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Dalle viscere della terra al riutilizzo. Il difficile viaggio della cenere vulcanica

L'azienda Dusty sta gestendo la raccolta della cenere a Catania e in alcuni paesi etnei. Le difficoltà sono tante, a partire dalla burocrazia

Oltre 250 tonnellate di cenere raccolte, quasi 40 spazzatrici al lavoro, con diversi passaggi al giorno. La Dusty, azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti per Catania e altri paesi del circondario, fa fronte all’eccezionale attività dell’Etna. La caduta di cenere e lapilli, come spiegato dal direttore dell’Ingv di Catania Stefano Branca, “è passata dagli 800 grammi per metro quadro dei primi parossismi ai sette chili per metro quadro degli ultimi”. Una vera e propria calamità naturale, che ha spinto il governo regionale a chiedere lo stato di emergenza. La richiesta dei sindaci dei comuni colpiti, però, è quella di una revisione della normativa. In particolare della legge “che classifica il materiale vulcanico come rifiuto”. 

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Rifiuto pulito e sporco

La cenere che cade sul suolo pubblico, infatti, viene raccolta attraverso un processo di spazzamento e classificata come rifiuto inerte. “Quando si spazzano le strade si raccoglie di tutto, residui di olio, di carburante, cicche di sigarette, cartacce, detriti”, spiegano dalla Dusty. Il rifiuto è considerato quindi “sporco”, e va conferito nella discarica “indicata dall’ente o dalla società di raccolta dei rifiuti”. Discorso diverso per il materiale che cade nelle abitazioni private, su cortili, balconi e tetti. Qui, proseguono dall’azienda, entra in gioco il cittadino. “La cenere raccolta in modo corretta è un rifiuto ‘pulito’ che può essere portato in un impianto di riciclo”. Da qui gli utilizzi possono essere i più svariati, dall’edilizia al florovivaismo, fino all’erboristeria e alla creazione di unguenti.

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La Villa Bellini a Catania (foto Dusty)

Un esempio di riutilizzo alla Villa Bellini

Delle 267 tonnellate raccolte, oltre 100 sono state avviate al riciclo. A Catania, una parte della cenere recuperata è stata utilizzata per il ripristino del fondo dello storico “datario” della Villa Bellini, situato sopra la fontana dell’ingresso. Un fatto più che altro simbolico, precisano dall’azienda, “per dimostrare che anche in un momento di criticità è possibile mantenere un atteggiamento virtuoso”. La richiesta per i cittadini è di raccogliere la cenere “domestica” in piccoli sacchetti, in modo da renderla “riconoscibile” per gli operatori ecologici. La collaborazione con i cittadini è fondamentale per ottenere buoni risultati, ma l’intervento legislativo sarebbe risolutivo. Un ambito che “esula dall’area di competenza dell’azienda”, essendo affidata “alla valutazione degli organi competenti”.

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La questione del capitolato

Tornando al meccanismo di raccolta, le operazioni non sono così semplici come potrebbero sembrare. Una prima difficoltà è dovuta al fatto che le eruzioni dell’Etna sono un “imprevisto non preventivabile”, che di conseguenza “non è incluso nel capitolato da appalto”. Nel comune di Catania, inoltre, l’azienda opera con condizioni contrattuali particolari. “Normalmente i bandi sono settennali, e danno all’azienda la possibilità di programmare. Nel nostro caso si tratta di un capitolato ‘ponte’, che non contiene una voce ad hoc”. Per fare un esempio, il capitolato prevede la gestione della Festa di Sant’Agata, “con particolari operazioni di pulizia della cera, con segatura e fiamme ossidriche”. In generale ogni Comune, in base alle proprie disponibilità finanziarie e alle previsioni da capitolato speciale d’appalto, stabilisce se far eseguire l’attività di spazzamento in regime ordinario o se affidarla come servizio aggiuntivo extra contrattuale. Il caso di Catania, appunto.

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Macchine a rischio usura

Ciò crea una serie di problemi, a partire dalla dotazione dei mezzi necessari per il servizio. Con l’intensificazione dei parossismi, l’amministrazione catanese ha chiesto alla Dusty di provvedere alla raccolta della cenere. Un compito che l’azienda ha potuto svolgere “perché in possesso di macchinari di spazzamento adatti”. Raccogliere il materiale vulcanico, infatti, non è come spazzare la polvere delle strade. Per la sua particolare conformazione chimica, la cenere tende a sgretolarsi in minuscole schegge, “taglienti come se fossero vetro”. Non tutte le macchine sono nelle condizioni di raccogliere questo prodotto senza essere danneggiate. Secondo una stima dell’azienda, le giranti delle turbine e le curve del circuito d’aspirazione si usurano sensibilmente, “circa 20 volte in più rispetto a quanto avviene con lo spazzamento tradizionale”. Accanto al lavoro delle spazzatrici, è comunque necessario un intervento manuale, “con scope specifiche con filamenti ondulati in polipropilene”.

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Disagi per i cittadini

Le macchine adatte a raccogliere la cenere “hanno un costo notevole, e costi di manutenzione significativi”. Il rischio per l’azienda è quello di acquistarle “senza la sicurezza di doverle usare”. Il fenomeno vulcanico è di fatto imponderabile, “quindi rischiano di restare nei garage a fare polvere”. Con un problema di usura equivalente, se non maggiore, a quello di utilizzo. “Questo tipo di macchinari, stando fermi, si logorano più che venendo utilizzati”. Un rischio che l’azienda ha scelto di assumersi, e grazie al quale la raccolta è stata possibile a Catania e in altri comuni. “Se l’azienda non avesse avuto i mezzi, sarebbe stato necessario affidare il lavoro ad altri”. Con più costi, più burocrazia, più disagi per gli utenti finali. E certamente, in questo momento, non se ne sente il bisogno.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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