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Contraffazione, in Sicilia 20 milioni di pezzi sequestrati in un anno e mezzo

L'Isola, e Catania in particolare, sono tra i principali centri italiani per la vendita e lo smistamento di prodotti contraffatti. Una piaga per l'economia italiana che, stima Indicam, vale quasi nove miliardi di euro l'anno

Da lunedì 3 a venerdì 7 ottobre si tiene la settima edizione della Settimana anticontraffazione. Una piaga che pesa sull’economia italiana per quasi 9 miliardi di euro l’anno: a tanto ammonta il mercato della contraffazione. Secondo i dati forniti da Indicam, l’associazione italiana per la tutela della proprietà intellettuale, l’import di beni contraffatti e piratati vale infatti 8,7 miliardi di euro, pari al 2,1per cento del totale delle importazioni. 

La Sicilia tra le regioni in cui il fenomeno è più diffuso

E la Sicilia è tra le regioni più colpite dal fenomeno. Lo dimostra l’ultimo rapporto Censis sulla contraffazione (2020) che vede la provincia di Catania al quarto posto in Italia (dopo Napoli, Roma e Bari) per numero di pezzi sequestrati, oltre 1 milione e seicentomila, e Palermo al 12° posto con poco più di 80 mila pezzi sequestrati dal 2008 al 2019. 

20 milioni di prodotti sequestrati in un anno e mezzo

Per capire l’entità del fenomeno e l’attività di contrasto in essere ci viene incontro l’ultimo rapporto della Guardia di Finanza presentato nel giugno scorso in occasione della celebrazione del 248° Anniversario della Fondazione del Corpo. Nel contrasto ai traffici illeciti ritenuti più deleteri per l’economia locale, l’azione ispettiva della GdF si è concentrata sull’abusivismo e l’immissione in commercio di prodotti pericolosi per i consumatori, quelli lesivi del made in Italy e/o dei marchi industriali e agroalimentari, oltre che dei prodotti in violazione dei diritti della proprietà intellettuale. 
A tal proposito da gennaio 2021 a maggio 2022 sono stati effettuati 1.148 controlli con 192 indagini richieste dall’Autorità Giudiziaria. Tale operatività ha consentito di sequestrare 20.103.504 prodotti illegali di ogni genere e segnalare all’Autorità giudiziaria condotte penali a carico di 347 persone.

Il “caso Catania”

“Catania – si legge nel rapporto del Censis – rappresenta un punto di arrivo, di assemblaggio e di smistamento verso il resto della provincia e della regione di grandi carichi di merce proveniente via mare dalla Cina o dalla Turchia e via terra dal resto del Paese. Al porto la merce falsa arriva su grandi container, in genere nascosta tra altri prodotti originali, mentre all’aeroporto è in crescita il numero di passeggeri trovati in possesso di piccole quantità di merce falsa in quello che viene definito come “traffico formica”. Molte delle confische sono però condotte in negozi all’ingrosso, i cui proprietari sono cittadini di origine cinese che vendono merce falsa e non sicura ai consumatori, ad altri negozianti, e agli ambulanti della provincia che, a loro volta, la rivendono sui banchi dei mercati e nelle spiagge”.

La campagna del Mise contro la contraffazione

In occasione della settimana anticontraffazione, da domenica 2 ottobre, prenderà il via anche la nuova campagna di comunicazione “Comprare prodotti falsi non è mai un buon affare” promossa dal Ministero dello Sviluppo economico. Partendo dalla contraffazione di prodotti cosmetici e articoli di abbigliamento sportivo e senza dimenticare la difesa dell’Italian sounding dei prodotti agroalimentari, la nuova campagna punta a sensibilizzare cittadini e imprese su un fenomeno globale che richiede sia un innalzamento di livello di conoscenza sia un costante impegno di tutti i soggetti coinvolti nella lotta alla contraffazione per individuare nuovi strumenti e misure di prevenzione.

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