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Filiera del vetro colpita dalla guerra. Passata di pomodoro senza contenitori

Caro materiali, guerra in Ucraina, guasti agli stabilimenti produttivi. La filiera del vetro è a rischio, e anche nell'Isola le forniture scarseggiano. Per il maggior grossista siciliano "non esistono soluzioni a breve termine", ma un 'idea sarebbe "recuperare il vuoto a rendere"

Prima la chiusura di un grande stabilimento a Gostomel, in Ucraina, danneggiato dai bombardamenti russi. Poi il guasto di un “forno” strategico a Barcellona, in Spagna, dovuto al superlavoro per coprire la mancata produzione nell’Est. Risultato: la filiera del vetro in Europa è minacciata, e gli effetti si fanno sentire anche in Sicilia. “A essere danneggiate, in questo momento, sono soprattutto le aziende che producono passata di pomodoro, che si ritrovano senza contenitori”, spiega a FocuSicilia Mattia Indelicato, uno dei responsabili commerciali di Mediterranea Vetri, impresa leader nella vendita all’ingrosso di vetro e imballaggi. Su 60 milioni di pezzi commercializzati ogni anno dall’azienda almeno 20 milioni – circa il 30 per cento – sono di vetro bianco. Il prodotto manca e le scorte non sono sufficienti. “Ci sono rimaste poche migliaia di pezzi, che stiamo vendendo ai produttori più piccoli, visto che per i grandi si tratta di quantità irrisorie rispetto alla loro produzione”, prosegue Indelicato. Una situazione allarmante, che secondo il responsabile commerciale non ha soluzioni nel breve periodo. “Purtroppo il forno a Barcellona si è rotto nel momento sbagliato. Fosse successo l’anno scorso, non saremmo in questa situazione”.

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Le caratteristiche del vetro

Come ricorda Assovetro, l’associazione degli imprenditori del settore legata a Confindustria, si tratta di un materiale “chimicamente inerte, che non rilascia cessioni a contatto con alcun tipo di alimento, per quanto aggressivo possa essere”. Nessun problema di conseguenza per i prodotti con elevato tasso di acidità, come passate, marmellate e sottaceti. Il vetro inoltre “evita il passaggio all’interno del contenitore di microbi dell’ambiente”, e sopporta senza problemi i trattamenti di pastorizzazione e sterilizzazione, “condotti rispettivamente a temperature di 60 e 120 gradi centigradi”. Il colore delle bottiglie – bianco, scuro, giallo – non è un dettaglio estetico. Le diverse gradazioni di colore “consentono di conservare i prodotti anche in condizioni non ideali, quali esposizione al sole o a fonti di calore, mantenendo inalterate le proprietà del contenuti”. Lo conferma Indelicato. “C’è il vetro bianco, detto anche trasparente, utilizzato per le passate e alcuni tipi di vino, soprattutto il rosato. Il vetro scuro, che in realtà è verde, si utilizza per il resto del vino e per l’olio. Infine c’è il vetro giallo, o marrone, comunemente utilizzato per la birra”.

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Fabbriche, poche e “americane”

Ogni colore richiede una particolare lavorazione, e anche il costo è diverso. I carichi sono organizzati in pedane che contengono dai 1.500 ai duemila pezzi, e ciascuna ha una diversa fascia di prezzo. “Il vetro bianco varia dai 450 agli 800 euro, il vetro scuro dai 600 ai mille euro mentre il giallo è una via di mezzo, dai 500 ai 700 euro”. Carichi più particolari, come le bottiglie di vino più grande fino a 25 litri, possono costare invece migliaia di euro. “Queste forniture, però, sono abbastanza rare”, precisa Indelicato. Sul prezzo al cliente, il ricarico applicato da Mediterranea Vetri varia dal dieci al 15 per cento. L’azienda si rifornisce da oltre 20 fabbriche in tutta Europa. La maggior parte di esse fa capo al colosso americano O-I Glass, meglio noto come Owen-Illinois, con sede centrale a Pittsburgh, Pennsylvania. “La O-I controlla circa dieci fabbriche in Italia, tra cui la Sicilvetro di Marsala. Tre di queste fabbriche producono vetro bianco, ma al momento sono maggiormente concentrate nella produzione di bottiglie per il settore vino”. Una modesta percentuale viene prodotta in uno stabilimento in Ungheria, ricorda Indelicato, “ma non è sufficiente a coprire le forniture”. 

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Tre rincari in un anno

La crisi del settore affonda le radici mesi ben prima del conflitto nell’Europa dell’Est. Anche il vetro, spiega il responsabile commerciale, è tra le materie prime che nel 2021 hanno avuto problemi di reperibilità, cosa che ha portato rivenditori e clienti a una vera e propria corsa alle scorte. “Ognuno ha cercato di mettere in magazzino quanti più pezzi possibile, anche per far fronte all’aumento dei costi”, dice Indelicato. Di solito, il prezzo della vendita viene fissato dai rivenditori a inizio anno e viene mantenuto per tutto l’esercizio. “Quest’anno ci sono già stati tre rincari, e non sappiamo se di qui a poco dovremo praticarne un altro”. Da qui l’aumento delle richieste per lo stabilimento di Barcellona, che ha cercato di coprire sia la maggiore richiesta dovuta ai rincari che quella dovuta al bombardamento della fabbrica ucraina. Secondo Indelicato il forno spagnolo “ha letteralmente fuso”, e sostituirlo non sarà facile. “Il vetro bianco si produce anche altrove, ma adesso la richiesta è schizzata alle stelle. Inoltre Barcellona produceva in particolare i barattoli per la passata, quindi saranno le aziende di quel settore a essere più in difficoltà, anche qui in Sicilia”. 

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Il valore del “vuoto a rendere”

Anche le scorte di un grossista come Mediterranea sono ridotte. “Al momento abbiamo poca disponibilità, con rifornimenti non immediati”. Quantità minime se paragonate alle forniture consuete, “che stiamo conservando per i più piccoli, visto che per i grandi si tratterebbe di numeri irrilevanti”. Una exit strategy, al momento, non c’è. Dopo i rincari e la guerra, il guasto al forno spagnolo ha rappresentato la classica ciliegina sulla torta, “visto che per ripararlo, a quanto ci dicono in nostri contatti, occorreranno almeno sei mesi”. Un periodo molto lungo, soprattutto per le aziende del pomodoro che rischiano di vedere compromessa la stagione. Inutile proporre agli stabilimenti di riconvertire la produzione. “Se una vetreria fa vetro scuro non può mettersi da un giorno all’altro a fare vetro bianco, perché i costi sarebbero proibitivi”, spiega Indelicato. Una soluzione percorribile, invece, sarebbe rappresentata dal vuoto a rendere. “Sarebbe un’ottima opzione, ma il sistema è molto complicato, costoso e praticamente irrealizzabile, per come sono strutturate attualmente le aziende in Sicilia”, osserva il responsabile commerciale. 

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Un’impresa, due famiglie

Fondata negli anni Cinquanta ai piedi dell’Etna dalle famiglie Indelicato e Romano, che ancora oggi dividono la proprietà, Mediterranea Vetri è il principale fornitore di contenitori in vetro in Sicilia, con un fatturato annuo di circa quattro milioni di euro. Oggi la sede principale dell’azienda si trova alla Zona industriale, dove affluiscono i carichi di vetro provenienti da oltre venti fornitori in Italia ed Europa. “Le nostre performance sono cresciute anche durante la pandemia, e quest’anno, prima della crisi ucraina, il fatturato aveva già toccato quota 4,2 milioni di euro”, dice Indelicato. Per quanto riguarda il personale, Mediterranea dà lavoro a circa dieci persone, più un team esterno che si occupa di grafica, marketing e pubblicità. Ad acquistare i prodotti di Mediterranea – che oltre al vetro commercializza anche contenitori in plastica, cartone e latta – sono “centinaia di imprese siciliane, dalle più piccole, che comprano quantità modeste, alle grandi realtà che acquistano migliaia di pezzi al giorno”, conclude il responsabile commerciale.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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