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Etna, escursioni in compagnia degli alpaca “dalla lana simile al cashmere”

Le gite sul vulcano con gli animali stanno riscuotendo un notevole successo. "Durante la stagione estiva abbiamo anche cento prenotazioni al mese", dice l'allevatore. Prospettive economiche interessanti anche dalla lana, che supera il costo di 200 euro al chilo

Vivono sulle vette selvagge dell’America meridionale, le altissime Ande distese tra Cile, Perù e Bolivia. Anche sulle pendici dell’Etna, però, gli alpaca si trovano molto bene. Almeno da quando il signor Luciano Domanti ha impiantato un allevamento a Linguaglossa, per utilizzarli a scopo turistico e ricavarne la lana, “paragonabile al cashmere”, dal costo di 220 euro al chilo. “Ho cominciato nel 2013 con una coppia, poi la famiglia è cresciuta. Oggi siamo l’unica realtà dell’Isola a organizzare escursioni con questi animali”, spiega Domanti a FocuSicilia. L’allevamento di Linguaglossa al momento conta otto alpaca, ma a luglio dovrebbero arrivare dei cuccioli. Le passeggiate sulle pendici del vulcano stanno riscuotendo un notevole successo. Ogni giro dura tre o quattro ore, e ha un costo di 30 euro. “Lavoriamo soprattutto nel fine settimana, ma durante la stagione estiva possiamo avere anche cento prenotazioni al mese, sia da siciliani che da turisti”, dice l’allevatore.

Un animale “educato”

“Quando ho iniziato, nove anni fa, c’era un solo allevatore sull’Isola, un professionista di Scicli che teneva questi animali per passione”, dice Domanti. L’idea di utilizzare gli alpaca come compagni di gite, spiega, è venuta col tempo. “In Nord Italia, soprattutto in Trentino, realtà del genere esistono da tempo. Qui in Sicilia sono l’unico”. Si tratta di animali più “educati” rispetto ai cugini lama. “La prima cosa che i turisti chiedono è se sputano. Per fortuna non è così”, sorride l’allevatore, che si dice fortunato anche sul fronte della burocrazia. “Non ho dovuto chiedere autorizzazioni particolari, visto che gli alpaca evidentemente non inquinano e non danneggiano il territorio del parco dell’Etna come farebbe un mezzo pesante”. Anche per questo i turisti amano le passeggiate con questi animali. “Camminando con loro si apprezzano ancora di più il paesaggio e le bellezze del vulcano”.

Poco cibo, molte cure

Oltre che docile, prosegue l’allevatore, l’alpaca è anche estremamente parco nell’alimentazione. “Ogni esemplare consuma una quantità di cibo pari a circa l’un per cento del proprio peso corporeo. Considerando che un adulto può arrivare a pesare 75 chili, parliamo di meno di un chilo al giorno”. Oltre al cibo, le spese principali consistono nel taglio delle unghie, nella cura dei denti e nella tosa, che avviene una volta all’anno. “Io provvedo da solo, anche se devo dedicarmi anima e corpo agli animali. Cosa che faccio volentieri, visto che mi piacciono e che pagare una persona ad hoc avrebbe un costo notevole”. Complessivamente per la cura mensile di una coppia “si spendono circa duecento euro”. Numeri che rendono l’attività “più che sostenibile”, anche se per ottenere guadagni considerevoli “è difficile, almeno con i numeri attuali”. Al momento l’allevamento è piccolo, ma come detto presto le cose cambieranno. “Tre femmine sono incinte, quindi la nostra famiglia crescerà ancora”.

Una lana molto preziosa

Un discorso a parte merita la lana, che secondo gli esperti è particolarmente preziosa. “Si tratta di un tessuto molto morbido, indicato per chi soffre di allergie. Inoltre riscalda fino a sette volte più della lana di pecora”, precisa l’allevatore. La lanugine degli esemplari più piccoli è indicata per gli indumenti dei neonati, “visto che non dà fastidio alla pelle”. Domanti ha stabilito un accordo con un’impresa tessile del Nord Italia per la lavorazione del prodotto. “Quando tosiamo mandiamo tutto a Pedemonte, in provincia di Vicenza, e loro ci restituiscono i gomitoli”. Questo ultimi possono essere lavorati per produrre scaldacollo, berretti, guanti, ma anche trapunte. Le quantità tra prodotto grezzo e lavorato cambiano notevolmente. “Da un esemplare maschio si possono tosare fino a quattro chili di lana grezza, che diventano circa un chilo di lana lavorata, pari a circa 10 o 12 gomitoli”.

Il profitto non basta

Date le sue particolari caratteristiche il materiale è molto prezioso e supera i 200 euro al chilo. Le quantità prodotte dall’allevamento di Domanti sono però abbastanza modeste. “In un anno riusciamo a produrre circa 80 o 90 gomitoli da cento grammi, non di più. A conti fatti, meno di dieci chili di prodotto finito”. Per mettere in piedi un’impresa tessile “occorrerebbero almeno una cinquantina di capi”. Tenere questo tipo di animali non è però una passeggiata. “Molte cose ho dovuto impararle da solo, con l’impegno quotidiano. Durante i primi anni avevo difficoltà persino a trovare un veterinario, quando sentivano il nome dell’animale chiudevano”. L’ingrediente principale dell’allevamento, insomma, “è una grande passione per gli animali. Senza quella è impossibile tenerli, nemmeno con l’obiettivo di realizzare un grosso profitto”, conclude Domanti.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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