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Fotovoltaico, ecco come si fa in Sicilia. I progetti di Peridot Solar per 146 MW

Un grande impianto da 40 MW sarà a Carlentini entro fine anno, l'anno prossimo sarà il turno di Gibellina con 90 MW. Accanto a questo, l'azienda ha progetti per l'agri-voltaico che non è un nemico ma "un aiuto concreto per sostenere l'agricoltura". La strategia di Peridot Solar raccontata dal Business Development Director Andrea Urzì

Al 31 dicembre 2022 in Italia la potenza degli impianti fotovoltaici autorizzati alla costruzione in alta tensione era di 5.350 MW, secondo i dati del gestore della rete elettrica Terna. E il cinque per cento di questi sono in capo a Peridot Solar srl, azienda che nei prossimi mesi proprio in Sicilia si appresta a rendere funzionati parchi fotovoltaici per un totale di 146 MW. Tra la metà e la fine del 2023 in Sicilia verranno attivati i siti di Mineo (7,5 MW di potenza), Ramacca e Mussomeli (circa 7 MW totali) “e a Pedagaggi, frazione di Carlentini che in una superficie di 80 ettari da solo genererà 41 MW”, come spiega a FocuSicilia Andrea Urzì, il Business Development Director dell’azienda, una IPP (Indipendent Power Producer) posseduta da FitzWalter Capital Limited, società con sede a Londra. L’obiettivo è vendere direttamente energia al mercato, diventandone numeri alla mano uno dei principali operatori indipendenti. Un modello di business è definito “Pure Merchant”, cioè prevede la vendita al mercato all’ingrosso del Gestore dei mercati energetici (GME), la borsa nazionale dell’energia. A fine 2023 verrà inoltre aperto il cantiere “per un impianto da 89 MW a Gibellina, che con le centrali collegate coinvolge in parte anche il Comune di Monreale. Il controvalore dei MW installati è di circa 150 milioni di euro”, spiega Urzì.

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Progetti per 700 MW nell’agri-voltaico

Peridot Solar si appresta quindi a diventare uno dei maggiori produttori di energia pulita nell’Isola e in Italia, con un portafoglio di 271 MW di progetti fotovoltaici in costruzione in Sardegna, Lazio e Puglia che entreranno in esercizio tra giugno 2023 e gennaio 2025. A questi si aggiungono oltre 700 MW in corso di autorizzazione con assetto agri-voltaico, una combinazione di produzione di energia e di prodotti agricoli da svolgere con la collaborazione delle aziende agricole del territorio. “In alcuni contesti siciliani, come quello dell’area tra Mazzarrone, Chiaramonte e Comiso, per gli agricoltori che devono affrontare una grande crisi dell’uva senza semi, da sostituire con varietà maggiormente richieste sul mercato, significa avere la certezza di una entrata da sommare all’agricoltura. Non si va quindi in contrasto allo sviluppo agricolo, si tratta a tutti gli effetti di un aiuto a questo settore”, afferma Urzì.
Una specificazione necessaria proprio nei giorni in cui il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, ha annunciato una possibile stretta alle autorizzazioni per via del possibile impatto sul territorio economiche e sociali, in una Sicilia che secondo i dati Terna ha ben 35 GW di richieste di connessione per il solo fotovoltaico. “Quel che è fondamentale ricordare – continua Urzì – è che noi facciamo centri produzione di energia che servono il sistema Paese. Anche la Corte Costituzionale nella sentenza 221 del 2022 ne ha ricordato l’importanza come interesse collettivo prima che privato”, spiega.

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Impatto sul territorio, la “garanzia” delle lunghe procedure

Quanto all’impatto sul territorio, secondo Urzì anche questo è un aspetto su cui ci sono già ampie garanzie date dalle procedure. “Mediamente per un impianto, dalla presentazione delle prime richieste all’installazione passano circa tre anni”, spiega Urzì. Per concluderli, oltre a una grande organizzazione tecnica servono quindi competenze a capitali “con una spesa di circa un milione di euro per ogni MW installato”. Gli impianti inoltre sono soggetti a Valutazione di impatto ambientale (Via), che dal 2021 per gli impianti superiori ai 10 MW non è più in carico alle Regioni ma al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, una certificazione sufficiente per ogni risposta in merito a quanto i pannelli impattino sui territori.
“Le Regioni – prosegue Urzì – hanno come responsabilità la verifica di ottemperanza, un parere endoprocedimentale sugli aspetti tecnici che dovrebbe avere una risposta entro 30 giorni per legge. Ma la media anche qui si allunga a sei mesi”. L’avvio in Sicilia dei cantieri di Peridot Solar, società nata da meno di un anno, è stato naturalmente possibile perché “le richieste autorizzative esistevano da prima. In particolare – prosegue Urzì – abbiamo rilevato il portafoglio progetti di società internazionali come Kingdom Solar, Shangai electric, Trinasolar e dell’italiana Sens. Li abbiamo portato a maturazione e siamo arrivati alle autorizzazioni, che partivano quasi tutte dalle vecchie regole con la valutazione d’impatto ancora in capo alle Regioni anche per i grandi impianti”, spiega.

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Le compensazioni per i Comuni:

La legge, in proporzione all’impatto ambientale, prevede inoltre anche un importo fino al 3 per cento dei ricavi da versare ai Comuni come compensazione. Si tratta di un parametro che Peridot Solar applicherà nella misura massima a tutti i suoi impianti, anche in assenza di specifici obblighi. “Calcolando in base al Prezzo unico nazionale (Pun) di questi giorni, 14 centesimi per MW, è facile vedere che per un anno di attività di un impianto da un Mw, che produce in un anno circa 2 GWh, si arriva a un ricavo di 280 mila euro”, spiega Urzì. Questo significa che il tre per cento di questa somma, 8.400 euro calcolati sul lordo “e quindi senza sottrarre le nostre spese”, specifica Urz’, andrà direttamente nelle casse delle amministrazioni locali. Cifra da moltiplicare per ogni MW prodotto. I fondi potranno essere utilizzati per fini ben specifici, come ricorda il sindaco di Mineo Giuseppe Mistretta: “Confidiamo nella realizzazione di ulteriori progetti da parte della società nel nostro comprensorio e contiamo di utilizzare le somme ricevute come compensazione per interventi di recupero ambientale, nel settore turistico e, in particolare, per recuperare e mantenere le Grotte di Caratabia, importante sito archeologico”.

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“Mancate emissioni per 188.000 tonnellate di CO2”

Per gli impianti in Sicilia di Peridot Solar sono attualmente impiegati 50 addetti che saliranno a 100 nel corso dell’anno, e sono previste 10 unità in pianta stabile per la conduzione e manutenzione degli impianti, a cui si aggiunge l’impegno della nuova sede aperta nel centro di Catania. “In progetti come questi – prosegue Urzì – quel che conta non è però il numero di posti di lavoro generati direttamente, ma quanto l’energia prodotta potrà renderci indipendenti per lo sviluppo economico e industriale. Se dovessimo decidere di produrre tutta l’energia di cui necessita l’Italia con il fotovoltaico, occuperemmo al massimo il 3 per cento del suolo utile”. Quel che è però incontestabile è l’impatto positivo sull’ambiente dell’energia generata con il fotovoltaico. I circa 290 GWh annuali generati dai 146 MW in corso di installazione porteranno “a mancate emissioni in atmosfera per 188.000 tonnellate di Co2”, conclude il Business Development Director di Peridot Solar Andrea Urzì.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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