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Famiglie, i poveri sono sempre più poveri. Aumenta il divario tra Nord e Sud

Le famiglie italiane hanno aumentato le proprie differenze nell'anno della pandemia. Chi ha potuto ha risparmiato, ampliando la propria ricchezza, i fragili lo sono diventati sempre più. Senza il reddito di cittadinanza e di emergenza le cose sarebbero potute peggiorare di molto. I dati dell'Osservatorio dei commercialisti

Aumentano le famiglie povere in Italia, aumenta la pressione fiscale e aumenta il divario tra Nord e Sud. Si continua a reggere solo grazie alla grande propensione al risparmio degli italiani che, nell’ultimo anno e mezzo di pandemia, è ulteriormente cresciuta. Anche l’indebitamento è aumentato poco. Non tutti hanno qualcosa da conservare, però, e le famiglie che erano riuscite a risollevarsi un po’ nel 2019, in gran parte grazie al reddito di cittadinanza, in molti casi sono tornate nella povertà. È il bilancio di un anno di pandemia e di dieci anni di crisi economico e finanziaria dell’Osservatorio della Fondazione nazionale dei commercialisti.

Aumentato il divario tra ricchi e poveri

La crisi economica del 2020 si aggiunge a quelle già patite nel periodo 2009-2010 e 2011-2013. L’impatto è stato “molto forte sui redditi familiari e sugli indici di povertà” e “devastante sulla finanza pubblica italiana”, il cui indebitamento è cresciuto di 129 miliardi nel 2020. In questo contesto gli italiani hanno risparmiato il più possibile. I consumi si sono ridotti di poco meno di 11 punti percentuali e chi ha potuto ha incrementato il proprio risparmio, in gran parte sotto forma di depositi presso le banche (+6,3). La tendenza è passata dall’8,2 per cento del 2019 al 15,8 del 2020. In pratica, hanno aumentato la propria ricchezza. Al contrario, i più fragili si sono ritrovati sotto la soglia di povertà assoluta e ancora più difficile sarebbe stata la situazione senza reddito di cittadinanza e di emergenza. “È evidente come gli interventi pubblici a protezione del reddito e del lavoro non siano riusciti ad impedire una grande crisi economica e sociale, mentre il governo non si è minimamente posto il problema di intervenire sulla pressione fiscale a carico delle famiglie”. Una tendenza che si conferma anche nella prima parte del 2021.

Leggi anche – Regione, 7 milioni per le famiglie in crisi. Cresciuti del 30 per cento i nuovi poveri

Sicilia ultima per reddito medio

Le differenze economiche non sono soltanto tra un anno e l’altro. Vale pure la differenza territoriale e così, secondo gli ultimi dati Istat, ovvero quelli del 2018, “nonostante il buon recupero negli ultimi anni del reddito netto medio familiare del Sud e Isole (+8,8 per cento dal 2015 al 2018), il divario territoriale con il Nord si è incrementato rispetto al 2003 (+1,6)”. Si è così raggiunta una differenza di oltre 23 punti percentuali. Nel dettaglio, gli ultimi dati indicano il reddito netto medio delle famiglie meridionali pari a 2.159 euro al mese, mentre al centro è di 2749 contro i 2.930 del Nord-est e i 2.887 del Nord-ovest. Guardando alla sola Sicilia e mettendo in relazione i dati 2013-2017 si è passati da una media annuale di 20.651 euro, penultima in classifica prima della Calabria, all’ultima posizione del 2017 con 22.745 euro annuali. Il divario con la prima in classifica, la provincia autonoma di Bolzano, è aumentato di circa quattro mila euro in questi anni, passando da 11 mila e 15 mila euro annui di differenza.

Più famiglie povere nell’era Covid

In generale, durante il 2020 si contano più famiglie in povertà. Il dato raggiunge il 7,7 per cento se guardiamo all’intero territorio nazionale. Era al 6,4 nel 2019, al sette nel 2018 e al 3,6 nel 2015. Le famiglie nelle regioni del Sud hanno tutte peggiorato la loro posizione economica, qui si sono sfiorati i 10 punti percentuali. La Campania è passata dal 20 al 22 per cento, la Puglia dal 17 al 22, la Calabria dal 20 al 23, la Sicilia dal 20 al 24, la Sardegna dall’8 al 13. Tuttavia la pandemia ha colpito duro anche al Nord e in percentuale la povertà è cresciuta più che al Sud. La soglia massima raggiunta rimane comunque più bassa, rispetto al Mezzogiorno d’Italia, di due punti percentuali. Territori come Veneto e Lombardia hanno aumentato i loro dati negativi. Nel primo caso è cresciuta di 7,1 punti percentuali (passando dall’ 3,2 al 10,3), nel secondo di contano +2,4 punti percentuali, passando dal 3,4 al 6 per cento. Per circa la metà delle regioni italiane, invece, si è registrata una diminuzione e quindi un miglioramento delle condizioni delle famiglie.

Pressione fiscale sulle famiglie +17% in 10 anni

Nell’anno della pandemia anche la pressione fiscale ha fatto un grosso balzo in avanti, aggravando l’andamento degli ultimi 10 anni. La pressione generale, pari a poco più del 43 per cento, “è aumentata di 0,7 punti di Pil, mentre quella delle famiglie, pari al 18,9 per cento, è cresciuta di un punto del prodotto interno lordo. La causa, secondo l’Osservatorio dei commercialisti sta nella “rigidità del gettito delle imposte dirette in rapporto al calo del Pil”. Nel 2020 entrambi sono diminuiti, ma se il Pil ha perso 7,8 punti percentuali, il gettito delle famiglie si è fermato a 3,2. Tutte le altre entrate fiscali, invece, sono diminuite dell’8,7 per cento. Se dunque, spiegano dall’Osservatorio, la pressione fiscale generale è salita, “quella delle famiglie è aumentata in misura maggiore”, soprattutto a causa dell’Irpef. Risultati negativi che si sommano a quelli del 2019 e rimarcano la tendenza avviata nel 2011. Rispetto ad allora, “a fronte di un incremento del Pil di 2,8 miliardi (+0,2 per cento), le entrate fiscali delle famiglie sono aumentate di 46 miliardi di euro (+17,3 per cento), mentre le altre entrate fiscali sono diminuite di 15,7 miliardi di euro (-3,8)”. Insomma, “è evidente come il costo della crisi, dopo nove anni, si sia fatto particolarmente pesante e, soprattutto, sia assolutamente sbilanciato dal lato delle famiglie”.

Le entrate fiscali a carico delle famiglie

Nel 2020, le famiglie hanno pagato al fisco 312,3 miliardi ovvero il 18,9 per cento di tutte le entrate fiscali pari a 711,1 miliari di euro, in risalita dello 0,7 per cento rispetto al 2019. A pesare di più nelle tasche delle famiglie sono le imposte dirette (13,1 per cento), seguita dai contributi sociali (4,6). Le imposte indirette imputabili alle famiglie nel 2020 sono solo l’1,2 per cento del totale e relative unicamente al gettito Imu/Tasi. Una parte ancora più residuale, appeno lo 0,02 per cento del Pil sono poi imposte in conto capitale imputate. In pratica le imposte su successioni e donazioni. Ciò che è aumentato maggiormente sono Irpef (+1,01) e Imu (+0,67). “Le uniche imposte a presentare uno shock residuo negativo sono l’Irap (-0,78), che ha beneficiato anche dello sgravioCovid-19, e l’Ires (-0,08)”.

Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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