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Edilizia, contro il caro materiali le imprese si mobilitano in prima persona

I progetti del Pnrr, e in generale tutti i contratti d'appalto sottoscritti con la pubblica amministrazione, rischiano di essere rescissi. "Non possiamo più sostenere i costi con quanto stabilito sei mesi o un anno fa", spiega l'imprenditore etneo Giuseppe Costantino, che è tra gli organizzatori della manifestazione "senza bandiere" che si terrà a Roma lunedì 4 aprile

Contro il caro materiali in edilizia arriva l’impegno diretto degli imprenditori. “Stiamo organizzando una manifestazione non associata ad alcuna bandiera politica o associativa, totalmente indipendente. Noi imprenditori dopo diversi gridi d’allarme abbiamo ottenuto troppo poco per risolvere il problema dell’aumento dei prezzi”. Lo afferma Giuseppe Costantino, catanese, presidente del Consorzio Agoraa e tra gli imprenditori del campo delle costruzioni che lunedì 4 aprile sarà a Roma per “fare pressione sul governo”. Una pressione diretta, appunto, che vedrà in prima persona chi tra calcestruzzo e mattoni vive la propria quotidianità, “fatta di aumenti insostenibili, anche del 40 per cento sui materiali edili. E a queste spese aggiungiamo il peso del costo del gasolio, con cui movimentiamo praticamente tutto. In Sicilia gli impianti che producono bitume hanno già chiuso”, sottolinea Costantino. Il rischio, per tutto il Paese, è del resto alto: “La realizzazione delle opere pubbliche, anche quelle del Pnrr da 222 miliardi, oltre la sopravvivenza di migliaia di imprese”.

Obiettivo: raggiungere Mario Draghi

Costantino è uno dei coordinatori per il Sud Italia dell’evento, previsto all’hotel Parco dei Pricnipi a Roma, con lo scopo “di fare arrivare la nostra voce direttamente al presidente Mario Draghi. Sono a rischio i cantieri già attivati e contrattualizzati, anche quelli legati al Pnrr, e sappiamo che il presidente tiene particolarmente alla riuscita del Piano nazionale di ripresa e resilienza”, afferma Costantino. Sarà presente “da chi ha l’impianto di bitume o calcestruzzo fino all’impresa esecutrice dei lavori. Ci stiamo giocando un’ulteriore carta, e senza legarci ad una bandiera”, sottolinea ancora Costantino, che mette da parte per la manifestazione anche il suo ruolo all’interno dell’associazione dei costruttori edili Ance, di cui è vicepresidente per Catania. Il problema, del resto, vale tantissimo per il Paese, come sottolineato dal coordinamento della manifestazione in un comunicato, dove si afferma che “gli interventi normativi che sono stati introdotti sono tardivi ed assolutamente insufficienti e continuano a lasciare le responsabilità in capo alle stazioni appaltanti ed ai Rup. E’ questo il motivo per cui i contratti in corso di esecuzione non potranno essere portati a termine, mentre per i nuovi appalti esiste il rischio concreto che i cantieri non aprano i battenti. Il tutto, con i conseguenti contenziosi e con la mancata fruizione delle opere”.

La proposta: un meccanismo di revisione

Le proposte per superare questa situazione vengono quindi dalla radice: i contratti con le pubbliche amministrazioni firmati secondo prezzi non più sostenibili visti gli aumenti. “La nostra proposta è quella di inserire un meccanismo di revisione dei prezzi che tenga conto della variazione dei materiali che si verifica dal momento in cui i lavori sono stati contrattualizzati sino al momento in cui sono eseguiti”, spiega Costantino. Che aggiunge: “Ci troviamo appalti contrattualizzati sei mesi o un anno fa con una determinata offerta, oggi questi aumenti eccezionali sono dovuti a fatti imprevedibili”. E il rischio di chiusura è più che una paura: “Quello che stiamo vivendo oggi è un periodo in cui stiamo rescindendo contratti, mentre gli impianti stanno chiudendo”, conclude Costantino.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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