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Il dopo Covid per Mannino (Cgil). “Ripartire da donne e giovani”

Un apparato industriale vecchio, "che non produce e non dà lavoro". Ma nel 2021 dovrà ripartire da chi era escluso già prima della pandemia, spiega il segretario di Cgil Sicilia

“Far prevalere l’ottimismo della volontà”. Queste le parole chiave per il 2021 scelte da Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia. Secondo gli ultimi dati Istat nel solo terzo trimestre l’isola ha perso 8 mila posti di lavoro, nonostante il blocco dei licenziamenti. E Svimez annuncia per il post Covid un ulteriore periodo di difficoltà, con una crescita del prodotto interno lordo inferiore all’1 per cento. Una situazione di emergenza “aggravata da quelle del passato, mai superate”, afferma Mannino, capo del sindacato confederato dal luglio 2019. Per il 2021 “invertire la tendenza sta a noi, ai cittadini, ma anche alla classe dirigente. Se si punta su donne e giovani, il vero potenziale inespresso di questa regione, probabilmente potremo invertire la tendenza”.

Cinque minuti con Alfio Mannino

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“Non si capisce la gravità della crisi

Esattamente un anno fa Mannino fece una previsione per l’anno che sta per finire, proprio sulle pagine di FocuSicilia: “il 2020 non si inaugura certo con ottimi auspici“. Una frase che, senza considerare gli imprevedibili sviluppi della pandemia, si riferiva a una situazione di una fragilità diffusa, “con un alto tasso di disoccupazione giovanile e femminile, con il trenta per cento di siciliani in una condizione di povertà”, spiega il sindacalista. Una condizione che si proietterà, peggiorata, sull’anno nuovo. “Rischiamo, dopo l’emergenza sanitaria, di attraversare una fase ancora più grave. Penso siano necessarie politiche molto più incisive di quelle ipotizzate”. E i governi, e le autonomie locali, danno la percezione “di non avere consapevolezza della gravità della crisi che stiamo vivendo”.

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Fondi Ue, manca la programmazione

Mannino si riferisce alle ipotesi fatte per l’utilizzo del Recovery Fund, “il governo nazionale non parla ancora di interventi concreti, ma è ancora alle enunciazioni di principio”, spiega. Un potenziale sprecato, al quale si aggiunge il Piano Sud, annunciato e mai partito, e “ben 3 miliardi di euro di fondi europei ancora non spesi della precedente programmazione, che avrebbero aiutato in questa fase”. Una colpa, in questo caso, tutta della Regione siciliana. “Alla vigilia della nuova programmazione europea 2021-2027 – continua Mannino -, e con un potenziale di ben 30 miliardi di euro che la Sicilia potrebbe avere a disposizione, non ha ancora fatto una riunione per come spendere questi fondi”.

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Un apparato industriale “inadeguato”

Secondo Mannino “la Sicilia non si gioca più la sua competitività sul costo del lavoro, ma deve farlo sull’innovazione industriale”. E un esempio, in negativo, è la Pfizer, l’azienda che a livello mondiale è stata prima nella produzione di un vaccino anti-Covid. Ma che nel suo stabilimento di Catania, secondo quanto annunciato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, non produrrà. “L’azienda considera il proprio stabilimento come residuale, e questo ci deve fare riflettere. Penso a Gela, a Siracusa, a Milazzo, e naturalmente alla condizione di Termini Imerese che tutti conosciamo. Il nostro apparato industriale non produce e non dà lavoro. È del tutto inadeguato”.

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I tre punti del piano per il Lavoro

L’anno della pandemia è stato il primo vero banco di prova per la sua segreteria, che ha però stabilito negli scorsi mesi il punto per ripartire. “A maggio abbiamo pubblicato il nostro piano per il Lavoro, e lì abbiamo detto tre cose importanti. Bisogna innanzitutto recuperare sul piano delle infrastrutture sociali, dalle scuole agli ospedali. Poi modificare il modello di sviluppo secondo le nostre peculiarità, lasciandoci alla spalle le industrie di vecchia concezione, come il petrolchimico. Sviluppiamo la filiera del turismo e dell’agroalimentare, che hanno un grandissimo potenziale. E puntare sull’innovazione”, conclude Mannino.

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Leandro Perrotta
Trentasei anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Da quindici scrivo della cronaca di Catania, e da due anni sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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