fbpx

Etna Doc: zonazione e Docg, ecco le sfide per la nuova dirigenza

Con l'elezione del nuovo Cda e del nuovo presidente, il Consorzio di tutela dei vini del vulcano si prepara ad affrontare il futuro con nuovi progetti. Obiettivo, migliorare ancora la presenza sul mercato di un prodotto già di grande successo in tutto il mondo

Nuovo presidente, nuovo consiglio di amministrazione, una realtà di successo in grande ascesa e una serie di sfide per il prossimo futuro, a partire da zonazione e riconoscimento della Docg. Da alcuni giorni il presidente del Consorzio di tutela dei vini Etna Doc è Francesco Cambria, della cantina Cottanera di Castiglione di Sicilia. Nel Cda sono stati eletti Seby Costanzo (Cantine di nessuno), Irene Badalà, dell’omonima azienda, Marc De Grazia (Tenuta delle terre nere), Federico Lombardo (Firriato), Graziano Nicosia, dell’omonima azienda, Marco Nicolosi (Barone di Villagrande). Costanzo è anche il vicepresidente del Consorzio. Cambria, alla guida dell’azienda fondata tra Castiglione e Randazzo nel 1960, prende il posto di Antonio Benanti, della omonima storica azienda, che non si è ricandidato. Confermato il direttore Maurizio Lunetta.

Verso la Docg, denominazione di prestigio

I vini dell’Etna, come abbiamo scritto anche su FocuSicilia, stanno vivendo un periodo di grande successo e la denominazione è sempre più apprezzata in tutto il mondo. I progetti per migliorare ancora la qualità e il valore del prodotto nel rispetto dell’ambiente e del territorio sono numerosi. Molti sono già avviati da tempo. Primo, importante obiettivo, l’istituzione della Docg. Aggiungere una “g” alla Doc significa aggiungere prestigio a prestigio, e dare anche ai consumatori e in generale al mercato una garanzia in più rispetto all’origine del vino e della materia prima. In Sicilia fino a oggi c’è solo una Docg (Denominazione di origine controllata e garantita), quella del Cerasuolo di Vittoria.

Contrassegno di garanzia

L’Etna, se il percorso andrà a buon fine, magari fra un paio d’anni avrà la denominazione garantita. Non è una questione solo nominalistica: per legge ogni bottiglia di vino Docg deve essere del tutto tracciabile. Quindi ogni bottiglia di Etna per essere messa in commercio dovrà essere accompagnata da un contrassegno di stato, la classica fascetta presente già in alcuni dei più noti vini italiani. In sostanza ogni bottiglia sarà numerata e certificata univocamente. Una garanzia in più per il consumatore, che avrà certezza dell’origine dell’uva del vino che acquista. Per i produttori un elemento di qualità su cui basare anche campagne di marketing legate a un valore sempre più importante nel mondo del vino, il territorio.

Territorio, primo elemento

Il territorio, proprio in quanto elemento fondamentale nella produzione e nella comunicazione del vino è al centro di un altro progetto di cui si discute da anni. Si tratta della zonazione, ovvero della definizione puntuale delle singole contrade che rientrano nell’area della Doc. Oltre 130 porzioni di territorio che si susseguono sui versanti del vulcano e che vengono tradizionalmente identificate con nomi diversi. Sull’Etna, si sa, anche superfici adiacenti possono avere caratteristiche molto diverse dal punto di vista della composizione del terreno (più o meno sassoso o sabbioso, per esempio), sia dal punto di vista del meteo (piovosità, umidità, esposizione e così via), sia per altri aspetti.

Valorizzare le contrade

Le eruzioni, i pendii, i terrazzamenti, la vegetazione circostante, il versante e tanti altri parametri influenzano la coltivazione della vite e determinano il periodo di maturazione dell’uva. Incidono insomma sul prodotto finale. Il vino di ogni contrada alla fine avrà tante cose in comune con quello della contrada confinante, ma avrà anche differenze e particolarità. La peculiarità di ciascuna zona potrà essere dunque studiata e valorizzata, quindi presentata al mercato e al consumatore finale come un valore aggiunto, un dettaglio pregiato di una storia, la tessera unica di una grande puzzle rappresentato dai vini del vulcano. Si tratta, semplificando, anche del valore del Cru, per dirla con i cugini (e a volte maestri) francesi.

- Pubblicità -
Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

18,249FansMi piace
313FollowerSegui
304FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli