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Imprenditrici catanesi: “Basta retorica, servono i fatti per guardare al futuro”

Imprenditrici e dirigenti d’azienda, “per fare sistema e valorizzare le eccellenze femminili”, ma anche per superare le disparità di trattamento tra uomini e donne, “che purtroppo resistono, anche nel 2021”. Intervista a Monica Luca, presidente del Comitato imprenditoria femminile di Confindustria Catania

“Noi non vogliamo fare retorica sulle donne. Noi vogliamo mettere in campo concretezza, che è la qualità fondamentale di chi vuol fare impresa. A prescindere dal sesso”. Monica Luca, imprenditrice, fondatrice delle società di consulenza “Metaconsulting” e “Formazione professionale”, presenta così il Comitato imprenditoria femminile di Confindustria Catania, di cui è presidente dal mese scorso. Un gruppo composto da imprenditrici e dirigenti d’azienda, “per fare sistema e valorizzare le eccellenze femminili del nostro territorio”. E per superare le disparità di trattamento tra uomini e donne, “che purtroppo resistono, anche nel 2021”.

Uno stile da codificare

Il motto da seguire, spiega la presidente, è “Insieme si fa”. “Le componenti del comitato sono più di trenta, e rappresentano imprese importanti del catanese. Con loro vogliamo condividere idee, valori ed energie coniugate al femminile”. Quello delle donne, spiega Monica Luca, è uno stile manageriale preciso, che dev’essere codificato e replicato. “Pensiamo alla creatività, alla capacità di leadership, alla gestione delle risorse umane”. Proprio a questi temi, il prossimo 27 aprile, sarà dedicato un incontro virtuale con le rappresentanti di Confindustria Salerno. “Parleremo delle buone prassi della conduzione d’impresa al femminile. Ma anche degli squilibri che ancora esistono, e di come affrontali”.

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Uno sguardo al domani

Il fattore di disparità più significativo è quello dei salari. A essere discriminate maggiormente, sottolinea l’imprenditrice, sono le donne che raggiungono un’alta qualifica professionale. “Più si sale di livello, più questa differenza è presente. Una manager donna guadagna mediamente meno di un manager uomo”. Un fatto paradossale, sul quale non c’è ancora abbastanza attenzione. Perciò il primo passo per cambiare le cose è la sensibilizzazione. “Dobbiamo dire che qualcosa non va. E dobbiamo farlo per le donne delle prossime generazioni. A loro dobbiamo consegnare un messaggio di fiducia, attraverso un modello di management che possa ispirare le imprenditrici di domani”.

Esplorare nuovi settori

Per la presidente del Comitato imprenditoria femminile le giovani donne “possono, anzi devono essere protagoniste di una nuova stagione di sviluppo”. Tenendo conto che oggi il tessuto economico necessita di nuove competenze, in ambiti in cui la presenza femminile è storicamente ridotta. “Ci siamo concentrate più sul piano umanistico, economico, giuridico. Oggi si parla tanto di tecnologia, di innovazione, di digitalizzazione”. Campi che troppo a lungo sono stati appannaggio esclusivamente degli uomini. Per Monica Luca le donne devono fare “uno sforzo in più” per entrare in questi settori. “La nostra generazione deve spingere quelle più giovani a mettersi in gioco”.

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Le quote rosa non bastano

La strada della parità di genere è ancora lunga, anche se tanto è stato fatto negli ultimi anni. Per la presidente quello delle quote rose è un tema importante, ma da solo non può bastare. “Noi non vogliamo legarci a etichette e colori. Questa iniziativa di legge è stata significativa, ma noi vogliamo che le posizioni acquisite dipendano dal merito, dalle capacità, dalla spinta manageriale che riusciamo a dare”. Per questo è necessario “un cambio di linguaggio”, che permetta alle donne di perseguire nuovi obbiettivi “cercando di mantenere le loro peculiarità”. E sfruttando le risorse a disposizione in questo momento storico.

Le risorse europee

Il pensiero va al Piano nazionale di resistenza e resilienza, che dovrebbe essere consegnato a fine aprile. “Le aspettative sono alte, nel mondo delle imprese e in tutto il Paese”, sottolinea Monica Luca. Per il comitato è particolarmente importante che le risorse vadano alle politiche di welfare. “Già nei prossimi mesi, Confindustria Catania metterà in campo progetti concreti in questo ambito”. Le donne faranno la loro parte, con proposte e suggerimenti. “Sicuramente chiederemo supporti all’organizzazione familiare, rafforzamento degli asili nido, aiuti per l’assistenza ai disabili e agli anziani”. Ad occuparsi di tutto questo, molto spesso, sono proprio le donne. “Una doppia responsabilità, nell’ambito professionale e in famiglia”.

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Gli effetti della pandemia

In questi quattordici mesi di pandemia, ricorda l’imprenditrice, sono state loro a pagare il prezzo più alto. “In troppe hanno dovuto scegliere tra professione e affetti. E una volta uscite dal mondo del lavoro, non sono più riuscite a entrarci”. Molte donne lavorano in settori particolarmente colpiti dalla pandemia, “dalla ristorazione al turismo, fino ad arrivare ai servizi”. Perciò è fondamentale che le risorse europee siano destinate a progetti concreti, e in particolare ai comparti che hanno sofferto maggiormente. “Quella del Recovery plan è un’occasione che non ricapiterà. È fondamentale farsi trovare pronti ed evitare di sprecarla”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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