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Etna, la cenere vulcanica non è più un rifiuto. Al via pratiche di riutilizzo

Dopo la modifica della normativa si apre uno scenario virtuoso per l'uso del materiale vulcanico in edilizia e agricoltura. Non sarà più necessario il conferimento in discarica, con notevoli risparmi per i comuni e benefici per l'ambiente

La cenere vulcanica non è più un rifiuto, e alcuni comuni stanno già operando per trattarla come tale, quindi risparmiando grandi somme sullo smaltimento. Fino a qualche mese fa infatti il materiale espulso dall’Etna nel corso dei tanti parossismi di quest’anno non solo creava tanti problemi alla circolazione e potenzialmente anche alla salute delle vie respiratorie, ma era anche un incubo dal punto di vista finanziario, perché bisognava raccogliere tutto e conferire in discarica come rifiuto speciale, al prezzo di circa 130 – 150 euro a tonnellata. Adesso, di certo l’incubo non si è dissolto, soprattutto in alcuni paesi del versante est come Milo, Zafferana, Sant’Alfio, Santa Venerina, Giarre, Riposto, Mascali che sono sempre i più bersagliati a causa dei venti prevalenti, ma in parte è possibile limitare i danni e avviare al riutilizzo un materiale molto utile in alcuni ambiti come edilizia e agricoltura.

Norma inserita nel decreto semplificazioni

Il diverso trattamento della cenere è stato infatti inserito nel cosiddetto decreto Semplificazioni del 31 maggio scorso, ed è subito diventato operativo. Poi il decreto è stato convertito in legge il 29 luglio, e la norma è stata confermata. Si tratta di poche righe che rivoluzionano, dopo anni e anni di richieste in questo senso, il modo ufficiale di considerare il materiale. In sostanza si apre la strada al riuso, con evidenti benefici anche dal punto di vista ambientale. Adesso la legge dice che è possibile non attribuire il codice di rifiuto (CER) e che le ceneri vulcaniche possono essere “riutilizzate in sostituzione di materie prime all’interno di cicli produttivi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana”. L’iniziativa è stata studiata e messa a punto da due esponenti del movimento cinque stelle, il senatore Cristiano Anastasi e il deputato regionale Giampiero Trizzino, componente della commissione ambiente all’Ars.

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Rischio raddoppio tasse per i cittadini

In particolare Anastasi, ingegnere elettronico di Giarre, racconta di essere riuscito a inserire il testo grazie anche alla collaborazione della collega di partito Ilaria Fontana, sottosegretaria al ministero della transizione ecologica. “Abbiamo fatto una stima prudenziale proprio per il comune di Giarre, e abbiamo calcolato che fino a oggi lo smaltimento della cenere come rifiuto speciale costerebbe circa un milione di euro”, spiega il senatore Anastasi. Un milione di euro è grosso modo la cifra spesa dal Comune per il servizio di raccolta ordinario dei rifiuti, quindi in teoria, visto che in base alla legge la raccolta rifiuti deve essere interamente pagata dai cittadini, “la bolletta sui rifiuti dei giarresi l’anno prossimo poteva anche raddoppiare, anche se la cenere fosse andata in discarica come terra e roccia da scavo, con un costo di conferimento di circa 20 euro a tonnellata”.

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Raccolta, filtrata e ripulita

Naturalmente il risparmio riguarda solo il conferimento, restano quindi a carico delle amministrazioni locali gli altrettanto insostenibili costi di spazzamento e trasporto. La cenere inoltre, per essere riutilizzata, deve preventivamente essere filtrata e ripulita da eventuali corpi estranei. Si tratta comunque di un passo molto atteso dai sindaci, e si cominciano a vedere le prime applicazioni pratiche. Stranamente la norma in un primo tempo non ha infatti avuto grande diffusione neanche tra gli amministratori, forse scettici sulla reale applicazione immediata. Pian piano però i comuni stanno gestendo la cenere diversamente da prima. Per esempio, il comune di Santa Venerina ha stoccato il materiale senza attribuire codice CER, e lo stesso sta facendo Milo. Anche a Riposto stanno valutando come trattare gli enormi cumuli di cenere depositati in aree pubbliche.

Giarre. Piazza Duomo coperta di cenere dell’Etna. Foto di Turi Caggegi

Drammatica situazione sul versante est

Drammatica la situazione a Giarre, 28 mila abitanti, ormai diventata una cittadina nera e polverosa, con 16 aree di stoccaggio in centro e nelle frazioni. “Quando stavamo avviando lo sgombero di alcune aree – racconta l’assessore alla protezione civile comunale Alfio Previtera – è arrivata la mazzata della nuova enorme ricaduta di domenica scorsa”. A Giarre, come a Milo e negli altri centri, sembra di essere di una fiction distopica. Appena si inizia a pulire, tra mille difficoltà finanziarie e logistiche, l’Etna fa un nuovo parossismo e azzera tutto il lavoro fatto. C’è un’area di stoccaggio già satura, dice Previtera, “abbiamo stimato che ci siano dentro circa 40 mila tonnellate di materiale”. E questo mentre ci sono altre 15 aree con i cumuli e la città è ancora con altre migliaia di tonnellate di cenere per le strade, sui marciapiedi, sui tetti, nelle piazze e nei giardini. “La cenere è dappertutto”, dice sconsolato l’assessore. Fino a oggi, gli incarichi assegnati con “somma urgenza” a ditte locali per cercare di pulire il paese “ammontano a 700 mila euro, e dobbiamo continuare per la nuova cenere caduta domenica”.

Giarre. Piazza San Francesco d’Assisi coperta di cenere dell’Etna. Foto di Turi Caggegi

“Somma urgenza”, ma i fondi non arrivano

In “somma urgenza” significa che l’ente impegna soldi che non ha, in attesa che la Regione faccia arrivare i fondi per pagare i fornitori, ma anche in questo caso i problemi non mancano: “Fino a maggio abbiamo rendicontato 450 mila euro di spese – dice Previtera – ma fino a oggi abbiamo ricevuto in tutto 177 mila euro”, meno della metà. A Giarre comunque una parte della immensa quantità di cenere caduta dal cielo adesso viene portata in una piattaforma privata in periferia, dove il materiale viene filtrato e ripulito, e resta di proprietà della ditta che sta effettuando il servizio. Una applicazione pratica della nuova norma, che sembra aprire anche nuove prospettive di business in ambito di economia circolare.

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Stato di calamità e proposta di legge

Il grido di aiuto dei sindaci resta quello della dichiarazione dello stato di calamità, visto i comuni e la Regione non hanno le risorse necessarie ad affrontare questa perenne emergenza, ma il percorso resta complicato e l’esito poco probabile per via delle normative in vigore. Trizzino e Anastasi annunciano l’impegno a studiare e proporre con disegno di legge una norma per istituire un fondo permanente per consentire l’acquisto di mezzi adeguati alla pulizia delle strade a comuni associati o consorziati, in modo da essere in grado di affrontare l’emergenza in qualunque momento. Nel disegno di legge proporranno anche indennizzi ai cittadini, costretti a spese proprie a grandi esborsi per la pulizia di tetti e aree private.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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