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Giostre e luna park chiusi da 12 mesi. Pochi aiuti, annunciata manifestazione

Un anno di inattività ha messo a dura prova e gettato sul lastrico le circa quattrocento aziende siciliane che operano nel settore di giostre e spettacoli viaggianti

Giostrai e gestori di luna park fanno parte della cosidetta “industria del divertimento”. Sono stati i primi a chiudere e il settore è stato messo a dura prova dal Covid-19. Da febbraio dello scorso anno hanno cessato ogni attività e, se si eccettua una breve ripresa nel periodo estivo, sono fermi da un anno. Dodici mesi di inattività hanno messo a dura prova e gettato sul lastrico le circa quattrocento aziende siciliane che operano nel settore di giostre e spettacoli viaggianti. Gli aiuti ricevuti sono pochi e la categoria ha già annunciato una nuova manifestazione di protesta per il prossimo primo marzo davanti la Camera dei deputati.

Governi quasi assenti

Per queste ditte, il ricavato annuo è di circa 25/30 mila euro, che però, al netto delle spese, non superano i 15 mila euro. Molte sono aziende familiari, o con pochi dipendenti, ma vi lavorano circa sette mila persone, che diventano molti di più se si considera l’indotto. Molti sono fermi da mesi nelle stesse città dove avevano fermato per l’ultima volta le loro giostre e non si sono più mossi. “Ma continuano a pagare l’occupazione del suolo pubblico e l’elettricità” spiega Toti Speciale, segretario nazionale di Unesv, (Unione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti). La Regione ha assegnato dei contributi per il settore, ma “ne hanno usufruito solo 23 ditte che rientravano tra gli aventi diritto. Sono state assegnate somme che vanno dai 380 ai 5000 euro, ma i soldi non sono ancora arrivati”, continua Speciale. La situazione è critica e “per molti, anche il pagamento dei contributi previdenziali è un problema”. In molti in questi mesi si sono rivolti alla Caritas.

Le iniziative all’Ars, ancora in attesa

Il 24 ottobre, gli operatori hanno manifestato a Roma chiedendo attenzione per il settore. In Sicilia hanno poi incontrato l’assessore regionale al Turismo Manlio Messina. Di recente, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato un ordine del giorno proposto dal deputato leghista Antonio Catalfamo per chiedere sostegni per il settore. “Ora attendiamo che il governo Musumeci vari i provvedimenti approvati dall’Ars – continua Speciale – e speriamo che il nuovo governo nazionale si ricordi di noi”. Intanto è stata decisa una nuova data di protesta. In Italia, tutte le associazioni e le sigle sindacali di giostre e spettacoli viaggianti (nove in tutto) si sono riunite in un coordinamento per fare fronte comune. In Sicilia, sono presenti tre sigle: oltre all’Unesv, ci sono anche la Snisv Felsa Cisl e la Claai Ali Asv.

Vita in roulotte

Nel frattempo tutti gli operatori continuano a sopravvivere in modo precario. Molti vivono nelle roulotte. Pochi giostrai possiedono dei terreni di proprietà dove sistemare i loro impianti. L’unico circo siciliano, il “Città di Roma” della famiglia palermitana Bizzarro, è rimasto in Nord Italia, dove si trovava nel periodo in cui è scattato il lockdown. Il lavoro ha avuto una breve ripresa in estate. Qualche festa, qualche manifestazione in spiaggia ha permesso di montare le giostre, ma i clienti erano pochi, paurosi all’idea di salire sull’otto volante o sulla ballerina. “Alcuni sindaci ci hanno negato la concessione del suolo pubblico – continua Speciale – le feste religiose sono sospese dappertutto. In alcuni casi, abbiamo chiesto di poter montare lo stesso le giostre ma non ce l’hanno concesso. In estate, ci eravamo attrezzati con tutte le disposizioni di sicurezza richieste dai Dpcm, ma non è bastato. Il periodo di lavoro, poi, è stato troppo breve, forse 50 giorni. Noi non vogliamo aiuti, vorremmo poter lavorare”.

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