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Sicilia, con Open Fiber tra i primi in Italia per connessioni in fibra ottica

Dove gli altri non hanno voluto investire ci ha pensato lo Stato. Oggi l'Isola è tra le regioni con la tecnologia più avanzata. Non tutti sono collegati però e tanto è ancora il lavoro da fare

“Cablare in fibra ottica tutta l’Italia”. È la mission di Open Fiber, uno dei punti di riferimento per la tecnologia in Italia e che sta rivoluzionando le linee di connessione in Sicilia. Nasce nel 2016 ed è di proprietà di Enel e Cassa depositi e prestiti al 50 per cento. “Una società innovativa che vuole portare la fibra nelle case di tutti gli italiani”, afferma Clara Distefano, regional manager Sicilia Open Fiber. La tecnologia offerta dall’azienda non è ancora ovunque, in molti casi rimane diffuso il servizio misto fibra-rame, ma sono tanti i lavori in corso e gli Enti che ne approfittano per connessioni migliori, soprattutto i Comuni. Come a Malfa nelle Eolie, ad esempio, che grazie a Open Fiber hanno lasciato una linea a quattro kbit “che per fare una carta d’identità ci mettevano mezza giornata”. Al momento però, la maggior parte lo vede “più come un servizio per i cittadini e i turisti”.

La tecnologia a disposizione: Ftth e Fwa

Tanto lavoro è stato già fatto perché sono anni ormai che l’azienda opera sul territorio, ma tanto rimane da fare. Due, in particolare, le tecnologie che si stanno impiantando: su rete fissa e wireless. “L’acronimo che usiamo, Ftth (fiber to the home), vuole portare la fibra dalla centrale fino a casa dell’utente e consente di arrivare a una velocità di un gibabit” dice Distefano che annuncia già velocità più importanti per il prossimo futuro. Accanto al collegamento di tipo fisso c’è anche quello wireless, utilizzato molto nelle cosiddette zone bianche o a fallimento di mercato, ovvero quelle in cui gli operatori del settore hanno deciso di non investire. Si tratta di tutte quelle zone come le isole minori, periferiche e lontane. “L’acronimo è Fwa, (fixed wireless access) e si tratta di antenne con tecnologia simil ponte radio. Sono messe in alcuni punti strategici e danno la possibilità di collegare le zone più distanti e periferiche a una velocità garantita di 30 megabit al secondo”.

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Progetti nelle aree bianche

La Sicilia è una delle zone in cui Open Fiber ha operato di più. Nel 2017 è partito un bando dello Stato dedicato alle zone bianche dell’Isola che ha fatto fare al territorio un balzo tecnologico in avanti. Sul piatto oltre 180 milioni che hanno portato alla connessione in fibra ottica per 149 Comuni. Di questi 137 sono stati collaudati da Infratel, la società che si occupa delle telecomunicazioni in house al ministero dello Sviluppo economico. I Comuni vendibili, “ovvero quelli in cui è attualmente fruibile il servizio dai cittadini” sono 138. Collegamenti che come dice Clara Distefano “portano la Sicilia ai primissimi posti a livello nazionale”. Numeri “importanti” per cui la responsabile regionale non nasconde il suo orgoglio. “È bello che non stiamo aspettando la fine del progetto per rendere fruibile il servizio ai cittadini. Abbiamo già più di 200 mila unità immobiliari in Ftth e altri 140 Fwa”. Il progetto avrebbe dovuto concludersi nel 2020, ma un po’ a causa della pandemia e un po’ per altri motivi non è stato così. Mancano un altro centinaio di Comuni in cui finire i lavori e la nuova data di chiusura è fissata al 2022.

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Investimenti diretti

Accanto agli investimenti statali per le aree a fallimento di mercato ci sono anche quelli che l’azienda ha deciso di portare avanti con capitali propri. Sono quasi pronti ad esempio, i 32,5 chilometri di linea nel territorio di Bagheria, in provincia di Palermo. Un investimento da circa cinque milioni di euro. Il piano, anche questo entro il 2022, prevede di cablare 16 città. “Tre lo saranno l’anno prossimo, delle 13 che rimangono cinque sono già completate, sei hanno i lavori in corso come Bagheria, Ragusa o Trapani. Per Mazara e Modica lanceremo la vendibilità a fine anno” dice Distefano. Un piano che “sta andando molto spedito”, che attualmente ha circa 700 mila unità immobiliari vendibili e che “entro la fine del progetto arriveranno a più di 900 mila”.

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Lo scoglio della burocrazia

Davanti ai grandi progetti, spesso, la burocrazia mette i bastoni tra le ruote. Soprattutto quando, come Open Fiber, hai a che fare con innumerevoli Enti. Situazione che si è aggravata da quando, circa un anno fa, è scoppiata la crisi da Covid-19. La validità del progetto, in qualche modo, comunque, sembra fare un po’ la differenza. “Si vede che gli Enti comprendono l’importanza di questo progetto e in generale la situazione burocratica non è proprio drammatica”, afferma Distefano. Particolare importanza assume il rapporto con le Sovrintendenze ai beni culturali che hanno molta responsabilità sul territorio siciliano. “C’è un rapporto molto bello ma certe volte i nostri tempi cozzano con le loro esigenze di salvaguardia. Noi mettiamo a disposizione tutto il nostro know how ma è chiaro che è un tema ancora all’attenzione”. Altro ruolo fondamentale è quello della regione Siciliana. “Ci aiuta molto, anche a fare dei pressing con gli Enti un po’ più lenti”.

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Next generation Eu

L’Europa ha sempre spinto per un avanzamento tecnologico italiano. Ha fissato gli obiettivi dell’agenda digitale e lo sta facendo ancora di più adesso che si preparano i piani di sviluppo per il Next Generation eu. Clara Distefano di Open Fiber si dice ottimista per la Sicilia anche perché parte avvantaggiata dai progetti per la copertura delle aree bianche. “Abbiamo un avanzamento ottimale e al 2022 raggiungeremo gli obiettivi 2020. Poi va fatto un upgrade successivo per completare le necessità. Noi come territorio seguiamo i piani nazionale di Open Fiber e sono certa che un’azienda come la nostra sarà in prima linea per migliorare la rete verso gli obiettivi che mette l’Europa”.

Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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