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Etna, dalla cenere rischio salute per metalli pesanti e radiazioni

Il materiale vulcanico prodotto dai parossismi ricade sui paesi etnei e sulle campagne. Tanti gli aspetti positivi, ma si studiano gli effetti di radioattività e infiltrazioni nelle acque potabili

La difficile convivenza con la cenere vulcanica, gli aspetti positivi ma anche dannosi e potenzialmente pericolosi per la salute umana, sia per la radioattività che per la infiltrazione di metalli pesanti nelle acque di falda. Ne abbiamo parlato con Salvatore Giammanco, primo ricercatore dell’Ingv Osservatorio etneo di Catania, esperto in geochimica dei fluidi, che da molti anni studia l’argomento. Un argomento di estremo interesse: strade, piazze, cortili, balconi, tetti e terrazze dei paesi che circondano l’Etna, infatti, sono periodicamente invasi dalla cenere vulcanica. I parossismi, 14 in un mese al momento in cui scriviamo, ne producono immense quantità che ricadono su campagne e centri abitati in base alla direzione dei venti.

Esplode la vita anche in mare

Il primo elemento positivo sottolineato da Giammanco è la “proprietà fertilizzante della cenere, grazie alla gran quantità di minerali presenti nelle particelle che si sciolgono con l’acqua arricchendo i suoli. Da qui la straordinaria ricchezza di biodiversità dei terreni vulcanici, di continuo alimentati con nuovo materiale vulcanico, un vero e proprio concime naturale”. Il materiale vulcanico inoltre trattiene umidità e favorisce la vita vegetale anche nei periodi di siccità. Una ricerca inoltre ha dimostrato che le ceneri vulcaniche che finiscono nel mare Ionio, fertilizzano anche grandissime aree marine per centinaia di chilometri, facendo sviluppare la vita vegetale e animale in modo rigoglioso.

Rifiuto speciale

Un materiale prezioso dunque, che però in base alla legge attuale da momento in cui tocca suolo pubblico va trattato come rifiuto speciale, con altissimi costi per la pulizia e lo smaltimento in discarica. Costi insostenibili per gli asfittici bilanci dei comuni, e infatti i sindaci chiedono a gran voce una soluzione per la gestione dell’emergenza. Il problema è presente da molti anni, visto che periodicamente l’Etna produce questo tipo di eruzioni, ma che non è stato ancora risolto. Diverso trattamento per la cenere raccolta dai privati, che in teoria può anche essere riutilizzata, per esempio in edilizia.

Leggi anche – Etna, perché la cenere è un rifiuto speciale. Foti: “Deve cambiare la legge”

Rischio polveri sottili

Lo smaltimento dunque costituisce un danno economico rilevante per gli enti locali e quindi per i cittadini, ma resta un’attività da svolgere prima possibile per evitare problemi alla salute. Conferma Giammanco: “I mezzi che circolano sulle strade frantumano il materiale vulcanico fino a disintegrarlo. In sostanza particelle grandi millimetri diventano polveri sottili delle dimensioni di micron, come le famigerate pm 10, pm cinque, o pm 2,5. Granelli molto pericolosi se respirati per lungo tempo perché entrano in circolo nel nostro organismo attraverso il sistema sanguigno e quello linfatico”. In questi tempi di pandemia è dunque utile l’utilizzo delle mascherine anti Covid, e in futuro sarà importante utilizzarle ancora, come succede di solito anche in Giappone.

Elementi radioattivi

Un altro aspetto potenzialmente molto pericolo per la salute è rappresentato dalla radioattività della cenere e dalla penetrazione di metalli pesanti nelle falde acquifere utilizzate anche come acqua potabile: “Sono studi molto recenti – spiega il vulcanologo – ma è vero che ci sono elementi da verificare. Tra i tanti elementi che possono essere trasportati dalle ceneri c’è il radio, figlio dell’uranio, e il radon, che dopo quattro giorni produce il polonio. Respirare queste particelle potrebbe causare maggiore incidenza di tumori o di malattie del sangue come la leucemia, ma parliamo comunque di esposizione per lunghi periodi”.

Metalli pesanti nell’acqua

Analogo rischio potrebbe derivare dall’uso di acqua potabile contenente metalli pesanti trasportati dal materiale vulcanico nelle falde: “Metalli come cadmio, vanadio, cromo, manganese e altri – conferma Giammanco – se ingeriti continuativamente potrebbero causare problemi al nostro sistema neurovegetativo. Parliamo di malattie con Sla e sclerosi multipla, ma parliamo di pochissimi casi. Sull’Etna c’è un’incidenza leggermente maggiore che nel resto della Sicilia, quindi speriamo di avviare un progetto per uno studio approfondito”.

Il caso Biancavilla

Giammanco spiega anche il motivo per cui a Biancavilla si è creata una situazione di emergenza sanitaria dovuta a una cava realizzata in una antichissima colata lavica che, fatto rarissimo, aveva al suo interno particelle simili all’amianto. A breve dovrebbero iniziare i lavori per la bonifica e la messa in sicurezza.

Randazzo e le eruzioni laterali

In questi giorni si ricorda anche il quarantesimo anniversario dell’eruzione che minacciò il paese di Randazzo, “ed è questo il tipo di attività dell’Etna che ci preoccupa, che è molto pericoloso”, ricorda Giammanco, che tranquillizza anche chi ha timore dei boati o delle fontane di lava di questi giorni, perché non si tratta di fenomeni pericolosi. “Ricordiamoci però – conclude Giammanco – che l’Etna è un vulcano che fa il suo mestiere, siamo noi a essere ospiti, siamo noi a doverci adattare, con grande rispetto”.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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