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Forestali pagati con progetti europei. Flai: “Pronti all’agitazione”

132 milioni di euro, su un budget complessivo di 230 per la gestione della tutela ambientale, verranno da "fondi extraregionali". Una decisione che non piace ai sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil

Il sistema di gestione del demanio forestale costa ogni anno 230 milioni, con 18.400 mila operai. Spesso additati dall’opinione pubblica come uno spreco, nonostante si occupino di opere essenziali quali la manutenzione e la prevenzione incendi, il loro servizio potrebbe peggiorare già dal 2021. La Regione ha infatti deciso di cambiare linea: 132 milioni per la “riforma dei consorzi di bonifica e degli altri enti del Gap e la riforma dei forestali”, verranno da “fondi extraregionali”. Il dato è presente nella bozza di Piano di rientro presentata con delibera numero 107 del 23 febbraio dalla Giunta regionale a seguito degli accordi con lo Stato. Per il comparto restano quindi cento milioni a bilancio, secondo quella che viene definita una “mera logica di pagamento degli operai”, come denuncia Tonino Russo, segretario regionale del sindacato Flai Cgil. Insieme ai segretari di Fai Cisl Pierluigi Manca e di Uila Uil Nino Marino, ha inviato una nota al presidente Nello Musumeci e agli assessori Gaetano Armao (Economia), Toni Scilla (Sviluppo Rurale) e Totò Cordaro (Territorio e Amiente), nella quale si paventa lo stato di agitazione.

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La riforma “promessa da tre anni”

Secondo Russo senza un vera e propria riforma di sistema, “promessa da tre anni dal governo Musumeci e mai avviata”, sottolinea Russo, si pregiudica totalmente il lavoro dei forestali. L’utilizzo di risorse esterno al bilancio prevederebbe “la realizzazione di lavori specifici, e siamo in ritardo”, sottolinea il sindacalista. Anche perché, data la natura imprevedibile di un problema come quello degli incendi boschivi “non si possono fare progetti”. E proprio la gestione del rischio incendio, “particolarmente grave in Sicilia, dove già in queste ore si sono registrati due focolai nel palermitano, uno sul monte Gradara e l’altro a Borgetto”, rischia di restare fuori da ogni programmazione. “Mancano i mezzi, la logica non può essere quella di trovare le risorse per gli operai, che però non possono materialmente agire”, sottolinea Russo. E un esempio esemplificativo del problema “è il paragone con la Sanità: nessuno si sognerebbe di stanziare un budget che preveda solo il costo degli stipendi di infermieri e medici”. Senza considerare che “dei 18 mila operai, la metà sono a 101 giorni. Significa che per fare un operaio a tempo pieno ce ne vogliono tre”, spiega Russo.

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“A rischio la tutela ambientale”

Secondo i sindacati le decisioni del governo regionale “oltre a mettere a rischio le attività forestali a partire già da quest’anno, di fatto pregiudicano il percorso
della riforma del settore, già da tempo avviata e in forte ritardo”. E Flai, Fai e Uila  chiedono un confronto immediato. “Ci sono interventi – scrivono i tre segretari – che riguardano la tutela dell’ambiente e del territorio, che non possono essere più rinviati e non realizzarli avrebbe anche una refluenza negativa sul reddito di migliaia di
famiglie”. E, come sottolinea Russo “La Sicilia a differenza di regioni alpine come Lombardia e Trentino, dove il bosco ‘avanza’ prendendosi il terreno, senza una manutenzione continua dell’uomo che fa manutenzione e pianta gli alberi siamo a rischi incendi e desertificazione”, conclude il segretario di Flai Sicilia.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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