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Diste: economia siciliana in ripresa. Ma il gap col Nord resta enorme

Diste Consulting per il 2022 prevede un Pil in crescita fino al 4,6 per cento. Ma resta la distanza storica con il resto d'Italia, come sottolineano gli economisti Pietro Busetta, Alessandro La Monica, Fabio Mazzola a confronto con l'assessore all'Economia Gaetano Armao

“Non usciamo fuori come Dante a riveder le stelle. Ma qualche luce la stiamo vedendo”. Così il professore Pietro Busetta, economista dell’Università di Palermo e presidente dell’Istituto Esperti Studi Territoriali (Isesst), presenta il Report Sicilia elaborato da Diste Consulting, di cui è responsabile scientifico. Si tratta della cinquantaquattresima edizione dell’analisi previsionale sull’economia siciliana prodotto dal Dipartimento studi territoriali. Ed è un rapporto che si apre con una chiara sintesi “Con difficoltà si stanno recuperando i livelli del 2008. Buio ancora nei servizi, in particolare nel turismo”.

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Pil in crescita, ma pesa ancora la crisi dal 2008

L’analisi parte “dal preconsuntivo 2021 e dalle previsioni 2022”, spiega Alessandro La Monica, presidente dell’associazione Diste Consulting, nell’incontro di presentazione tenuto poche ore fa in modalità Webinar. L’economia siciliana riparte, dunque, “e con un certo ottimismo, ma anche con prudenza in un momento come questo, dove il coronavirus ha stravolto non solo la quotidianità ma anche le rilevazioni statistiche”. Un caso peculiare è quello dell’Istat, che ha limitato la pubblicazione di alcune statistiche territoriali per motivi pratici: non è stato possibile reperire i dati. “Motivo per cui abbiamo dovuto fare una ricostruzione e stima di alcune variabili”. Per il 2022 le stime iniziali sul Prodotto interno lordo (Pil) sono “state riviste al rialzo rispetto al nostro report precedente, partendo da una previsione del più 2,7 per cento passato a un più 5, che resterà circa costante nel 2022 dove la previsione è del 4,6. Significa che abbiamo recuperato più della metà di quel che abbiamo perso in pandemia”, sintetizza La Monica. Per la Sicilia, come evidenziato non solo da Diste ma anche nei vari studi sull’economia siciliana di Banca d’italia, Svimez e dalla stessa Regione nell’ultima nota di aggiornamento al Defr. “il ciclo recessivo non è dovuto al coronavirus ma va avanti dall 2008. Dal 2007 abbiamo perso 117 mila occupati, il 7,9 per cento, e 13,7 punti percentuali di Pil”. Nello stesso periodo il Nord Italia, come riportato da Diste, accumulava un saldo netto positivo di 749 mila occupati, più 4,6 per cento sul 2007, mentre l’economia ha perso solo l’1,9 per cento. “I trend sembrano essersi invertiti dalla scorsa primavera e fino all’autunno periodo in cui si fermano le nostre analisi, grazie alla campagna vaccinale e sicuramente anche al Pnrr”, afferma La Monica.

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Nel 2021 più occupati, ma anche disoccupati

Il primo aspetto da sottolineare è che in Sicilia nel 2020 “sono stati attivati 12 mila posti di lavoro in più rispetto al 2019”, prosegue La Monica illustrando il report. Per il 2021 “le stime portano a un ulteriore aumento del uno per cento, con occupati circa 1 milione 362 mila”. Il tasso di occupazione sale quindi, “anche per una leggera diminuzione della popolazione”. Cresce però, come contraltare, anche il tasso di disoccupazione, 17,9 per cento del 2020 al 18,9 per cento del 2021, un apparente controsenso spiegato “dall’aumentano delle persone sul mercato del lavoro, come spesso accade nei periodi di crescita”. A guidare le costruzioni e i consumi, su del 4 per cento, “ma chiaramente dovremo vedere l’aumento inflazionistico, a ottobre era del più 3 per cento”. Positivo anche l’aumento della puntualità dei pagamenti e il numero di imprese, come già sottolineato da Inps e dal Check-up di Confindustria. Le imprese artigiane in particolare, dopo essere diminuite in un decennio oltre 13 mila unità, dal 2020 sono in miglioramento del più 0,3 per cento tendenziale, “ma è importante segnale di inversione del ciclo”, sottolinea La Monica. Bene agricoltura e pesca, che recuperano quanto perso nel 2020. “La campagna vitivinicola e quella agrumicola vanno bene, mentre l’industria cresce del 9,6 per cento”. In chiaroscuro il Turismo, che vede nel rapporto una stima di 9 milioni di presenze, ben lontani “dai 15 milioni a cui eravamo abituati”.

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44 per cento di occupati, obiettivo possibile

Se tutti questi elementi verranno confermati “la crescita del Pil si avvicinerà al 4,6 per cento, così come l’occupazione crescerà di oltre 41 mila unità sul 2021, arrivando a un milione e 410 mila, con tasso di occupazione vicino al 44 per cento. Un dato, comunque, non sufficiente secondo Busetta: “Ricordiamo che in passato abbiamo superato il milione e mezzo di occupati, compreso i sommersi. Ma con cinque milioni di abitanti, per evitare anche la fuga annuale di almeno 25 mila lavoratori già preparate, dovremmo arrivare a un traguardo di un altro milione di lavoro”. Il dato è riscontrabile anche dalla larghissima platea di percettori di reddito di cittadinanza, “che sostiene circa 500 mila persone in Sicilia. Una missione impossibile quasi, ma è quello che dobbiamo fare per evitare l’emigrazione”.

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Pnrr e fondi europei, una sinergia necessaria

Altro tema è quello del “rimbalzo” dell’economia dovuto al Pnrr: l’obiettivo dichiarato da Diste è quello di rendere gli aiuti una leva per una crescita strutturale. E al momento “Siamo assolutamente impreparati”, sottolinea Busetta. Un parere confermato anche da Gianmarco Costanzo, imprenditore nel ramo della sanità: “Quel che crea problemi e incertezze è l’essere un po’ bloccati, e faccio un esempio sulle Zes e sulle Zone franche doganali, che aiuterebbero con i costi dell’insularità. Il mondo degli appalti, soprattutto nel mio settore, sembra astruso e fatto senza confrontarsi con le aziende. Difficoltà nell’interfacciarsi che scoraggiano imprenditori esteri che vorrebbero venire in Sicilia. Un blocco dovuto alla burocrazia, a tutti i livelli, dall’ospedale all’ente locale più in generale. E la colpa non è solo della politica locale, ma ci vorrebbe una triangolazione tra le esigenze locali quelle della politica e le regole dell’Unione europea”. Sul tema dei fondi europei interviene anche Fabio Mazzola, economista e prorettore Palermo. “Il Pnrr presenta grandi opportunità ma per spendere così tanto in così breve tempo bisogna innescare sinergie importanti tra l’utilizzo di fondi del Recovery plan e degli altri fondi europei. Alla policy regionale chiederei di vigilare sulla quota del 40 per cento, una attenzione che va verificata ogni momento perché non si aspetta chi va meno veloce. Il quadro degli sviluppi dei fondi regionali dipende da noi, dalla politica siciliana, e dobbiamo combattere i gap strutturali da qui”, spiega il docente.

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Armao e il problema dell’insularità

Largo spazio all’analisi del documento è riservata anche a Gaetano Armao, assessore all’Economia e vicepresidente della Regione siciliana, che nella nota di aggiornamento al Defr aveva previsto un aumento del Pil anche superiore a quello di Diste, il 6 per cento. Al di là del risultato economico, “comunque ottimo”, il problema resta “il divario Nord-Sud è il più grande fallimento dello Stato italiano, è sotto gli occhi di tutti e si evince anche dal vostro rapporto: negli ultimi venti anni si è allargato e qualitativamente irrigidito, con una distorsione dei diritti di cittadinanza”. Armao insiste anche su uno dei temi più evidenti del divario, ovvero “l’insularità, un tema totalmente marginalizzato finora, trattato come se non ci fosse, come se la Sicilia fosse isola solo sulle cartine. Noi perdiamo 6,5 miliardi ogni anno, la Sardegna 9,5”. Armao spiega che “se un ragazzo deve spostarsi fuori dalla Sicilia per studiare, o si deve andare al Nord per farsi curare, sono tasse occulte. Lo stesso vale per chi ha un albergo magari nelle isole, dove i costi di spostamento schizzano alle stelle rispetto ad esempio alla Liguria. Tutto costa di più, è un effetto distorsivo che va riconosciuto”. Un tema che, ricorda Busetta, si aggancia a quello del mai realizzato Ponte sullo Stretto, “che costerebbe quanto si perde un anno senza la sua presenza”. Per Armao la mancata realizzazione finore della mega opera “è politico, basti pensare a un noto comico che ha attraversato lo Stretto a nuoto”, riferendosi a Beppe Grillo. Ma quella dell’insularità, ribadisce, “è una battaglia di tutti, non c’è destra e sinistra, e deve partire anche dell’università e dai sindacati”.

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In arrivo le aliquote di fiscalità di vantaggio

Armao annuncia inoltre un provvedimento volto “ad allargare la base produttiva di questa regione, devono crescere il numero delle imprese e dimensioni delle imprese. E per farlo siamo riusciti a inserire nella legge di Bilancio nazionale delle aliquote di fiscalità di sviluppo, ci siamo riusciti”. Rispondendo a Costanzo, sulla burocrazia, afferma che “stiamo ancora aspettando la nomina dei commissari per le Zes”, mentre pone l’accento su alcune verifiche, come quelle della Corte dei conti, che bloccano la politica economica per lungo tempo”. Quanto alle programmazioni dei fondi europei, dà un esempio pratico: “L’auditorium di Palermo era inserito nell Pnrr, ma da realizzare nel porto, mentre Comune e Regione avevano già deciso di metterlo nella fiera del Mediterraneo. Questo esempio dimostra che serve una integrazione pluripiano, far camminare insieme Pnrr e fondi europei con programmazione verticale e orizzontale ma anche sulle procedure. La normativa nazionale ha semplificato le procedure per la realizzazione delle opere del Pnrr, ma lo stesso non vale per gli altri fondi strutturali e di sviluppo e coesione. E come sapete nel Pnrr stanno porti aeroporti e ferrovie, ma non le strade. Si rischia di avere i porti nuovi, ma non le strade per accedervi”.

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Paolazzi: “Primo passo mantenere gli impegni”

Intervenuto al Webinar anche Luca Paolazzi, consigliere del Ministero dell’Economia e Finanza (Mef), ricorda che “stiamo vivendo una fase di rimbalzo dovuto a una caduta violenta dall’avvio della pandemia, ma i dati ci dicono che ora andiamo meglio di nazioni come la Germania. Non significa tuttavia che possiamo essere tranquilli, ci sono due aspetti da considerare”. Il primo passo per Paolazzi è “realizzare quanto è ci si è impegnati a realizzare, e non riguarda solo cifre monetarie ma fatti concreti come chilometri di autostrade e ferrovie, è evidente quanto sia più facile spostarsi al Nord, mentre è complicatissimo muoversi da Palermo a Bari, e credo che non si potrà risolvere con grandi infrastrutture come il Ponte sullo Stretto”. Il secondo nodo è invece quello più complesso, ovvero “fare in modo che il Pase sia più uniforme per quanto riguarda le opportunità e i livelli di reddito. Le molte potenzialità che ci sono nel Mezzogiorno devono fare massa critica e aiutare lo sviluppo dal basso”.

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Faraci: “Rafforzare l’apparato produttivo”

Un’analisi, quella di Paolazzi, che va nella stessa direzione di quella illustrata dal professore Rosario Faraci, economista dell’Università di Catania e membro del comitato tecnico-scientico del Diste. Secondo Faraci ” c’è qualche segnale di ripresa, ma i problemi strutturali restano. E le province siciliane sono sistematicamente indietro anche nei dati di vivibilità. Stiglitz suggerisce di vedere anche gli indicatori di benessere, la narrazione dominante di un Sud assistito e sprecone deve essere superata. Il Sud ha avuto meno, e nel concreto possiamo farci trovare preparati nei progetti del Pnrr per non avere alibi per chi li valuta, fare bene “i compiti a casa”. E naturalmente bisogna rafforzare l’apparato produttivo, e per arrivare ai cento miliardi di Pil devono crescere le imprese attirando fondi dall’estero, diventare attrattivi quindi”, conclude il docente.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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