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Gli abusi edilizi in Sicilia godono delle incertezze giuridiche

La "doppia conformità" della sanatoria ordinaria e i "vincoli di inedificabilità assoluti e relativi" nei tre condoni edilizi hanno generato nell'Isola ambiguità già nel recepimento delle leggi nazionali. Ogni questione per trovare una soluzione finisce sul tavolo dei giudizi costituzionali

L’incertezza giuridica e l’interpretazione delle regole sono due grandi sponsor dell’abusivismo edilizio in Sicilia, con due rilevanti questioni finite sul tavolo dei giudici costituzionali: la “doppia conformità” per quanto riguarda la sanatoria ordinaria e i “vincoli di inedificabilità assoluti e relativi” a proposito della sanatoria straordinaria, cioè i tre noti condoni edilizi del 1985, 2004 e 2013. La sanatoria ordinaria, prevista dall’art. 36 del Testo unico dell’edilizia (recepito in Sicilia con l’art. 14 della Lr 16/2016) rende sanabili soltanto quegli interventi edilizi eseguiti in assenza o in difformità dal permesso di costruire. Il requisito per rientrare nella norma e ottenere il rilascio del permesso è la cosiddetta “doppia conformità”: l’edificato deve infatti essere conforme sia agli strumenti urbanistici esistenti al tempo in cui fu realizzato, quanto a quelli del tempo in cui viene richiesta la sanatoria.

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Doppia conformità? In Sicilia resta singola

L’inghippo è nato quando la legge regionale che ha recepito il testo unico ha in qualche modo “tralasciato” (derubricato) il requisito della doppia conformità trasformandolo in singola conformità. Bastava avere la conformità attuale e non quella storica risalente all’esecuzione dell’opera. Una “semplificazione” non condivisa dalla Corte costituzionale, che con la sentenza 232/2017 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma, sottolineando come il doppio accertamento di conformità costituisce un “principio fondamentale nella materia governo del territorio”. Sulla sanatoria ordinaria ci ha pensato la Consulta a bloccare il rischio che si aprissero corsie preferenziali per coloro che avessero realizzato opere non regolari, ribadendo quanto sia necessario “l’assoluto rispetto della disciplina urbanistica ed edilizia durante tutto l’arco temporale compreso tra la realizzazione dell’opera e la presentazione dell’istanza volta ad ottenere l’accertamento di conformità”, come hanno scritto i giudici.

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Condono edilizio con vincoli da interpretare

Sul condono edilizio, invece, rimane ancora aperta la spinosissima questione dei vincoli urbanistici. Innanzitutto, la Corte costituzionale definisce la norma “del tutto eccezionale, perché manifesta una insufficiente incisività e tempestività dell’azione repressiva degli enti preposti al controllo”, uno strumento quindi che lo Stato utilizza “per chiudere con un passato di illegalità diffusa, alimentata anche dall’inefficienza della Pubblica amministrazione e cancellare l’ingombrante carico pendente”. Il ruolo delle istituzioni si divide tra il legislatore nazionale, che deve definire la portata del condono, e le Regioni cui viene data la possibilità di escludere alcune tipologie di abusi edilizi, ma non di estenderle. In Sicilia, come spesso avviene quando si sovrappongono le decisioni del legislatore nazionale e di quello regionale, le carte si sono un po’ rimescolate. Secondo quanto stabilito dalle leggi nazionali, in nessuno dei tre condoni è ammessa la possibilità di sanare opere realizzate in aree soggette a vincoli urbanistici di inedificabilità assoluta. Le opere soggette a vincoli relativi (come quello paesaggistico o idrogeologico) sono invece sanabili dai condoni del 1985 e del 1993 ma sanabili solo in parte nel condono del 2003 e nello specifico solo per le opere minori, come restauri, risanamenti conservativi e manutenzione straordinaria.

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Il condono del 2003 e i dubbi interpretativi

La Regione, nel recepire il condono del 1985, con la legge 37/1985 ha consentito la possibilità di condonare opere in aree a vincolo relativo. Nel recepire invece l’ultimo condono, quello del 2003, la legge regionale 15/2004 (art. 24) ha richiamato semplicemente la norma nazionale, lasciando aperto così un dubbio interpretativo: si può sanare in aree con vincolo relativo col condono 2003? La questione è ancora aperta, nonostante il susseguirsi di pronunce dell’Ufficio legale della Presidenza della Regione, dell’Ufficio consultivo urbanistico dell’assessorato regionale del Territorio e Ambiente, del Tar e del Cga e dopo una circolare dello stesso assessorato al Territorio. Sul caso è intervenuta anche una norma di interpretazione contenuta nella legge regionale 19/2021, impugnata però dal Consiglio dei ministri nel luglio 2021. Si attende quindi che a chiudere definitivamente il caso sia la Corte costituzionale. Non è una questione marginale: soltanto nel territorio comunale di Palermo, metà delle istanze di condono riguardano immobili sottoposti a vari tipi di vincoli. Ovunque, in Sicilia, la maggior parte degli abusi edilizi si trovano in zone a rischio di dissesto idrogeologico o dove ci sono vincoli di tutela paesaggistica per cui occorre il nulla osta della Soprintendenza ai beni culturali. Tutte situazioni delicate e che richiederebbero una precisa linea di demarcazione tra ciò che è sanabile e ciò che non lo è. Una linea che ancora non è stata tracciata.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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