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In Sicilia la povertà è in crescita. A soffrire soprattutto stranieri e giovani

Quasi il 10 per cento dei siciliani è in povertà assoluta, mentre sfiora il 19 per cento l'incidenza sulle famiglie della povertà relativa. E spesso queste sono anche quelle che vivono in affitto, scrive Istat nel suo ultimo rapporto

Quasi un siciliano su dieci è in condizioni di povertà assoluta. Ovvero, ha una spesa mensile inferiore a quanto ritenuto necessario per un tenore di vita adeguato. Lo dice Istat nel suo ultimo rapporto sulla povertà in Italia. Sono circa 1,9 milioni di famiglie in tutta Italia a trovarsi in questa condizione, che è ben più presente nel Mezzogiorno (il 10 per cento delle famiglie), rispetto al Nord (6,7 per cento) e al Centro (5,6). Si tratta, su tutta Italia, del 7,5 per cento del totale delle famiglie, ovvero 5,7 milioni di individui. E, tra questi, mezzo milione si trovano in Sicilia.

Un calcolo variabile secondo i territori

La soglia di povertà assoluta non è un valore assoluto, ma rappresenta i valori rispetto ai quali si confronta la spesa per consumi di una famiglia al fine di classificarla assolutamente povera o non povera. E questi valori cambiano considerevolmente in base alla zona d’Italia o se si risiede in una grande città piuttosto che in un paese dell’entroterra. Ad esempio, per un adulto (età tra 18 e 59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 852,83 euro mensili se risiede in comune centro area metropolitana del Nord, a 766,70 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 576,63 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno.
Il calcolo, con numerose variabili, può essere effettuato anche tramite una pagina web predisposta dall’istituto di statistica, e i risultati differiscono molto rispetto all’altro parametro, questo fisso, stabilito da Istat per la povertà relativa. Questa è fissata per il 2021 in 1.048,81 euro, prendendo come riferimento una “ampiezza” familiare di due persone, moltiplicata poi in base al numero di componenti secondo dei coefficienti, ad esempio per 0,6 per una persona sola o per 1,90 per una famiglia composta da cinque persone. E l’indice di povertà relativa è in forte crescita: le famiglie in condizioni di povertà relativa sono circa 2,9 milioni in tutta Italia, ovvero circa 8,8 milioni di persone, poco meno del 15 per cento della popolazione totale.

Il 18,3 per cento delle famiglie siciliane in povertà relativa

I 2,9 milioni di famiglie italiane in povertà relativa rappresentano l’11,1 per cento, contro il 10,1 del 2020. Rispetto all’anno della pandemia, l’incidenza di povertà relativa familiare aumenta soprattutto nel Mezzogiorno dove passa al 20,8 per cento dal 18,3 per cento del 20200. E, se non fosse intervenuta un’inflazione a livelli dei primi anni’90, questo sarebbe migliore dell’anno della pandemia da Covid-19. Il dato per la Sicilia è migliore rispetto al resto del Mezzogiorno, fermandosi al 18,3 per cento nel 2021, comunque in crescita rispetto al 17,7 del 2020. Anche a livello individuale si registra una crescita significativa dell’incidenza di povertà relativa sia in media nazionale (che torna ai livelli del 2019 quando era 14,7 per cento) sia, in particolare, nel Mezzogiorno (dal 22,6 per cento del 2020 al 25,3 per cento del 2021) e nel Centro (dall’8,9 per cento del 2020 al 10 del 2021).

Gli stranieri in povertà sono quattro volte di più

Gli stranieri in povertà assoluta sono oltre un milione e 600 mila, con una incidenza pari al 32,4 per cento del totale, oltre quattro volte superiore a quella degli italiani (7,2 per cento). Rispetto al 2020 si registra un incremento della povertà assoluta per gli stranieri sia nel Centro che nel Mezzogiorno (rispettivamente 27,5 per cento e 40,3), mentre al Nord si riduce l’incidenza di povertà assoluta individuale, trainata dal calo dell’incidenza osservata per gli italiani. Le famiglie in povertà assoluta sono nel 68,7 per cento dei casi famiglie di soli italiani (quasi 1 milione e 350mila), e per il restante 31,3 per cento famiglie con stranieri (oltre 614 mila), pur rappresentando queste ultime solo il 9 per cento del totale.

Quasi la metà delle famiglie povere vive in affitto

Un discorso simile va fatto anche per le famiglie in affitto: tra le famiglie povere ben 889 mila si trovano in questa condizione. Nel 2021 rappresentano il 45,3 per cento di tutte le famiglie povere, con un’incidenza di povertà assoluta del 18,5 per cento, contro il 4,3 di quelle che vivono in abitazioni di proprietà. Le famiglie in affitto residenti nel Sud Italia mostrano valori dell’incidenza di povertà assoluta pari al 22,4 per cento, rispetto al 17,6 del Nord, con valori sostanzialmente stabili sul 2020, e al 15,4 per cento del Centro (più 3,1 punti percentuali sull’anno precedente). Le famiglie con persona di riferimento giovane, ovvero il titolare della scheda anagrafica del nucleo tra i 18 e i 34 anni, che frequentemente hanno minori al loro interno, vivono più spesso in affitto esattamente come le famiglie straniere, poiché scontano sia una minore capacità reddituale sia una minore probabilità di avere accumulato risparmi o aver avuto accesso a beni ereditari: guardando la cittadinanza, vive in affitto il 76,5% delle famiglie povere con stranieri. Solo il 10,6 per cento ha una casa di proprietà contro, rispettivamente, il 31,1 per cento e il 54,9 delle famiglie in povertà di soli italiani.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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