fbpx

Fondi europei 2014-2020: a un anno dal termine, la Sicilia deve spenderne il 43%

Entro fine 2023 i Fondi strutturali europei della precedente programmazione dovranno essere spesi o andranno persi. E l'Isola ha una delle performance peggiori d'Italia, con solo il 57 per cento degli oltre cinque miliardi previsti

Degli oltre cinque miliardi di euro messi a disposizione dalla programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali europei, la Sicilia ha speso al 31 dicembre 2022 solo 2,9 miliardi. Ovvero, il 57,2 per cento del totale. Si tratta, secondo i dati raccolti dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil, di una delle performance peggiori d’Italia a livello regionale, con solo Marche, (55 per cento) e Campania (56,6 per cento del totale) a fare peggio.

La Sicilia fa meglio nel Fse che nel Fesr

Il dato si riferisce alla somma dei programmi di spesa del Fondo Sociale Europeo (Fse) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr), dedicati rispettivamente a interventi per l’occupazione, inclusione, istruzione e formazione e a interventi volti ad aiuti diretti agli investimenti nelle imprese, ai settori della ricerca e dell’innovazione, delle telecomunicazioni, dell’ambiente, dell’energia e dei trasporti. E proprio queste voci relative al Fesr rappresentano per la Sicilia la gran parte dei fondi, 4.273.038.791 euro, di cui spesi alla fine dello scorso anno risultano 2.387.254.084 euro, ovvero il 55,9 per cento. Migliore la performance nella spesa dei fondi Fse, con una dotazione di 820.096.428 euro e una spesa di 525.075.012 euro, ovvero il 64 per cento.

Nessun rischio di disimpegno, finora

Nonostante l’enorme mole di “risorse” ancora da spendere, non ci sono però al momento rischi di disimpegno delle somme in Sicilia e nel resto dei 49 programmi attivi in tutta Italia per il 2014-2020. A sottolinearlo, nelle scorse settimane, è stata la stessa Regione siciliana: la spesa entro il 2022 è infatti linea con le previsioni di spesa per il 95 per cento. Ma, con l’incombere della nuova programmazione 2021-2027, il cui valore sale a sei miliardi di euro, secondo Uil il rischio è una corsa alla spesa senza un reale impatto. Un concetto ribadito da Tiziana Veronese, segretaria confederale Uil. “Se è vero che tutti i programmi operativi non sono incorsi nel disimpegno automatico delle risorse, è altrettanto vero che siamo di fronte a un’attività di spesa che procede troppo lentamente. Tralasciando per un attimo i ‘numeri’, il giudizio deve riguardare, anche e soprattutto, la qualità della spesa. La logica dello ‘spendere tanto per spendere’ non porta a miglioramenti strutturali”.

Leggi anche – Fondi europei, in Sicilia quasi 6 miliardi per la programmazione 2021-2027

I Progammi nazionali sono più indietro di quelli regionali

A livello nazionale del resto la situazione non sembra molto dissimile da quella siciliana, pur con delle notevoli differenze territoriali. La “media” di spesa italiana si attesta infatti al 54 per cento, ovvero 35 miliardi e 23 milioni di euro spesi su un totale di poco meno di 65 miliardi. E mentre la Puglia, la più virtuosa delle regioni italiane, arriva a una spesa certificata dei proprio Por del 94,9 per cento, preoccupa a livello nazionale invece la situazione dei fondi dedicati Sistemi politiche attive per l’occupazione, che presenta un livello di spesa certificato pari al solo 13,2 per cento. Si tratta, solo per questo programma Pon da 7,9 miliardi – di cui spesi sono al 31 dicembre 2022 poco più di un miliardo di euro – di oltre il 10 per cento dell’intera dotazione nazionale. Il programma Città metropolitane nazionale è invece fermo al 26 per cento, ovvero 517 milioni di euro su poco meno di due miliardi di dotazione. Male anche Infrastrutture e reti, dove sono stati spesi il 41,4 per cento dei 2,2 miliardi stanziati, il programma per la Scuola fermo al 43,3 per cento di circa 4 miliardi. Meno della metà degli 1,2 miliardi stanziati anche la spesa per l’Inclusione, ferma al 48,2 per cento, mentre poco meglio va con i Pon Imprese e competitività (speso il 50,9 di 5,5 miliardi) e Legalità (speso il 51,3 per cento di 666 milioni). Unico programma ad aver esaurito la propria dotazione è invece quello “Iniziativa Pmi”, concentrato sull’accesso al credito per le aziende, direttamente coinvolte nel processo, e forse non è un dettaglio irrilevante. “Ribadiamo – conclude Veronese – la necessità di concentrare le risorse su pochi obiettivi e, soprattutto, sul lavoro di qualità per giovani e donne. È, quindi, più che mai urgente che il ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR dia seguito all’incontro avuto nel mese di novembre e riconvochi urgentemente le parti sociali per prendere i giusti provvedimenti per accelerare la spesa”.

- Pubblicità -
Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

21,128FansMi piace
511FollowerSegui
349FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli