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Il “Ponte” è in Finanziaria, ma tra i dubbi costituzionali e di concorrenza

Ci saranno 90 giorni per definire i contenziosi, poi un mese per eleggere gli organi sociali della Stretto di Messina Spa. A Rfi e Anas 50 milioni di euro per il capitale. Perplessità tecnico-giuridiche su accordi transattivi, nuova gara d'appalto e sospensione dei giudizi civili pendenti

Con la Finanziaria 2013, il governo Monti cancellò il progetto del Ponte sullo Stretto e pose in liquidazione la Stretto di Messina Spa. Con la Finanziaria 2023, il governo Meloni fa dietrofront e l’opera diventa “prioritaria e di preminente interesse nazionale”, come si legge nel testo della manovra varato dall’esecutivo e pronto per l’esame delle Camere. Tuttavia, il percorso tracciato dal governo desta qualche dubbio sia di natura costituzionale che relativamente ai principi di concorrenza. Come si voglia procedere lo si desume dall’art. 82 della Finanziaria, dedicato interamente al Ponte, che conferma i vincoli già imposti con l’approvazione del progetto preliminare e successivamente prorogati e, dall’entrata in vigore della legge finanziaria e per 90 giorni, sospende i “giudizi civili pendenti con il contraente generale e gli atri soggetti affidatari del servizi connessi alla realizzazione dell’opera”. I vincoli riguardano i terreni dove sarebbe dovuta sorgere l’opera (con richieste di risarcimento potenziali per sette milioni di euro) mentre i giudizi civili sono quelli in corso da quasi dieci anni con il general contractor Eurolink Scpa e il project management consultant, Parsons, per un valore stimato di oltre un miliardo di euro.

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Tre mesi di tempo per risolvere i contenziosi

La Stretto di Messina Spa avrà così tre mesi di tempo, a partire dall’entrata in vigore della Finanziaria (da approvare entro il 31 dicembre), per sottoscrivere “l’integrale rinuncia alle azioni, alle domande e ai giudizi nei confronti delle Amministrazioni pubbliche, a completa tacitazione di ogni diritto e pretesa”, si legge nella manovra. Il testo è un chiaro riferimento anche alla battaglia avviata dalla società nei confronti dei ministeri dell’Economia e delle Finanze e delle Infrastrutture, in quanto la stessa Stretto di Messina, società di diritto privato, si riterrebbe danneggiata dallo stop al progetto, come FocuSicilia ha ricostruito in questo articolo. Inoltre, sempre “entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, la Società è altresì autorizzata a definire la rinuncia alle azioni, alle domande e ai giudizi da parte del contraente generale, degli altri soggetti affidatari dei servizi connessi alla realizzazione dell’opera e di tutte le parti in causa nei giudizi pendenti, a definitiva e completa tacitazione di ogni diritto e pretesa”. Questo deve avvenire senza “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”, specifica il testo della manovra.

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Una spesa di 50 milioni di euro per il 2023

La Finanziaria detta il cronoprogramma della procedura e prevede che, trascorsi i 90 giorni, sia revocato lo stato di liquidazione della Stretto di Messina Spa. In questi 90 giorni dovrebbe quindi intervenire un accordo transattivo tra le parti, che regoli le rispettive posizioni e sia proiettato proprio verso una riattivazione del progetto. Motivo per cui il commissario liquidatore, Vincenzo Fortunato, compenso annuo di 100 mila euro, resterà in carica in qualità di commissario straordinario del Governo per la gestione ordinaria della società, in attesa di nominare gli organi sociali. Tale nomina dovrà avvenire entro un mese dalla revoca della liquidazione (quindi entro 120 giorni dal varo della Finanziaria), con convocazione dell’assemblea dei soci. A quel punto il commissario straordinario decadrà. Infine, non certo in ordine di importanza, c’è la parte economica. La Finanziaria autorizza una spesa di 50 milioni di euro per il 2023, affidando ai soci di maggioranza della Stretto di Messina Spa, ovvero Rete ferroviaria italiana Spa e Anas Spa, il compito di “sostenere i programmi di sviluppo e il rafforzamento patrimoniale della società”, finanziando cioè la sottoscrizione di aumenti di capitale o attraverso altri strumenti.

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Perplessità e dubbi del costituzionalista Cariola

Su questa procedura disposta dalla Finanziaria, però, Agatino Cariola, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Catania, interpellato da FocuSicilia, solleva alcuni dubbi di natura tecnico-giuridica. Il primo riguarda l’appalto, che molto probabilmente andrà rifatto. “Lo Stato italiano, che con la Società Stretto di Messina è di fatto la stazione appaltante del Ponte sullo Stretto – si chiede il costituzionalista – in sede di transazione potrebbe oggi riaffidare l’appalto alla stessa impresa che se l’era aggiudicato oltre dieci anni fa e dopo che fu revocata quella precedente aggiudicazione? Ho delle perplessità su questa ipotesi. E se arrivasse una nuova impresa a reclamare una nuova gara alla quale poter partecipare? Non fare la gara significherebbe violare i principi della concorrenza e servirebbe come minimo una deroga da parte della Commissione europea”. Quanto alla temporanea sospensione dei giudizi civili pendenti, disposta dalla Finanziaria, Cariola evidenzia: “In linea di principio l’intervento del legislatore sul singolo processo è in violazione del principio di separazione dei poteri. Ho il forte sospetto che si sottovaluti la portata di questo principio costituzionale, che è pure tipico di ogni ordinamento liberale. Può aggiungersi che se la legge punta sulla transazione con la società privata un tempo aggiudicataria, le si assegna di fatto un forte peso contrattuale nei confronti della stazione appaltante”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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