fbpx

Demanio marittimo, ipotesi 2028 per le gare. Contrari gestori e ambientalisti

La maggioranza che sostiene il governo Draghi prova a mediare con i titolari delle concessioni, ma la proposta scontenta tutti. Intanto la Consulta rilancia l'importanza dei Piani di utilizzo del demanio marittimo. Legambiente: "Ora la Regione commissari i Comuni"

La vicenda delle concessioni demaniali italiane si arricchisce di un nuovo capitolo. Una proroga al 2028 per mettere a gara le concessioni marittime già assegnate, con la possibilità di risarcire i gestori che dovessero perdere il beneficio dopo anni di attività. Per le nuove concessioni, invece, le gare inizierebbero nel 2023. È l’ipotesi avanzata da una parte della maggioranza che sostiene il governo Draghi, per cercare di mediare con i balneari dopo le tensioni dovute al “taglio” delle concessioni stabilito dal Consiglio di Stato. Il tentativo non sembra essere andato in porto. “Avevamo chiesto di andare alla radice, ridiscutendo l’applicazione della direttiva cosiddetta Bolkestein e armonizzando la normativa italiana a quella degli altri Paesi europei”, dice a FocuSicilia Luca Maimone, segretario regionale di Assobalneari. “Noi chiediamo soltanto stabilità e chiarezza. Con una scadenza delle concessioni al 2028 sarà difficile garantire gli investimenti”, conferma Ignazio Ragusa, presidente dei balneari di Confcommercio Sicilia. Duro, sul fronte opposto, il giudizio degli ambientalisti. “Qualsiasi ulteriore proroga non farebbe che prolungare l’agonia del settore”, dice Angelo Dimarca, dirigente di Legambiente Sicilia, che ricorda anche la sentenza di pochi giorni fa della Corte costituzionale, “che ha stabilito l’illegittimità delle concessioni in assenza dei Piani di utilizzo delle aree demaniali marittime, che quasi nessun Comune siciliano ha adottato”.

Leggi anche – Spiagge, la Regione concede tempi più lunghi per “occuparle”, Roma dice no

Una storia (quasi) infinita

A chiedere la messa a gara delle concessioni è l’Unione europea, sulla base della direttiva servizi, meglio nota come direttiva Bolkestein, che dispone appunto “la libera circolazione dei servizi” all’interno dell’Ue. In attesa di fissare i criteri per le gare, la legge nazionale 145/2018 aveva prolungato automaticamente le concessioni esistenti al 2033. A novembre 2021 il Consiglio di Stato, con due diverse pronunce, ha tagliato i benefici al 2023, dichiarando la proroga automatica “in contrasto con il diritto eurounitario”. A febbraio di quest’anno il governo Draghi ha confermato la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2023, dandosi sei mesi di tempo per scrivere la riforma del settore e le regole per le gare. Una decisione che ha sollevato le proteste dei balneari, che si oppongono all’applicazione della Bolkestein al demanio marittimo, considerando quest’ultimo un bene e non un servizio. Da qui la necessità di un’ulteriore mediazione da parte della maggioranza. Tuttavia anche l’ultimo tentativo, contenuto in una bozza di emendamento predisposta dai senatori Stefano Collina (Partito democratico) e Paolo Ripamonti (Lega), ha suscitato aspre polemiche.

Leggi anche – Spiagge, oltre duemila le proroghe fino al 2033. “Ma ne mancano molte”

I dubbi di Assobalneari

La scadenza “differenziata” al 2023 per le nuove concessioni e al 2028 a quelle già in uso, con la possibilità di risarcire i gestori spodestati, ha incontrato la resistenza del Movimento Cinque stelle, che ha chiesto il ritiro dell’emendamento. Anche per gli addetti ai lavori, come detto, la proposta non è soddisfacente. “Al momento sono soltanto chiacchiere da bar, quando ci sarà un testo ufficiale lo commenteremo”, dice Maimone. La sfiducia nei confronti dell’Esecutivo, spiega il presidente di Assobalneari, dipende dal fatto che la querelle sulle concessioni dura ormai da troppi anni. “I Governi cambiano sistematicamente le carte in tavola, siamo stanchi di questo modo di fare”. Il colpo di grazia è stato dato dalle pronunce del Consiglio di Stato, “decisioni assurde di giudici che vivono su Urano e non sanno quanto tempo occorre per espletare una gara”. Le pronunce del Consiglio, sottolinea Maimone, “non sono definitive e ci sono dei ricorsi in atto”, motivo per cui il settore “viene danneggiato senza un motivo concreto”. Malgrado le tensioni, l’interlocuzione di Assobalneari con il Governo non si ferma. E verte sempre sullo stesso punto. “La direttiva Bolkestein non dovrebbe essere applicata al nostro settore. L’unico intervento da fare sarebbe riconoscere questa realtà”.

Leggi anche – Spiagge, concessioni “tagliate” al 2023. I balneari: “Decisione comica”

Mappature ancora assenti

Maimone sottolinea anche un altro aspetto. “Manca ancora la mappatura delle coste che era stata chiesta dal governo Draghi. Mettere a gara le concessioni senza avere questi dati è come affittare una casa senza sapere su quanti metri quadri si estende”. La Sicilia, precisa il presidente regionale di Assobalneari, non è l’unica regione a non aver completato il censimento. “Esiste una piattaforma apposita, il Sistema informativo del demanio marittimo, ma i dati non vengono comunicati dalle Regioni. Li ha chiesti anche il senatore Maurizio Gasparri, ma non gli sono stati forniti”. Per Maimone le imprese del settore hanno bisogno soprattutto di stabilità. “Noi non siamo contrari a una forma di evidenza pubblica, ma chiediamo di poter completare i nostri progetti imprenditoriali, considerando che quando abbiamo iniziato a lavorare la legge prevedeva criteri diversi”. Un tempo congruo per farlo sarebbe stato il 2033. “Quella scadenza avrebbe dato anche la possibilità di studiare una normativa adeguata sul demanio marittimo”. Le leggi del settore infatti avrebbero bisogno di essere riviste. “Alcune di esse risalgono addirittura agli anni Quaranta. Una revisione è necessaria, ma non può essere fatta cambiando soltanto qualche comma”.

Leggi anche – Inquinamento, erosione, depuratori: tutti i guai delle spiagge siciliane

La posizione di Confcommercio

Sulla stessa linea i balneari di Confcommercio. “È chiaro che i tempi previsti non sono sufficienti a realizzare correttamente le gare. Gli uffici regionali non riusciranno mai a smaltire una tale mole di lavoro”, spiega il presidente Ragusa. Alla base delle ultime decisioni sembra esserci “una mancanza di competenza”. Sulla questione delle mappe, per esempio, “si invocano le gare ma non si sa cosa mettere a gara”. Anche Confcommercio ha formulato delle proposte al Governo. “Abbiamo suggerito di rodare il meccanismo dapprima sulle nuove concessioni, dando la possibilità a chiunque voglia inserirsi in questo settore di farlo gestendo nuove aree”. La bozza di emendamento presentata da Pd e Lega sembra andare in questa direzione, ma la data del 2028 per mettere a gara le concessioni già in uso non è sufficiente, “perché non ci dà la stabilità necessaria per programmare gli investimenti”. Mentre l’iter parlamentare va avanti, la categoria si prepara a riaprire gli stabilimenti per l’estate. Secondo Ragusa l’umore non è dei migliori. “La stagione 2022 avrebbe dovuto essere quella della ripartenza dopo gli anni difficili della pandemia, invece le imprese vivono una grande inquietudine a causa di questa vicenda”.

Leggi anche – Spiagge, nel 2024 via alle gare. Balneari: “Ci hanno reso la vita un inferno”

La questione dei Piani marittimi

Sullo sfondo la questione dei Piani di utilizzo delle aree demaniali marittime, al centro di una sentenza della Corte costituzionale di pochi giorni fa. Secondo gli ermellini, la norma che consentiva di rilasciare le concessioni in assenza o senza la preventiva verifica di coerenza con il Pudm è illegittima. “Si tratta di una sentenza importante, perché stabilisce che i piani servono non solo alla regolamentazione della concorrenza e alla gestione economica del litorale, ma anche alla tutela dell’ambiente e del paesaggio”, spiega il dirigente di Legambiente Sicilia Dimarca. Il discorso vale soltanto per le nuove concessioni, “mentre per quelle già in essere valgono le previsioni della direttiva Bolkestein”, ma può avere conseguenze importanti sul piano sostanziale. “La legge regionale 32 del 2020 prevedeva che le amministrazioni adottassero il Pudm entro il 30 giugno 2021”, ricorda Dimarca. Al momento a essersi dotato del Piano “è solo il Comune di San Vito Lo Capo”, motivo per cui la Regione “può nominare i commissari ad acta che provvedano alla redazione del documento”. Per il dirigente di Legambiente i ritardi di questi anni non sono stati casuali. “La mancanza del Piano ha consentito a tanti di fare ciò che volevano sui litorali. Se la Regione farà il suo dovere commissariando gli enti, domani non sarà più così”.

- Pubblicità -
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

20,110FansMi piace
462FollowerSegui
325FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli