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Diritti d’autore, gli artisti contro i big dello streaming: “Non pagano nulla”

Durante la pandemia le piattaforme hanno guadagnato milioni di utenti, ma si rifiutano di garantire l'equo compenso agli interpreti delle opere visionate. L'associazione "Artisti 7607" ha chiesto al governo e all'Agcom di intervenire. Intervista alla presidente Mascoli

“Le piattaforme digitali hanno guadagnato decine di milioni di utenti durante la pandemia. Nonostante ciò, si rifiutano di riconoscere agli artisti il diritto d’autore”. Cinzia Mascoli, attrice, presidente della cooperativa “Artisti 7607”, racconta a FocuSicilia la sua battaglia contro i big dello streaming online. Sul tavolo, il diritto all’equo compenso per gli interpreti che compaiono in film, fiction o serie televisive trasmesse in tv o in rete. Il 2020 è stato l’anno dell’exploit di piattaforme come Netflix, Prime Video e Tencent Video, che trasmettono molti film italiani. “Per legge, gli artisti che hanno lavorato in quelle pellicole hanno diritto a un riconoscimento economico. Le piattaforme, però, fanno orecchie da mercante”, spiega Mascoli, interprete di diverse produzioni sin dagli anni Novanta, a cominciare da “Viaggi di nozze” di Carlo Verdone. Da alcuni anni, alla professione affianca l’impegno per la categoria, ed è in prima linea nella lotta con le major.

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Il diritto ai propri diritti

“Artisti 7607” è una “collecting”, cioè un’organizzazione di gestione collettiva dei diritti d’autore riconosciuta dal governo italiano e da quelli esteri. Sin dal nome, si rifà allo Statuto europeo degli artisti, approvato il sette giugno 2007. Nello specifico, la forma giuridica è quella della cooperativa senza scopo di lucro, che associa tremila artisti e operatori dell’audiovisivo su tutto il territorio nazionale. “Il nostro ruolo è quello di intermediare i compensi che maturano gli artisti ogni volta che la loro opera viene ritrasmessa”, spiega Mascoli. Detti compensi variano sulla base di alcuni algoritmi: ruolo primario o secondario, orario e canale di trasmissione delle opere e così via. Risorse che la presidente definisce “fondamentali”. Infatti attori e attrici, doppiatori e doppiatrici non hanno un Contratto collettivo nazionale. “Chi fa questo mestiere deve pagarci le bollette e mantenere i figli. Spesso vive una grande incertezza. Questa è la realtà, prima delle copertine patinate e del gossip”.

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Il fallimento del vecchio Imaie

La “collecting”, prosegue Mascoli, nasce sulle ceneri di una vecchia società privata per la gestione del diritto d’autore, l’Imaie (Istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori, ndr), fondata nel 1977 su iniziativa di Cgil, Cisl e Uil. L’istituto, secondo Mascoli, era gravato da forti criticità. “Negli anni aveva accumulato centinaia di milioni di diritti, ma non riusciva a distribuirli”. Nel 2009 l’Imaie venne dichiarato estinto, e nel 2014 il mercato dei diritti fu liberalizzato dal governo, dando agli artisti la possibilità di scegliere a chi affidare la gestione dei propri interessi patrimoniali. “Artisti 7607 ha dato un contributo fondamentale alla battaglia per la liberalizzazione”, rivendica la presidente. Oggi nel consiglio di amministrazione siedono nomi del calibro di Neri Marcoré, Elio Germano, Michele Riondino, Alberto Molinari, Carmen Giardina e tanti altri, impegnati in prima persona nella lotta per l’equo compenso.

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Cos’è l’equo compenso

Mascoli spiega come funziona concretamente. “Quando un attore lavora in un’opera audiovisiva viene pagato per la sua prestazione. L’opera, però, continua a generare utili nel tempo”. Per fare un esempio, gli episodi di Montalbano trasmessi anche anni dopo l’uscita permettono di guadagnare con la pubblicità. Ecco perché il legislatore ha previsto dei diritti per gli artisti che vi compaiono. “Si tratta di una legge preziosa, perché il nostro può apparire come un mondo dorato, ma dietro ci sono tante difficoltà”, ribadisce la presidente. In particolare durante la pandemia, la categoria degli attori ha conosciuto una grande crisi, senza poter lavorare. “Allo stesso tempo, come tutti i cittadini, abbiamo avuto spese vive da affrontare. Ecco perché il diritto d’autore è così importante”. A maggior ragione, allora, “fa specie che chi ha tanto guadagnato con la nostra immagine non accetti di darci quanto dovuto, che per loro sono spicci”.

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Da Netflix all’italiana ITsART

Non si tratta di un eufemismo. “Artisti 7607” ha fatto nomi e cognomi delle piattaforme e dell’andamento degli abbonati nel corso della pandemia. Il colosso americano Netflix è passato da 150 milioni di utenti nel 2019 a oltre 200 milioni nel 2020. Incremento importante anche per Prime Video, la piattaforma legata ad Amazon, da 75 a 150 milioni di abbonati, mentre i cinesi di Tencent Video sono passati da 94 a 120 milioni. “Numeri che fanno presumere redditi enormi, a fronte dei quali sarebbe il minimo corrispondere il giusto compenso”, dice Mascoli. Invece nulla. “Abbiamo posto il problema al ministro della Cultura Franceschini, denunciando lo sfruttamento da parte delle piattaforme, che si sottraggono agli obblighi di legge pur generando ingenti profitti”. Il tema non riguarda soltanto l’estero. Come raccontato da FocuSicilia, al momento non ha fatto chiarezza sui diritti nemmeno la piattaforma di streaming varata dal governo italiano, ITsART.

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Una battaglia in corso

Novità su questo fronte potrebbero arrivare nelle prossime settimane. “ITsART è tecnicamente un utilizzatore di opere, che vengono richieste dal pubblico tramite abbonamento e maturano di conseguenza dei diritti per gli attori. Abbiamo già avuto dei contatti e dovremo raggiungere al più presto un accordo”. Sulla piattaforma, precisa la presidente, c’è soprattutto teatro, che al momento non gode dell’equo compenso. “Se sarà confermata l’ultima direttiva europea, anch’esso potrà essere inserito nel beneficio”. Per quanto riguarda ITsART, “ci aspettiamo che alla ripresa delle attività, a settembre, il governo chiarisca questo aspetto”, dice Mascoli. Intanto continua la battaglia a livello internazionale sull’equo compenso. “Abbiamo interessato l’Agcom, l’ente che vigila la concorrenza nel mercato. Le piattaforme hanno l’obbligo di fornire i dati, e noi riusciremo ad averli”.

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Le iniziative della cooperativa

Equo compenso a parte, in questi mesi “Artisti 7607” ha messo in campo molte altre iniziative. A partire dal controllo sulla distribuzione dei sostegni governativi, effettuato gratuitamente dalla “collecting”. “Proprio in questi giorni abbiamo distribuito circa 800 mila euro di ristori”, dice Mascoli. E ancora, uno sportello gratuito per orientarsi nella selva dei bandi, dei bonus e dei contributi usciti negli ultimi mesi. Sul fronte interno, “sono proseguite le attività di formazione, anche in inglese”. Inoltre sono stati rimborsati i provini, “che per per un’attore rappresentano un momento fondamentale ma che comportano ingenti spese”. Sempre nell’ambito dei provini, sono stati favoriti quelli a distanza, i cosiddetti “self tape”, “soprattutto quando le regole sanitarie impedivano di spostarsi”. Questa attività è costata complessivamente circa un milione e 300 mila euro.

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Compensi dall’Italia e dall’estero

Pochi giorni fa è stata effettuata la seconda ripartizione dei diritti del 2021. “Abbiamo distribuito ai nostri soci tante risorse, per permettere di affrontare con serenità la pausa estiva”, dice la presidente. Si tratta dei diritto d’autore relativi a opere trasmesse da Mediaset (sia dai canali generalisti che da Play, Infinity e Premium), e dal canale satellitare Sky. Non solo. La cooperativa ha distribuito anche i diritti sulle piattaforme estere Adami (Francia), Playright (Belgio) e Sagai (Argentina). “Lottiamo per avere ciò che ci spetta, e non ci faremo impressionare di certo dai colossi dello streaming. Il nostro è un mondo fatto della stessa sostanza dei sogni. Ne abbiamo realizzati tanti, riusciremo a coronare anche questo”, conclude Mascoli.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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