parametri. In precedenza certi valori li avevamo registrato dopo molti mesi, invece in questo caso la variazione è stata repentina, tutto è successo in poche settimane”. Giammanco parla di attenzione scientifica, e ricorda che nel 1993 la temperatura dei gas magmatici sull’isola raggiunse i 700 gradi, mentre adesso siamo sotto i 400. Ciò non esclude che il valore possa salire, poiché in altre occasioni i picchi sono stati raggiunti dopo molti mesi di attività. Il 1993 infatti fu la parte finale di una fase di incremento dei parametri e della emissione di gas che era iniziata cinque anni prima, nel 1988.

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Un progetto per guardare dentro ai vulcani

Negli anni passati la sorveglianza è stata costante ma certo non così intensa e sofisticata come adesso. Eppure si potrebbe ancora migliorare e affinare le conoscenze scientifiche, con ricadute positive anche su altri vulcani potenzialmente molto pericolosi. “Abbiamo presentato alla Protezione civile regionale un progetto per eseguire una vera e propria tomografia dei vulcani, per capire la struttura interna e valutare la massa del magma presente e la profondità a cui si trova”, racconta Coltelli. Un progetto nato prima della crisi su Vulcano, elaborato per approfondire le già eccellenti conoscenze sul sistema di alimentazione dell’Etna con un costo stimato in circa un milione di euro. “Un sistema che ci sarebbe utilissimo adesso. Vulcano – conclude Coltelli – è il laboratorio ideale per valutare lo stato e la possibilità di una nuova eruzione al Vesuvio o ai Campi Flegrei”.

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Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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