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Dai no-vax ai falsi responsabili, chi offende davvero le vittime del Covid-19

"Nel giorno del ricordo delle vittime della pandemia, sono due gli atteggiamenti che offendono quei morti". Il contributo di P. Rinaldi

Io la ricordo bene, la sera del 18 marzo 2020. Era ancora il momento in cui si cercava di esorcizzare la paura del lockdown cucinando tutti insieme, reinventandosi pasticcieri, panettieri, pizzaioli. Dopo, anche questo sarebbe venuto meno. Con mio marito e i ragazzi stavamo per assaggiare un tentativo di scacciata (mai stata brava a chiuderle, mia madre invece è bravissima) quando il telegiornale della sera passò le immagini della colonna di mezzi militari che lasciavano Bergamo. Con a bordo le salme dei pazienti morti per Covid-19. Morti in solitudine, senza il conforto dei propri cari, straziati da un morbo sconosciuto e per questo più terrorizzante. Anzi no. Oggi lo conosciamo bene. Eppure non ha smesso di farci paura.

Tra commozione e rabbia

Oggi è la Giornata nazionale in memoria delle vittime della malattia. In un anno il Covid ha strappato al Paese oltre 100 mila persone, quasi tutte appartenenti alla generazione che rimise in piedi l’Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Rivedendo le immagini di quei camion, ripensando a quelle persone morte sole, mi sono profondamente commossa. Mi ha emozionato anche ripensare a quei giorni di grandi dubbi e piccole speranze, così piccole da poter entrare in un forno insieme al mio tentativo di scacciata. Poco, dopo, però, alla commozione è subentrata la rabbia. Già, la rabbia. Perché leggendo i giornali e ascoltando la televisione, in questi mesi, mi sono resa conto che oggi ci sono due atteggiamenti che offendono profondamente quei morti.

Il pericolo dei no-vax

Il primo, il più visibile, è quello di chi nega la malattia e la sua cura, veicolando false certezze e finte sicurezze, che vanno dal complotto del Nuovo ordine mondiale ai microchip contenuti nei vaccini. È un atteggiamento deplorevole e certamente nocivo, che deve essere disincentivato a tutti i costi. Soprattutto quando approfitta di obbiettive defiances del Sistema sanitario italiano ed europeo – penso naturalmente alla figuraccia rimediata dall’Aifa e dall’Ema nella vicenda del farmaco di AstraZeneca – per mettere su il sorrisino insopportabile di chi vorrebbe dire: “Ti avevo avvertito!”. No, signori, non ci avevate avvertito proprio di niente. Avete sparso per mesi fake news, sperando che prima o poi una centrasse il bersaglio della casualità. Per esempio, la sospensione a scopo precauzionale di un vaccino.

Contro i finti “responsabili”

È accaduto, purtroppo, nel modo peggiore, dal punto di vista pratico e comunicativo. Pazienza. La gioia cattiva di no-vax e compagnia cantante non merita nessun altro commento, se non una condanna inappellabile dei loro comportamenti. A mio avviso anche nei termini previsti dalla Legge. Vorrei venire però al secondo atteggiamento che offende i morti di Bergamo, e tutte le altre vittime della pandemia. Parlo dell’irresponsabilità della classe dirigente. Alla faccia tosta di chi si nasconde dietro il vessillo della “responsabilità” per perseguire i propri interessi. A chi ciancia da due mesi di “ristori” e di “sostegni”, e non è ancora riuscito a far arrivare un euro a chi non sa cosa mettere sotto i denti stasera. Altro che scacciate, pizze e torte.

Strumentalizzare il ricordo

Costoro, mi dispiace dirlo, si trovano a tutti i livelli. Dal Governo nazionale agli enti locali, passando per il mondo della sanità, delle professioni, dell’informazione. C’è una cosa che li accomuna tutti, che li rende riconoscibili come se avessero un segno rosso stampato in fonte: sono ammalati di retorica. Ci funestano l’esistenza con post ad alto contenuto emotivo, con considerazioni di alta levatura morale, con foto strazianti come quella dei camion di Bergamo. Oggi, aprendo i social, questa foto l’ho incontrata decine di volte. E mi sono vergognata, quando ho visto esponenti di diversi partiti politici – di tutti gli schieramenti – piazzarci sopra il loro logo elettorale. Non ho potuto credere ai miei occhi. Un’offesa imperdonabile alla dignità di chi è morto solo. Anche per colpa della retorica vuota che ammorba le nostre vite.

I sepolcri imbiancati

Quelle foto ritoccate sono frutto del delirio di qualche social media manager, si dirà. Può darsi. Il politico, il medico, il professionista che accetta di condividerle sotto il proprio nome, però, ne diventa complice. Preda di una mania comunicativa che non è certo un problema solo italiano, ma che qui sta prendendo una deriva inquietante. Bene io vorrei dire – e ringrazio questo giornale per lo spazio che offre a noi lettori – che costoro per me sono colpevoli quanto e più dei no-vax. Anche se davanti le telecamere ostentano buon senso, competenza, coerenza. Sono quelli che Gesù Cristo chiamava sepolcri imbiancati, e che non sono cambiati negli ultimi duemila anni. Forse non cambieranno mai. Quel che è certo, è che non parlano a nome mio. Ma sono io, oggi, a vergognarmi per loro.

P. Rinaldi

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