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Discoteche siciliane, riapertura amara. “Bollette raddoppiate con i locali chiusi”

Dopo lo stop deciso a dicembre dal governo Draghi le sale da ballo hanno riaperto i battenti, ma "tra caro bollette, sostegni inadeguati e ingressi contingentati la maggior parte delle discoteche riapre già in perdita". Parlano i titolari e i rappresentanti delle associazioni

L’hanno chiamata “riapertura di San Valentino”, ma per le discoteche siciliane non è tutto rose e fiori. Il via libera di ieri, 11 febbraio, studiato dal Governo per non perdere la festa degli innamorati potrebbe non bastare a rimettere in marcia il settore, soprattutto nelle aree interne della Sicilia. “Noi abbiamo riaperto, perché stando fermi non si va da nessuna parte. L’ansia però è tanta”, spiega a FocuSicilia Giuseppe “Pino” Conti, titolare della discoteca “Frutto proibito” di Piazza Armerina, tra le maggiori sale da ballo delle province di Enna e Caltanissetta. Il motivo della preoccupazione è semplice. “A gennaio abbiamo ricevuto un bolletta di circa quattromila euro, contro i 1.800 dell’ultima prima della chiusura”. “Tra caro bollette, sostegni pubblici inadeguati e ingressi contingentati la maggior parte delle discoteche riapre già in perdita”, dice Gabriele D’Ambra, vicepresidente nazionale di Assointrattenimento. Le sale da ballo sono “tra le attività più danneggiate dalla congiuntura economica” e gli interventi messi in campo dal governo “sono ancora insufficienti”.

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La situazione del settore

Secondo i dati forniti da Assointrattenimento, in Sicilia il settore delle discoteche conta circa 300 attività e 20 mila dipendenti, per un fatturato che può raggiungere i 200 milioni di euro. Il periodo scelto per le riaperture non è dei migliori, “visto che molte sale lavorano soprattutto all’aperto in estate”, spiega D’Ambra. Le riaperture a singhiozzo degli ultimi due anni hanno lasciato ferite profonde. Secondo l’associazione circa il 35 per cento dei locali ha chiuso i battenti, contro una media nazionale del 33 per cento. “Abbiamo notizia di sale che hanno chiuso con l’ordinanza di dicembre e hanno deciso di non riaprire ieri”, dice D’Ambra. Chi ha tirato su la saracinesca “lo ha fatto a proprio rischio”, visto che “i ristori annunciati dal governo non sono ancora arrivati”. Un ritardo tanto più grave considerando “i rincari dell’energia e del gas, che danneggiano le nostre aziende più dei ristoranti e di altre imprese cosiddette energivore“, dice il numero due dell’associazione.

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Quanto costa l’energia

Nel dettaglio, i ristori promessi sono quelli previsti dall’articolo tre del decreto Sostegni Ter, che stanzia un totale di 40 milioni di euro, da destinare a interventi per le imprese “particolarmente colpite dall’emergenza epidemiologica”. Di questi, spiega D’Ambra, dovrebbero arrivare a ciascuna impresa “circa ottomila euro, che con i tempi che corrono bastano appena a coprire i rincari dell’energia. Le utenze dei ristorante sono a sei o a otto kilowatt, e soffrono già molto. Le nostre sono a 27 kw, fate voi la proporzione”. Gli interventi messi in campo fino a questo momento dal Governo, continua D’Ambra, non bastano affatto. Tanto che lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi, nelle scorse ore, è tornato sulla necessità di varare “un intervento di largo respiro” per limitare i danni su famiglie e imprese. “Un provvedimento necessario per evitare che la riapertura sia l’inizio della chiusura”, ribadisce il dirigente di Assointrattenimento.

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La questione dei prezzi

È d’accordo il titolare della discoteca “Frutto proibito” Pino Conti: “L’importo della bolletta di gennaio, con il locale chiuso, ammonta a circa il doppio rispetto all’ultima con il locale aperto”. Un aumento “esorbitante”, che rischia di schiacciare “le nostre speranze sulla riapertura”. Malgrado ciò, la famiglia Conti ha deciso di non tirarsi indietro. “In questi due anni di pandemia siamo risusciti a non licenziare i nostri dipendenti, che a pieno regime sono circa quindici, e non intendiamo cominciare adesso”. Di fronte a un aumento generalizzato dei prezzi, la tentazione sarebbe quella di aumentare l’ingresso per la discoteca. La strategia del “Frutto proibito” è opposta. “Il nostro ingresso ‘in tempo di pace’ era di 15 euro. Ieri abbiamo deciso di portarlo a dieci, con una consumazione inclusa”. Una cifra che consentirà “di rientrare appena dalle spese”, visto che il prezzo medio di un cocktail in discoteca “va dai dieci ai dodici euro”. Una politica che nelle intenzioni della famiglia Conti “rappresenta un segnale di fiducia in un momento difficile per tutti”.

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Capienze ridotte e mascherine

A complicare ulteriormente la situazione, le restrizioni che l’esecutivo ha disposto per la riapertura. O meglio confermato, perché si tratta delle medesime indicazioni del decreto Capienze di ottobre 2021, quando la situazione epidemiologica era del tutto diversa. “La capienza nelle sale da ballo, discoteche e locali assimilati non può essere superiore al 75 per cento di quella massima autorizzata all’aperto e al 50 per cento al chiuso”, si legge sul sito del governo. Resta inoltre l’obbligo di esibire il green pass. Anche per questo le regole per quanti riescono a entrare in discoteca sembrano “decisamente poco comprensibili”. “Non capiamo quale sia il senso di mantenere la mascherina ovunque tranne che in pista, dove il contatto fisico è più stretto e il ritmo del respiro è accelerato dall’attività fisica”, dice D’Ambra. Per questo l’associazione ha deciso di andare avanti con la causa collettiva avviata nelle scorse settimane contro il governo Draghi, per ottenere maggiori ristori. Campagna non ancora conclusa, ma che “ha già raccolto centinaia di adesioni in tutta Italia”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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