Energia green: la Sicilia potrebbe esportarla, ma è schiava del fossile

Un’Isola ricca di energia pulita, potenzialmente in grado di venderla al resto d’Italia, ma gravata da un gap strutturale accumulato nei decenni e da una burocrazia asfissiante. È la fotografia della Sicilia che emerge dall’analisi dei dati sulle energie rinnovabili forniti da Free, coordinamento Fonti rinnovabili ed efficienza energetica. “Al momento Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, ha richieste di connessione dalla Sicilia per 43 gigawatt, il 60 per cento del Mezzogiorno e il 25 per cento dell’intero Paese”, spiega a FocuSicilia Sergio Ferraris, direttore di QualEnergia, rivista di Legambiente, la quale fa parte di Free. Si tratta di privati, imprese e persino multinazionali – tra le quali Erg e Falck Renevables – che intendono investire sulle rinnovabili e chiedono di essere collegati alla rete. “Le istanze riguardano circa 570 chilometri quadrati di pannelli fotovoltaici, 480 pale eoliche galleggianti e mille sulla terra ferma”, precisa l’esperto. Impianti che potrebbero produrre “oltre 64 mila gigawattora di energia pulita l’anno”, a fronte di un fabbisogno regionale “di poco superiore a 16 mila GWh”. Leggi anche –Rinnovabili, Sicilia al sesto posto in Italia. Cgil: “Serve un’accelerazione” Secondo gli ultimi dati Terna, aggiornati a dicembre 2020, la Sicilia si alimenta principalmente attraverso fonti fossili (11 mila GWh), e in misura minore da eolico (2.765 GWh), fotovoltaico (1.900 GWh) e idrico (400 GWh). Non pervenuto, per il momento, il moto ondoso. Le rinnovabili coprono meno della metà del fabbisogno regionale, “nonostante le condizioni climatiche siano particolarmente favorevoli rispetto al Centro-Nord, sia per quanto riguarda le ore di sole che per l’abbondanza di vento”, osserva Ferraris. Per l’esperto l’Isola paga “tempi di autorizzazione lunghissimi, che rischiano di allontanare gli investitori”, e inoltre gli impianti “avrebbero bisogno di interventi di adeguamento importanti”. Il risultato è che malgrado la predisposizione alle rinnovabili “l’Isola non è energicamente autonoma”, essendo costretta a importare “elettricità da fuori regione, anche se in piccola parte”. Ad assorbire la maggior parte dell’energia sono il settore industriale e le abitazioni (5.600 GWh ciascuno), seguiti da servizi (4.600 GWh) e agricoltura (455 Gwh). Leggi anche –Comunità energetiche rinnovabili: 311 Comuni partecipano al bando Le cose potrebbero cambiare se gli impianti previsti andassero a buon fine. Per quanto riguarda il fotovoltaico, come detto si parla di circa 570 chilometri quadrati di pannelli, che avrebbero un costo complessivo di circa 20 miliardi e che a regime dovrebbero produrre circa 34 mila GWh l’anno. Le richieste per l’eolico galleggiante – detto anche off shore – puntano a realizzare 480 pale eoliche su piattaforme a circa 30 chilometri dalla costa. Il costo complessivo supera i 21,5 miliardi, e il potenziale energetico è di 18 mila GWh l’anno. Per Ferraris tali strutture avrebbero un indotto considerevole sul territorio siciliano. “La parte in acciaio, palo centrale e galleggianti, copre il 65 per cento del costo – 14 miliardi di euro – e potrebbe essere realizzata con acciaio prodotto dall’Ilva di Taranto assemblato nei porti siciliani, trasformati in hub per questo tipo d’eolico”. L’installazione delle pale dovrebbe durare “circa dieci anni” e impegnerebbe “un bacino di settemila addetti, 3500 dei quali a tempo indeterminato per la manutenzione”, precisa l’esperto. Leggi anche –Rinnovabili, un quarto di quelle “ferme” è in Sicilia. Il report di Legambiente Per quanto riguarda l’eolico sulla terraferma non si parte da zero. Per Ferraris la Sicilia conta già “circa 700 pale eoliche”, ma capita che non siano tutte in funzione “a causa della capacità della rete, che non riesce a gestire tutto il carico costringendo a fermare gli impianti”. In questa situazione aggiungere altre mille pale – se tutti i processi di autorizzazione andassero a buon fine – potrebbe sembrare illogico, ma secondo l’esperto Terna ha in programma interventi che renderanno possibile l’operazione. “Anche l’eolico off shore, del resto, è legato alla realizzazione del Tyrrhenian Link, un doppio cavo sottomarino di 950 chilometri di lunghezza e mille Mw di potenza, che collegherà la Sicilia alla Sardegna e alla Campania”. L’iter autorizzativo della Regione siciliana è stato completato lo scorso giugno, mentre qualche resistenza ci sarebbe ancora sul fonte sardo. “Se tutto andrà a buon fine, tra dieci anni la Sicilia potrebbe essere in condizione di vendere circa 50 mila GWh fuori dai propri confini, diventando un hub energetico nazionale”, conclude Ferraris.