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Il caro-energia fa crescere il rischio di deterioramento per i prestiti bancari

Chiuse 52 dipendenze bancarie, aumentano i servizi di home banking, le imprese accedono meno ai finanziamenti, mentre la pubblica amministrazione vi fa ampio ricorso. Il mercato del credito nel 2021 secondo il Rapporto della Banca d'Italia sull'economia regionale

Sportelli bancari ridimensionati del 4,4 per cento, il 52 per cento dei clienti che predilige l’home banking. Calano i finanziamenti alle imprese mentre crescono i prestiti alle famiglie e alla pubblica amministrazione. Così si chiude il 2021 in Sicilia, ma dietro l’angolo c’è il rischio che si generino nuovi prestiti deteriorati, anche per via dei rincari energetici. Emerge dal Rapporto sulle economie regionali stilato dalla Banca d’Italia, nell’ampia pagina dedicata al mercato del credito. Un mercato che ha visto la chiusura di 52 dipendenze bancarie dei 47 istituti di cui 18 con sede amministrativa nell’Isola. Rispetto al 2008, anno in cui si registrò il picco per presenza di sportelli bancari, il calo è stato fin qui di ben 696 unità. “Un ridimensionamento della rete distributiva – si legge nel report – che ha determinato un’ulteriore riduzione del numero di sportelli ogni 100 mila abitanti, che si è attestato, alla fine del 2021, a 23 unità, valore in linea con la media del Mezzogiorno ma nettamente inferiore a quella italiana”. I clienti hanno preferito usare i canali digitali per i servizi finanziari, soprattutto sulla spinta della pandemia e infatti il numero di contratti di home banking in rapporto alla popolazione regionale è stato pari a 47,3 ogni 100 abitanti, stabile rispetto al 2020; la quota di bonifici disposti online è aumentata, raggiungendo l’85,8 per cento tra quelli effettuati dalle famiglie siciliane.

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I finanziamenti a privati e pubblica amministrazione

Secondo le indicazioni fornite dalle banche operanti in Sicilia che partecipano
all’indagine sulla domanda e l’offerta di credito a livello territoriale Rbls (Regional bank lending survey), la domanda di finanziamenti da parte delle imprese “si è ridotta nel
corso del 2021, dopo la forte espansione registrata nel 2020 connessa con gli effetti
della crisi pandemica e le misure intraprese per contrastarli”, scrivono gli analisti della Banca d’Italia, che aggiungono: “Le condizioni di offerta alle imprese da parte degli intermediari si sono mantenute distese nel 2021. Le banche hanno fornito indicazioni di maggiore cautela nelle quantità offerte, in presenza di un progressivo minore ricorso alle misure pubbliche di sostegno ai finanziamenti da parte delle imprese”. In controtendenza invece i finanziamenti alle amministrazioni pubbliche che hanno registrano un “incremento particolarmente robusto, del 18,3 per cento, per effetto del rifinanziamento da parte della Cassa depositi e prestiti, a maggio, di preesistenti finanziamenti statali connessi al piano di rientro del settore sanitario regionale”.

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I prestiti alle famiglie concentrati nel primo semestre

La crescita della domanda di credito da parte delle famiglie si è concentrata nel primo semestre del 2021, mentre l’aumento delle richieste di finanziamento ha riguardato sia i mutui sia il credito al consumo. I criteri di erogazione dei mutui alle famiglie sono rimasti nel complesso invariati, confermando l’orientamento accomodante degli ultimi anni. Le politiche di offerta del credito al consumo sono invece divenute lievemente più favorevoli, in particolare attraverso una maggiore disponibilità ad aumentare le quantità accordate, una riduzione dei margini applicati alla clientela e del rating minimo per l’accesso ai finanziamenti. Nel corso del 2021 la crescita dei depositi bancari di imprese e famiglie ha perso vigore e per Bankitalia “a dicembre la variazione su base annua è stata del 5,6 per cento (11,5 alla fine del 2020). La forte decelerazione ha riguardato soprattutto i conti correnti”.

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Prestiti deteriorati: c’è il rischio che crescano ancora

Durante tutto il corso del 2021 il flusso medio dei nuovi prestiti deteriorati (che i debitori non riescono più a ripagare) è salito al tre per cento del totale. L’anno precedente era all’1,8 per cento. “Nel settore produttivo, il tasso di deterioramento ha ripreso a crescere nel secondo semestre dell’anno interessando tutti i principali comparti, rimanendo però su livelli storicamente bassi”, scrivono gli analisti di Bankitalia, che prospettano: “La qualità del credito al settore produttivo potrebbe risentire dell’aumento dei prezzi dei beni energetici acuito dalla guerra, che si è riflesso sui costi operativi delle imprese, in primo luogo di quelle che operano in settori che più utilizzano energia. Alla fine del 2021 alle aziende siciliane operanti in questi settori era ascrivibile il 15,7 per cento dei prestiti (valori più elevati a Messina e Palermo), una quota nettamente superiore a quella del Mezzogiorno e a quella nazionale, in connessione con la significativa concentrazione del credito regionale nei settori del trasporto marittimo e della fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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