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“In 10 anni persi 2,5 punti di Pil”. Così il Sud paga la “fuga” degli universitari

Il motivo principale dei trasferimenti è "la debolezza della domanda di lavoro". Le speranze sul Recovery plan. I numeri dello studio Svimez

Due punti e mezzo di Pil persi tra il 2007 e il 2018, a causa della “fuga” degli studenti universitari dal Sud al Centro-nord. Sono i dati del rapporto sugli effetti economici dell’emigrazione universitaria, appena pubblicati dallo Svimez. “Un fenomeno via via più consistente”, si legge nello studio, che si basa su dati forniti dal ministero dell’Università e della ricerca e AlmaLaurea. Nel 2007, i giovani che hanno lasciato il Mezzogiorno per studiare altrove erano 134 mila. Nel 2018 sono stati 158 mila, con un calo della popolazione universitaria del 23 per cento in un solo anno. Una perdita di “capitale umano” che incide negativamente “sulla qualità dell’offerta di beni e servizi”, e rappresenta un freno “per le capacità di sviluppo delle regioni meridionali”.

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Trasferimento anticipato

Chi lascia casa non lo fa certo a cuor leggero. Per la maggior parte degli studenti, spostarsi prima della laurea significa solo anticipare il trasferimento “alla ricerca di migliori prospettive lavorative”. Il punto è sempre lo stesso. Il motivo principale dei trasferimenti è “la cronica debolezza della domanda di lavoro”, a sua volta dovuto “al sottodimensionamento dell’apparato produttivo meridionale”. Il Centro-Nord è considerato “maggiormente in grado di soddisfare le aspirazioni e le aspettative dei giovani laureati”. Le conseguenze immediate dei trasferimenti riguardano i mancati consumi pubblici (stimati in 12 miliardi), i mancati consumi privati (24 miliardi) e l’aumento di redditi da lavoro al Centro-Nord (14 miliardi).

Effetti di breve periodo sul tasso di crescita del PIL prodotti dalla migrazione universitaria degli studenti meridionali (var. %). Fonte: Elaborazioni SVIMEZ su dati modello NMODS.

La distanza tra Nord e Sud

La cifra complessiva sfiora i 50 miliardi di euro. Corrispondenti a una perdita media annuale di 0,20 punti di Prodotto interno lordo. Un numero soltanto apparentemente modesto. Tra il 2007 e il 2018 nel Sud “si è registrata una caduta del Pil di dieci punti percentuali”. Se la popolazione universitaria non fosse diminuita “sarebbe stato possibile ridurre la flessione di circa il 25 per cento”. Ancora maggiori gli effetti sul “differenziale di crescita” tra Centro-Nord e Sud, lo “spread” che separa le due metà del Paese. Nel periodo in esame “è stato di 9,6 punti percentuali”. Senza la fuoriuscita degli studenti universitari meridionali “sarebbe stato di soli 5,3 punti”. “Quasi un dimezzamento”, annota lo Svimez.

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Le misure del Recovery plan

Numeri importanti, che hanno spinto il governo a correre ai ripari. L’attenzione è rivolta all’utilizzo del Recovery fund, che lo Svimez definisce “un’occasione storica per potenziare il sistema universitario italiano”. L’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno ricorda come l’Italia sia “in coda alla classifica tra i Paesi Ocse per finanziamento pubblico”. Il Piano nazionale presentato a gennaio “destina circa 28 miliardi alla missione Istruzione e ricerca, di cui circa 3 destinati al diritto allo studio”. Un miliardo è stanziato per gli alloggi per studenti. Due miliardi per le borse di studio e l’accesso gratuito all’università. Misure che lo Svimez chiede di “rendere permanenti” perché l’accesso all’università “diventi un processo in grado di includere la maggior parte dei giovani”.

Differenziali di crescita del PIL tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno: valori cumulati tra il 2007 e il 2018 (var. %). Fonte: Elaborazioni SVIMEZ su dati modello NMODS.

Rilanciare il Mezzogiorno

La bozza del Recovery plan, va ricordato, era stata presentata dal precedente governo. Modifiche e cambiamenti non sono dunque esclusi, malgrado il presidente del Consiglio Draghi, nel suo discorso per la fiducia alle Camere, abbia garantito che le missioni “resteranno quelle enunciate dal governo uscente”. La consegna definitiva del Piano è prevista per aprile. Per lo Svimez la strada è già tracciata. Bisogna rendere la conoscenza “vero volano del rilancio del Mezzogiorno e del Paese intero”. L’obbiettivo da perseguire è la riduzione “del divario strutturale di sviluppo tra Nord e Sud”. Oggi come ieri.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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