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Depurazione in Sicilia, 1,8 miliardi per l’adeguamento. “Fine lavori nel 2026”

Sono 66 gli interventi urgenti richiesti dall'Europa per l'isola, sui 93 di tutta Italia. Della realizzazione è responsabile il sub commissario Riccardo Costanza. "Punto centrale sarà l'area di Catania", ha spiegato a FocuSicilia

Un miliardo e 800 milioni di euro da investire in Sicilia. Serviranno per realizzare gli impianti di depurazione attesi ormai da nove anni. Era infatti il 2012 quando con la delibera numero 60 il Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica che dà il via alle opere pubbliche, approvò gli stanziamenti necessari per la realizzazione degli impianti rispondenti alle normative europee sulle acque reflue urbane. Anni nei quali nulla è stato realizzato, con conseguente condanna della Corte di Giustizia europea. “Da allora quelle opere non realizzate sono costate 165 mila euro di cui, solo per la Sicilia, 90 mila euro al giorno in sanzioni considerata che pesa per oltre il 70 per cento in termini di abitanti equivalenti sul totale”, spiega Riccardo Costanza intervistato ieri in diretta da FocuSicilia. Costanza, ingegnere civile, è il sub commissario alla depurazione nominato con Decreto del presidente del consiglio dei ministri che si occuperà di portare a compimento le opere. A capo della struttura commissariale a livello nazionale c’è il professore Maurizio Giugni, ma in Sicilia “verranno realizzati la maggioranza degli interventi, 66 su 93 totali. La nostra regione sconta un grosso gap infrastrutturale”, prosegue Costanza.

Tutti i cantieri nel 2023, consegna nel 2026

Il termine previsto per il completamento delle opere non sarà comunque vicino, in quanto molte di queste sono in fase attualmente di progettazione. “Probabilmente riusciremo a iniziare tutti i lavori nel 2023, e a concluderli nel 2026”, prosegue il sub commissario. In questi anni però le opere sono state portate avanti con diversi tempi, molto variabili tra i vari territorio. Differenze determinate “dalla mancanza di un servizio idrico integrato non ha determinato in questi anni gli investimenti di lungo periodo necessari per impianti fognari e depuratori. La Regione fa comunque un aggiornamento ogni due anni di quelli che sono i siti interessati, quella attuale è quindi la situazione aggiornata”. Un monitoraggio che non ha potuto però evitare le sanzioni europee, “che, unite al danno ambientale, hanno portato lo Stato a doversi dotare di una struttura commissariale per l’accelerazione di questi investimenti”, spiega Costanza.

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Le opere previste in Sicilia, per provincia

Palermo la provincia con più interventi

Gli interventi saranno concentrati in tutte le province dell’Isola ad esclusione di Enna, con la provincia di Palermo in testa con 22 totali, “12 dei quali nella sola città capoluogo”, prosegue il sub commissario, per una spesa complessiva di 202 milioni di euro. Altri 11 saranno nel territorio di Trapani per 163 milioni, 9 in quello della città metropolitana di Messina per complessivi 94 milioni. Sessantotto milioni per 8 interventi saranno realizzati ad Agrigento, due a Caltanissetta e altrettanti a Ragusa, per rispettivamente 24 e 36 milioni di euro, mentre uno solo sarà nel siracusano, più precisamente ad Augusta. Nell’area del golfo, su cui insitono le maggiori industrie di raffinazione dell’isola, verrà esteso l’impianto fognario e realizzato l’impianto di depurazione. per una spesa prevista di 62,5 milioni di euro. La spesa maggiore sarà però in provincia di Catania, con 11 interventi per un budget totale di 1 miliardo e 129 milioni di euro.

La previsione di spesa per provincia

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Catania centro dell’azione commissariale

La provincia di Catania è “al centro dell’azione commissariale, rappresentando la chiave della procedura d’infrazione”, prosegue Costanza. Come evidente anche dalla cifra stanziata, si tratta di interventi di notevole complessità anche progettuale, “su cui superata la fase progettuale si dovrà avviare un complesso meccanismo di autorizzazioni che valutino l’impatto ambientale, oggi chiamate Paur, Provvedimento autorizzativo unico regionale, che comprende le precedenti valutazioni di impatto ambientale Via, determinando un sistema di conferenza dei servizi che si occuperà di tutte le opere nel singolo ambito”. Sono quattro le aree interessate nel territorio catanese, con “Acireale e 11 comuni dell’hinterland, Misterbianco anch’essa con 11 comuni, e un ulteriore sistema a Mascali”.

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450 milioni solo per Pantano D’Arci

L’intervento più consistente sarà però sul territorio del comune di Catania, con la realizzazione oltre che delle reti fognarie anche dei collettori e dell’adeguamento e potenziamento dell’impianto di depurazione sito in zona Pantano D’Arci, a ridosso della zona industriale e dell’Oasi del Simeto. “Solo questo pacchetto di interventi su Catania vale 450 milioni di euro, il più grande d’Italia in questo settore non solo per la struttura commissariale”. La progettazione esecutiva dell’intervento è partita ufficialmente lo scorso lunedì, “alla presenza del sindaco di Catania Salvo Pogliese e del commissario Giugni, e avrà un tempo utile di circa 90 giorni”. Per l’impianto catanese sono 560 mila gli abitanti equivalenti calcolati. “Ma non si tratta di un mero calcolo di residenti, bensì di una considerazione su quante persone insistono sul territorio quotidianamente anche per lavoro. Il concetto di base è però quello di circoscrivere l’area urbana collegandola a Pantano D’Arci”.

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Acque da riutilizzare anche in agricoltura

Alla progettazione esecutiva del grande impianto di Catania non si arriva però partendo da zero. “Tutto parte da una pianificazione su un impianto già esistente fatta dai vari soggetti istituzionali già nel 2012, raccogliendo un progetto preliminare del Comune di Catania realizzato con il precedente commissario Enrico Rolle, un luminare nel settore. E il risultato, passando anche per tutte le procedure di valutazione ambientale, non potrà che essere uno riutilizzo delle acque reflue trattate. Su questo Enea ha eseguito uno studio specifico”. Nella progettazione, secondo quanto riferito da Costanza, sono anche stati considerati l’impatto ambientale in un’area di particolare interesse naturalistico, a pochi metri dal Sito di interesse comunitario dell’Oasi del Simeto, sia quelle relative al riutilizzo delle acque in agricoltura nella piana di Catania. “L’acqua trattata potrà potenzialmente essere riutilizzata anche dai consorzi di bonifica”, assicura.

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La mappa della Regione siciliana con la distribuzione degli interventi

L’impatto economico “anche sul Turismo”

Accanto alla necessità ambientale del completamento delle opere, ci sono anche degli aspetti legati al potenziale impatto economico di opere per 1,8 miliardi di euro. Opere complesse, che richiedono competenze specifiche, “e sulle quali seguiamo pedissequamente il codice dei contratti. Saranno naturalmente tutte procedure aperte, ma il livello di selezione a monte sarà molto alto”, prosegue Costanza. Tuttavia “ci sono delle reali competenze sul territorio, e da siciliano auspico che ci sia un rilancio economico dopo un investimento economico così grande da parte dello Stato”. Reti di imprese e maestranze non saranno però le uniche a beneficiare delle opere. “Guardando la mappa degli interventi, è facile vedere come l’impatto ambientale darà benefici su aree costiere importantissime a livello turistico”. Zone come Capo D’Orlando, Cefalù, Augusta, ma le stesse spiagge di Catania e Palermo potranno quindi beneficiare dell’uscita di questa emergenza. Dopo la fase di cantiere, l’impatto economico sui territori ci sarà sia la gestione degli impianti che per le potenziali ricadute turistiche. “Sono tante le aree che potranno beneficiare come volano di una economia che punti a far godere delle bellezze della nostra Isola”, conclude il sub commissario alla depurazione Riccardo Costanza.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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