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Psicologia e lavoro

Incidenti sul lavoro, costano il 4% del Pil. Basterebbe più cultura della sicurezza

Ogni giorno tre persone muoiono durante il turno. I decessi sono solo la punta dell’iceberg, poi c’è l’enorme capitolo di chi riesce a sopravvivere ma comunque subisce complicazioni sanitarie

Periodicamente in Italia si torna a parlare di uno dei suoi problemi sistemici più gravi: gli incidenti sul lavoro. Se n’è ricordata proprio in questi giorni, dopo la drammatica notizia della morte della 22enne di Prato, per cause di lavoro. Nonostante i grandi passi avanti compiuti nei confronti della sicurezza e salute sul lavoro nel secolo scorso, ogni anno si verificano in Italia oltre un milione di incidenti sul lavoro con conseguenze che provocano più di 1.200 morti. Ciò equivale a dire che ogni giorno tre persone muoiono durante il turno. I decessi sono solo la punta dell’iceberg, poi c’è l’enorme capitolo di chi riesce a sopravvivere ma comunque subisce complicazioni sanitarie. Sono quasi 25 mila nel nostro Paese i casi di invalidità permanenti.

Ulteriori rischi da pandemia

A questo scenario già drammatico si sommano i rischi collegabili alla pandemia di Covid19, cui sono stati sottoposti i lavoratori costretti ad operare in prima linea, da inizio pandemia (le denunce dei casi di chi è morto dopo aver contratto il virus a lavoro sono state 551, di cui l’82,8 per cento uomini), insieme agli oltre tre milioni di lavoratori senza contratto, che si sono ritrovati a svolgere le loro mansioni in assenza di tutela, il cui stato di bisogno non ha permesso loro di poter scegliere tra il recarsi al lavoro o rimanere a casa…. La pandemia ha, inoltre, richiesto ai vertici di ripensare nuove modalità di organizzazione del lavoro, accelerando di fatto dei processi già in atto (lavoro da remoto, per esempio), a scapito della salute dei lavoratori.

Aumentano i morti sul lavoro

Infine vi è il rischio legato alle nuove economie, che hanno come unico pilastro la velocità e dove l’offerta di un servizio al consumatore nel minor tempo possibile diventa l’unica cosa che conta, con inevitabili implicazioni sui sistemi di salute e sicurezza dei lavoratori. Anche il quadro tracciato dall’Inail sul primo trimestre del 2021 parla chiaro: le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 185 (contro le 166 registrate nel primo trimestre del 2020).

Aumentano le denunce tra gli over 40

I dati rilevati al 31 marzo evidenziano un aumento dei casi di infortunio avvenuti durante l’orario di servizio. L’aumento ha riguardato tutti i settori: Industria e servizi, Agricoltura e PA. Dall’analisi territoriale nelle Isole, e in particolare in Sicilia, si riscontra il minor numero di decessi. L’incremento a livello nazionale rilevato nel confronto tra i primi trimestri del 2020 e del 2021 riguarda solo le denunce dei lavoratori (sia uomini che donne) italiani, mentre sono in calo quelle dei lavoratori extracomunitari (da ricollegare al lavoro sommerso). Dall’analisi per classi di età si assiste a un decremento negli under 40; al contrario l’istituto segnala aumenti tra gli over 40.

I rischi possono essere ridotti

Le morti, gli infortuni e le malattie connesse al lavoro non sono inevitabili. I rischi possono essere ridotti e le perdite umane quasi del tutto azzerate. Questo richiede però l’adozione di azioni concrete sia per abbattere i costi umani, socialmente e moralmente inaccettabili, sia per contrastarne l’impatto economico. Basti pensare che le giornate di lavoro perse a livello globale, il risarcimento dei lavoratori, l’interruzione della produzione e le spese mediche costano complessivamente il 4 per cento del PIL mondiale (circa 2.800 miliardi di dollari, equivalente al PIL di un paese come la Gran Bretagna). La Prevenzione è da sempre il presupposto per la sicurezza sul lavoro, e consiste in quel “complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza, e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute e dell’integrità dell’ambiente esterno” (art. 2). (www.lavoro.gov.it/- D.lgs. 81/2008 -Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro. aggiornato nell’edizione gennaio 2020).

Sicurezza, nemica della produttività

La realtà è che, però, nel nostro Paese la sicurezza è vista come nemica della produttività. In Italia vige una cultura del lavoro sbagliata dal punto di vista della politica. Basta leggere il nuovo Piano nazionale di ripresa e resilienza. Affinché non si senta più parlare di incidenti sul lavoro occorre transitare definitivamente al moderno concetto di “cultura della sicurezza” secondo il quale le condizioni di benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori, possono dipendere dalle scelte adottate dall’organizzazione. Occorre mantenere un senso di vulnerabilità, seguire procedure rigorose, incoraggiare gli individui a perseguire i propri obiettivi di sicurezza. Promuovere «cultura della sicurezza» significa attivare misure adeguate e azioni positive che permettano di acquisire comportamenti sani e sicuri in tutti gli ambienti di vita e di lavoro.

Trasformare processi e abitudini

Ove l’ambiente e i processi di lavoro siano ben progettati, l’insieme delle attività pianificate e le persone guidate verso nuovi obiettivi e comportamenti legati alla sicurezza, anche i rischi legati all’organizzazione del lavoro risulteranno limitati, al pari del rischio di incidenti, infortuni o malattie professionali. Se da un lato, impostare la gestione dei comportamenti di sicurezza tramite un sistema di vigilanza in chiave sanzionatoria, da sola, è inefficace. Dall’altro, è anche vero che pensare di creare una nuova “cultura della sicurezza” senza trasformare abitudini e processi è inutile e può rivelarsi uno spreco di risorse, di energie e di tempo.

Organizzazione chiara e coerente

In tal senso è essenziale che la gestione della sicurezza passi attraverso l’educazione volta a promuovere l’assunzione di comportamenti sicuri, cambiamento realizzabile attraverso la Formazione: “processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi” (www.lavoro.gov.it/- D.lgs. 81/2008 -Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro. aggiornato nell’edizione gennaio 2020). Gestire persone e garantirne la sicurezza in azienda significa stabilire in maniera chiara e coerente, compiti e responsabilità di ogni funzione, posizione e soggetto, regolando e definendo l’attività svolta, seguire un protocollo formativo che dia enfasi al rinforzo dei comportamenti “sicuri”, in modo da raggiungere più facilmente gli obiettivi strategici, tattici e operativi per l’applicazione di un sistema di gestione della salute, sicurezza, scadenze, infortuni, formazione e molto altro.

Tiziana Ramaci
Professore Associato di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l'Università degli Studi di Enna "Kore". I suoi interessi di ricerca si concentrano prevalentemente sulla Psicologia della salute occupazionale e promozione della sicurezza negli ambienti di lavoro. Lavora costantemente sui temi dell’orientamento professionale e delle carriere internazionali. È membro dell’International Commission on Occupatinal Health - ICOH; Commission Internationale de la Slaute au Travail – CIST;

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