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Etna, a spasso tra regine, neviere, ladroni e miracoli

Miti e leggende, fede religiosa e un viaggio nel tempo fino all'ultima glaciazione, 10 mila anni fa. Una passegggiata sull'Etna con partenza da Sant'Alfio

Sì, c’è il virus, ma abbiamo la fortuna di avere vicino la Montagna, l’amata Etna, che anche d’inverno offre emozioni e bellezza. Parliamo di fare una passeggiata, non di escursioni, non di trekking o di scalate. Una passeggiata adatta a tutti, giovani e anziani, sportivi e pantofolai, per assaporare profumi e paesaggi, senza obblighi, da fare finché ci ricarica di energia primordiale, vulcanica. Naturalmente da fare con le cautele che il periodo di pandemia ci impone.

L’albero più grande e antico

Partiamo dall’albero più grande e antico dell’Etna (e sicuramente tra i più grandi e antichi del mondo), il Castagno dei cento cavalli, in territorio di Sant’Alfio, età stimata tra i duemila e i quattromila anni. Sembra un miracolo che un albero possa essere vissuto tanto in una zona che da sempre registra la presenza dell’uomo, eppure ce l’ha fatta. E ce l’ha fatta anche l’albero “gemello” che a poche centinaia di metri si può ammirare dalla strada (perché dentro una proprietà privata), il Castagno Nave. Del Castagno dei Cento Cavalli sicuramente tutti avranno sentito parlare, anche perché la sua fama (e il suo nome) è legata a una vicenda di secoli fa, che racconta di una notte tempestosa in cui una regina si rifugiò sotto le sue fronde con i cento cavalieri che l’accompagnavano. I più maliziosi aggiungono dettagli boccacceschi, ma non ci sono conferme. Di certo c’è che tantissimi viaggiatori del Grand Tour tra Settecento e Ottocento hanno visitato, raccontato e ritratto l’albero. Un bellissimo dipinto, realizzato dal francese Jean Houel, si trova oggi al museo Hermitage di San Pietroburgo. Il primo provvedimento di protezione dell’albero (e del Castagno Nave) risale al 1745, e nel 2008 il Castagno fu proclamato monumento messaggero di pace nel mondo dall’ Unesco, cinque anni prima della iscrizione dell’Etna nella lista dei patrimoni dell’Umanità.

La chiesetta di Magazzeni

Un altro posto magico, a pochi chilometri di distanza, è la chiesetta di Magazzeni, che sorge tra noccioleti, castagneti, sciare e ginestre, con una spettacolare vista dei crateri dell’Etna. La chiesa è simbolo di fede e devozione dei cittadini di Sant’Alfio, che la edificarono per ringraziare i Santi protettori del paese, Alfio, Filadelfo e Cirino, per lo scampato pericolo costituito dall’eruzione del 1928.  Allora una colata lavica scendeva rapidamente verso il paese, e gli abitanti andarono in processione, con le reliquie dei Santi, fino alla contrada Magazzeni, dove cominciarono a pregare. Improvvisamente, in quel tre novembre uggioso e grigio, si sentì “un fortissimo, lungo, cupo, terrificante boato, mentre sotto i piedi tremava la terra come se si volesse aprire”: quello, come è scritto nella targa che ricorda l’evento, “era l’urlo furioso del vulcano domato. La lava fece qualche passo ancora e poi si fermò. Il paese era salvo”. Purtroppo non ebbe la stessa fortuna Mascali. Le bocche infatti si aprirono più in basso e la colata in pochi giorni raggiunse e seppellì il paese, che fu poi ricostruito in un luogo diverso.

Grotta dei ladroni trasformata in neviera

Basta continuare a salire verso la montagna e poi al bivio con la Mareneve girare a destra e fare ancora alcuni chilometri per raggiungere un altro magnifico posto, il “Piano delle donne”. Nella zona domina la betulla aetnensis, pianta nordica ora endemica dell’Etna, relitto dell’ultima glaciazione che risale a oltre diecimila anni fa. Siamo sui 1500 metri di quota, quindi occhio all’abbigliamento. E se avete scarponi, elmetto e torcia elettrica potreste anche visitare la “Grotta dei ladroni” o “Grotta delle neve”, bellissimo tunnel di scorrimento lavico parzialmente modificato dall’uomo per essere usato come neviera. Qui d’inverno si stoccava la neve che in estate veniva poi prelevata per la preparazione di sorbetti e granite e per molti altri usi. Grandi quantità di neve erano destinate all’esportazione via mare con vascelli in partenza dal porto di Riposto. Anche Jean Houel fu affascinato dalla grotta, e la raffigurò chiamandola proprio “Grotte a la neige”.

Foto di Turi Caggegi

Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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