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I soldi ci sono ma vince la burocrazia. Cantiere fermo. Breve storia del Museo della fotografia

Avrebbe dovuto aprire a fine 2020, ma nonostante le risorse a disposizione tutto resta fermo. Colpa dei "tempi della burocrazia", spiega la responsabile del progetto, per la quale la speranza è di concludere il restauro "entro la fine del 2022"

Dieci anni di attesa, oltre due milioni e mezzo impegnati e un progetto che procede a rilento. È la sintesi della storia del Museo della fotografia della Regione siciliana, che dovrebbe sorgere nello storico villino Favaloro di Palermo. Sebbene il presidente della Regione Nello Musumeci avesse annunciato l’apertura “entro la fine del 2020”, i lavori sono fermi. Colpa dei “tempi della burocrazia”, dice a FocuSicilia Laura Cappuggi, direttrice del Centro regionale per l’inventario (Cricd) che gestisce l’immobile. “Siamo ancora nella fase del restauro, il cantiere è stato sospeso perché è stata necessaria una nuova perizia”. L’approvazione da parte degli organi di controllo “è arrivata nelle scorse settimane”, dunque i lavori “riprenderanno a metà maggio”. Sulla tempistica per la conclusione la direttrice non si sbilancia. “La speranza è quella di finire entro la fine del 2022”. Sullo sfondo della vicenda c’è anche un piccolo “giallo”. Secondo gli eredi di Enzo Sellerio, il museo dovrebbe essere dedicato all’editore e fotografo siciliano scomparso nel 2012. Una decisione smentita da Cappuggi. “Al momento non c’è nessun atto formale sull’intitolazione”.

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I finanziamenti europei

Eppure i soldi ci sono. Il villino Favaloro ha avuto accesso a due progetti del programma Pon, per un valore complessivo di 2,6 milioni di euro. Il primo, da un milione e 700 mila euro, riguarda il “restauro con revisione e completamento degli impianti” e prevede tra le altre cose “la realizzazione di due sale in forma di camera oscura per la proiezione di filmati storici”. Il secondo, da 912 mila euro, riguarda la “digitalizzazione e miglioramento alla fruizione” e prevede la creazione di un percorso tecnologico “basato sulla realtà aumentata, la ricostruzione in 3D ed il rendering grafico”. Questo secondo contributo è stato chiesto proprio dalla dottoressa Cappuggi, ma mancano ancora il progetto esecutivo e quello definitivo. “Speriamo di procedere quanto prima, perché questo finanziamento ci consentirebbe di mostrare al pubblico materiale storico che non è possibile toccare fisicamente, grazie alla realtà aumentata”. Tra le altre iniziative finanziabili, una volta completato l’iter burocratico, un’applicazione da scaricare dagli store online “per visitare il museo usufruendo contenuti di approfondimento”.

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Breve storia del museo

L’idea di realizzare un museo della fotografia regionale affonda le radici un decennio fa. La prima bozza, ricorda Cappuggi, “risale al 2011/2012”. Da allora il progetto è stato ripresentato varie volte, senza riuscire a concludere l’iter. Ogni anno che passa comporta nuovi passaggi burocratici. “Come qualunque lavoro della Pubblica amministrazione, anche questo va aggiornato in base alle variazioni di prezziario”, spiega la direttrice. Ciò significa che a ogni nuova versione “occorre rifare l’analisi prezzi, il computo metrico e gli alti adempimenti”. Nella storia del museo non mancano parentesi curiose. Come nel 2017, quando sotto un’altra direzione del Cricd viene sottoscritto un contratto per la stampa di mille copie “di un opuscolo a carattere divulgativo sul Museo della storia della fotografia siciliana che avrà luogo a villino Favaloro”, per poco meno di tremila euro. Opuscolo realizzato con un consistente anticipo, visto che quattro anni dopo il museo è ancora di là da venire. “Probabilmente si pensava che il restauro si sarebbe completato in tempi brevi, e si potesse offrire al pubblico almeno il contenitore, se non il contenuto”, commenta Cappuggi.

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Le motivazioni del ritardo

Opuscoli a parte, prosegue la direttrice del Centro per l’inventario, il progetto viene ripreso in mano dal governo regionale nel 2019. A maggio il presidente Musumeci annunciava di aver sbloccato il progetto “fermo da anni per varie traversie burocratiche”, fissando l’apertura “entro la fine dell’anno prossimo”. Una previsione un po’ troppo ottimistica, visto che tre anni dopo il museo è ancora chiuso. I motivi di questo ulteriore ritardo sono diversi, spiega Cappuggi. “I Pon non hanno una regia esclusivamente regionale, ma passano attraverso l’autorità di gestione che è il ministero dei Beni culturali”. Più teste a controllare, più tempo per decidere, insomma. A complicare le cose, dal 2020 in poi, è arrivata la pandemia. “Il Covid ci ha rallentato molto, soprattutto nel primo anno. Le interlocuzioni con il ministero e l’autorità di controllo sono avvenute online, comprese le ispezioni per verificare lo stato di avanzamento”. Modalità a cui la Pubblica amministrazione “non è pienamente abituata”, e che hanno contribuito a “rallentare ulteriormente l’iter”.

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Il lavoro per l’allestimento

Si arriva così all’ultimo stop, dovuto alla necessità di una nuova perizia che gli organi preposti – Sovrintendenza e autorità di controllo Pon – hanno appena approvato. I lavori riprenderanno a maggio 2022, conferma la direttrice, e non riguarderanno solo il palazzo ma anche “il giardino storico, con la potatura degli immensi Ficus, la piantumazione di piante tipiche dei parchi art nouveau, la sistemazione della cancellata storica”. Oltre che sede del Centro regionale per l’inventario, infatti, villino Favaloro è un bene più volte inserito nel percorso delle vie dei Tesori come “primo esempio di modernismo a Palermo”. In attesa del completamento del restauro, sottolinea Cappuggi, il Centro non è rimasto con le mani in mano. “Stiamo preparando l’allestimento, selezionando le fotografie da esporre in originale, in stampa ingrandita o in formato digitale. Ciò nonostante il nostro organico sia esiguo, tra prepensionamenti e mancanza di ricambio generazionale”. Malgrado ciò negli ultimi mesi si procede “con una certa celerità”, motivo per cui presto sarà possibile “riaprire questo cantiere”.

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Il “giallo” dell’intitolazione

Se la burocrazia ha frenato l’apertura della struttura, anche il nome del futuro museo è finito al centro di un piccolo caso. In un’intervista rilasciata lo scorso marzo a Repubblica Palermo Olivia e Antonio Sellerio, titolari dell’omonima casa editrice, hanno prospettato l’intitolazione al padre Enzo, nel decennale della scomparsa avvenuta nel 2012. “Stiamo aspettando che Villino Favaloro diventi il Museo Sellerio: c’è una delibera della Regione, speriamo che questo anniversario possa accelerare il progetto”. Iniziativa che però non risulta alla direttrice Cappuggi. “Scegliere la denominazione spetta all’assessorato ai Beni culturali, non al Centro per l’inventario. Detto ciò, non mi risulta ci sia alcun atto formale per l’intitolazione”. Per la direttrice ci sono stati degli incontri, “anche con la famiglia Sellerio”, ma queste interlocuzioni “risalgono a circa dieci anni fa” e non hanno portato alcun accordo, “fermo restando il grande valore di Sellerio come fotografo”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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