fbpx

Enti locali che non incassano e quel macigno del disavanzo della Regione

La Banca d'Italia dedica alla finanza pubblica un ampio capitolo del Rapporto sull'economia regionale: criticità negli equilibri di bilancio per gli enti territoriali, spesa per i dipendenti pubblici in aumento del 2,4 per cento, incassi dei Comuni diminuiti del 6,4 per cento

Un disavanzo di 6.842 milioni di euro: un macigno nel bilancio della Regione Siciliana, il dato più alto tra le Regioni a statuto speciale. E poi disavanzi e criticità negli equilibri di bilancio per gli enti territoriali dell’Isola. Spesa per i dipendenti pubblici in aumento del 2,4 per cento (4.124 euro pro capite), per via delle assunzioni in emergenza sanitaria. Ancora: entrate correnti in diminuzione dell’1,3 per cento per la Regione e del cinque per cento per Province e Città metropolitane, incassi dei Comuni diminuiti del 6,4 per cento. Entrate tributarie cresciute del 5,2 per cento, ma solo per il venir meno degli effetti della sospensione dei pagamenti di alcuni tributi locali disposta nel 2020, perché in termini pro capite, le entrate dei Comuni rimangono inferiori alla media delle Regioni a statuto speciale del 25 per cento, per la minore capacità di riscossione degli enti siciliani. Infine: spesa sanitaria prevalente e tardiva attuazione finanziaria dei fondi Por. Così la Banca d’Italia, nel Rapporto sull’economia regionale, fotografa la Sicilia del 2021, dove non sono poche le ombre che si allungano sulla finanza della pubblica amministrazione, a tutti i livelli.

Leggi anche – Riscossione, assunzioni e bilancio armonizzato sono le croci dei sindaci

Il disavanzo della Regione e la spesa corrente

Il corposo disavanzo di quasi sette miliardi di euro a carico della Regione Siciliana si deve “prevalentemente all’accantonamento per la restituzione delle anticipazioni di liquidità ricevute dallo Stato per il pagamento dei debiti commerciali e per il ripianamento dei disavanzi pregressi”, precisa Bankitalia, che sottolinea come “anche la situazione degli altri enti territoriali, in particolare dei Comuni, evidenzia criticità negli equilibri di bilancio”, con “fragilità strutturali derivanti dalla dimensione contenuta delle basi imponibili e dalle difficoltà di riscossione”. La spesa corrente degli enti territoriali siciliani è stata “pari nel 2021 a 3.698 euro pro capite (4.545 nelle altre Regioni a statuto speciale, 3.494 in Italia) ed ha subito una flessione dello 0,8 per cento”, mentre “la spesa per il personale, dopo la riduzione registrata negli ultimi anni, è invece aumentata dell’1,2 per cento per via del personale sanitario”. Anche nel 2021, poi, risultano aumentati i trasferimenti a famiglie e imprese: de 10,8 per cento (a fronte di una media nazionale del 13,1 per cento), soprattutto per gli interventi di sostegno all’economia finalizzati ad attenuare gli effetti recessivi della crisi sanitaria.

Leggi anche – Regione, anche Confindustria critica la finanziaria: “Spettacolo inaccettabile”

Entrate tributarie: lontani dalla media nazionale

Nel 2021 gli incassi della Regione sono stati di 3.428 euro pro capite, in diminuzione dell’1,3 per cento rispetto al 2020 (nella media delle Regioni a statuto speciale – Rss – sono stati pari a 4.775, con una contrazione dell’1,2 per cento). Le entrate correnti delle Province e Città Metropolitane sono state pari a 123 euro pro capite (in linea con la media delle altre Rss), registrando una flessione del 5 per cento a attestandosi su un livello inferiore a quello pre-pandemia. Gli incassi correnti dei Comuni sono diminuiti del 6,4 per cento, soprattutto per effetto della contrazione dei trasferimenti, mentre sono cresciute le entrate tributarie del 5,2 per cento, anche per il venir meno degli effetti della sospensione dei pagamenti di alcuni tributi locali disposta nel 2020. In termini pro capite, le entrate dei Comuni rimangono però inferiori del 25 per cento rispetto alla media delle Rss. Subisce un’impennata invece la spesa per investimenti: aumentata del 5,6 per cento nel 2020, nel 2021 è cresciuta del 43,1 per cento, riguardando “in misura più marcata la Regione, le aziende sanitarie e i Comuni di maggiore dimensione”, specifica il report di Bankitalia.

Leggi anche – Comuni siciliani, la crisi è strutturale. Il segretario Anci: “I decreti non bastano”

Il ruolo decisivo dei fondi del Pnrr: 3,8 miliardi di euro

La Banca d’Italia fa il punto anche sulle risorse del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza): quelle assegnate agli enti territoriali siciliani fino alla fine di maggio del 2022, per interventi da realizzare secondo gli accordi entro il 2026 ammontano complessivamente a 3,8 miliardi (l’11,1 per cento del totale), pari a 782 euro pro capite (576 nella media nazionale). I programmi di intervento mirano a favorire l’inclusione sociale e la riduzione delle situazioni di degrado sociale attraverso il recupero, la ristrutturazione, il riutilizzo delle strutture edilizie e delle aree urbane e quelli a favore del trasporto pubblico (potenziamento del trasporto con realizzazione di metropolitane, tramvia, filovie e riduzione dell’inquinamento mediante l’acquisto di autobus a zero emissioni) e assorbono circa i tre quarti delle risorse complessive. Ulteriori risorse Pnrr serviranno al rafforzamento strutturale dell’offerta sanitaria: un surplus del 10,7 per cento rispetto alle risorse ordinarie assegnate alla Sicilia dal Fondo sanitario nazionale. Gli investimenti riguarderanno 146 Case di comunità, 39 Ospedali di comunità e 49 Centrali operative territoriali.

Leggi anche – Pnrr, la Sicilia spera per sanità digitale e territoriale. I dati del forum Ambrosetti

Dove si spendono più soldi pubblici: la sanità

“La sanità rappresenta la principale destinazione della spesa primaria corrente della Regione e costituisce una delle aree di intervento maggiormente interessate dalle ricadute della pandemia da Covid-19”, scrivono i tecnici di Bankitalia. “I costi del servizio sanitario in Sicilia hanno registrato un aumento significativo nel 2020 principalmente dovuto alla gestione diretta e, in particolare, all’acquisto di beni e servizi (13,2 per cento); la dinamica della spesa per il personale è stata invece più moderata (1,7 per cento. In base a indicazioni ancora provvisorie, tale aumento è proseguito anche nel 2021. In tale anno, la spesa a favore dei residenti è stata pari a 2.200 euro pro capite (era 2.085 euro nel 2020), lievemente inferiore alla media nazionale e delle Regioni a statuto ordinario (2.233 e 2.214 euro, rispettivamente)”. Ancora: “Nel biennio 2020-21 le entrate ordinarie non sono state sufficienti a coprire i maggiori oneri derivanti dell’emergenza sanitaria. A tal fine sono state stanziate a livello nazionale risorse aggiuntive, sia di natura straordinaria per l’emergenza pandemica (nel 2020 e 2021) sia volte ad incrementare la dotazione ordinaria del Fondo sanitario nazionale (nel 2021) limitando le ricadute sui bilanci delle strutture sanitarie”.

Leggi anche –Salute, il Covid non frena l’esodo: quasi 34 mila ricoveri fuori regione nel 2021

Fondi Por: Sicilia in ritardo rispetto alle altre regioni

Per la Ragioneria generale dello Stato, “alla fine di dicembre del 2021 i Programmi operativi
regionali (Por) 2014-2020 gestiti dalla Regione Siciliana avevano raggiunto impegni
e pagamenti pari rispettivamente al 78,2 e al 49,1 per cento della dotazione disponibile;
il livello di attuazione finanziaria si confermava inferiore sia a quello della media
delle regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) sia,
soprattutto, alla media dei Por italiani”. Facendo un paragone con l’anno precedente, emerge che i pagamenti cumulati erano aumentati del 14 per cento. “Alla fine del 2021, il numero di progetti cofinanziati dai Por siciliani e censiti sul portale OpenCoesione – si legge nel Rapporto – era pari a poco più di 19.100 unità. Oltre il 40 per cento delle risorse risultava impegnato nella realizzazione di lavori pubblici e in interventi nei settori dell’energia, dell’ambiente e dei trasporti, una quota superiore rispetto sia alle regioni meno sviluppate sia, in misura maggiore, alla media italiana. Oltre tre quarti dei fondi afferivano a progetti di importo superiore a un milione di euro (il 75 e il 64 per cento rispettivamente nelle regioni meno sviluppate e in Italia), mentre la quota di interventi conclusi era bassa e inferiore alle aree di confronto”.

Leggi anche – Fondi europei, in Sicilia quasi 6 miliardi per la programmazione 2021-2027

- Pubblicità -
Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

20,945FansMi piace
511FollowerSegui
338FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli