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Desertificazione del commercio di prossimità: – 3.400 negozi in 10 anni

I dati Confcommercio sul trend in 120 città medio-grandi italiane e 11 siciliane. Regge solo il settore del turismo, che però non basta a salvare le zone interne. Confesercenti sottolinea come la pressione fiscale sia cresciuta di quasi dieci punti in quattro anni

Il tessuto commerciale delle città si sfilaccia e in Italia si “perdono” oltre 100 mila negozi nel giro di dieci anni in 120 città medio-grandi. Sono i dati di Confcommercio contenuti nell’ottava edizione del rapporto “Città e demografia d’impresa” e la Sicilia non è certo immune rispetto al fenomeno. Tra il 2012 e il 2022, a Palermo hanno abbassato la saracinesca 1.400 attività di commercio al dettaglio, a Catania 700, a Messina e ad Agrigento 300, un centinaio a Caltanissetta. Sono solo alcuni esempi: nelle 11 principali città siciliane esaminate dallo studio (Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Gela, Marsala, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani), in dieci anni sono state abbandonate dagli imprenditori oltre 3.400 attività. A tenere duro è solamente il settore del turismo, dove le attività pare siano riuscite ad affrontare le intemperie della crisi o addirittura a moltiplicarsi di numero, agganciando per prime la ripresa post-pandemica. Ma non basta. Il report dell’associazione degli esercenti, realizzato in collaborazione con il Centro studi delle Camere di commercio “Tagliacarne”, sottolinea come gli alberghi e i ristoranti siano effettivamente cresciuti, ma senza riuscire a compensare le riduzioni del commercio. Anche gli ambulanti vengono colpiti duramente: il dato nazionale vede oltre 15 mila imprese sparire nel decennio preso in esame.

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Una doppia crisi innestata su un trend già in calo

Il trend si rafforza a causa della doppia crisi, pandemica ed energetica, ma per il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio nazionale, Mariano Bella, “sembra avere enfatizzato i trend di riduzione della densità commerciale già presenti prima di tali shock. L’entità del fenomeno non può che destare preoccupazione”. Il riferimento è alla desertificazione del commercio di prossimità: nelle città italiane questo parametro è passato da 9 a 7,3 negozi ogni mille abitanti, negli ultimi dieci anni, con un calo di quasi il venti per cento. Anche la posizione di Confesercenti è in linea con questa fotografia della situazione e conferma l’ondata che ha travolto negli ultimi due anni in particolare il settore: “Il tessuto imprenditoriale in generale – osserva Francesco Costantino, direttore Confesercenti Area metropolitana di Catania, presente al Sicily business forum che si è tenuto venerdì a Catania – arriva da quattro anni molto difficili non solo per l’evento pandemico prima e per l’evento bellico poi. Bisogna ricordare che negli ultimi quattro anni la pressione fiscale in media è cresciuta quasi di dieci punti”. Adesso giunge da Roma il disegno di legge delega per la riforma fiscale, appena varato in Consiglio dei ministri. “Ben venga quindi questo primo approccio – commenta Costantino – che accogliamo con grande auspicio, convinti che questo può allentare il carico fiscale sull’imprenditore e allo stesso tempo far tornare un po’ di fiducia in più rispetto a quello che stiamo riscontando nelle ultime settimane”.

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Il turismo non basta a salvare le zone interne

Il trend delle chiusure varia da territorio a territorio e si diversifica anche in base ai diversi quartieri di una stessa città: soffrono meno i negozi dei centri storici, per esempio, rispetto a quelli delle aree periferiche. Soffrono di più le zone interne delle province, rispetto alle città più popolose. “I comparti e le zone che soffrono sono diverse, ma sicuramente l’entroterra è quello che soffre di più”, prosegue Costantino, il quale ricorda però che “negli ultimi due anni il turismo senza dubbio ha fatto da traino per la nostra regione, con riferimento a quei comparti che hanno subito di più la crisi pandemica e le conseguenze dell’evento bellico, come il turismo puro e la ristorazione. Questo ha aiutato i comparti che hanno sofferto di più ma allo stesso tempo il rimbalzo si è avuto poco, soprattutto su quelle zone interne dove il turismo stesso viene sfruttato poco”. Preoccupa molto anche il rincaro dei prezzi e l’allarme ormai prolungato da mesi non riguarda solo i cittadini. “Il caro-prezzi è un tema che preoccupa anche noi – sostiene Costantino – insieme a quello che sta succedendo sui mercati finanziari. Siamo monitorando anche le scelte, senza dubbio si avrà un rimbalzo sui tassi applicati sul piccolo mutuo del commerciante del territorio. Siamo molto attenti e auspichiamo che il governo intervenga e non con misure-tampone, ma in maniera più radicale”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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