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Irpef, rispunta l’aumento nella Delega fiscale. Tasse più alte per i cittadini

Un articolo della legge che autorizza il governo Draghi a scrivere la riforma del Fisco prevede lo stop alle addizionali comunali e regionali in favore di nuove sovraimposte. Un cambio di terminologia che potrebbe nascondere "un carico fiscale maggiore", spiegano gli esperti

L’aumento dell’Irpef uscito dalla porta con il decreto Aiuti potrebbe rientrare dalla finestra con la legge delega fiscale. All’articolo sette del documento che autorizza il governo Draghi a scrivere la riforma dell’erario, infatti, si parla di “revisione delle addizionali comunali e regionali” dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche. Una scelta che potrebbe significare tasse più alte per i cittadini. “Eventuali aumenti rischiano di innescare una dinamica recessiva”, dice a FocuSicilia il segretario di Anci Sicilia, Mario Alvano. L’articolo sette apre “prospettive preoccupanti”, anche se per sapere di più “bisognerà aspettare i decreti attuativi del governo nei prossimi 18 mesi”. Solo allora si saprà cosa comporterà la revisione prospettata dal governo, considerando anche che in molti comuni siciliani le addizionali Irpef – come quelle Imu – sono già ai massimi consentiti dalla legge.

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Addio alle aliquote locali

Nel dettaglio, l’articolo sette prevede che le addizionali comunali e regionali dell’Irpef oggi in vigore siano sostituite da altrettante sovraimposte, da applicare al debito d’imposta e non alla base imponibile. Per fare un esempio: un cittadino di Catania, nel 2021, ha pagato le aliquote nazionali più un’addizionale comunale dello 0,8 per cento e un’addizionale regionale dell’1,23 per cento. Ha pagato cioè un 2,03 per cento di quote locali da aggiungere a quelle statali previste per la sua fascia di reddito, al netto di tutte le detrazioni. Con la riforma, queste addizionali non esisteranno più e saranno sostituite da una sovraimposta, che verrà fissata entro un anno e mezzo dall’approvazione della Legge delega con i decreti attuativi. Agli enti territoriali, si precisa negli atti parlamentari, “sono concessi margini di manovrabilità” a patto di garantire “un gettito corrispondente all’attuale”.

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I pericoli nascosti nella riforma

Non si tratta soltanto di sostituire il termine “aliquote” con “sovraimposte”. “Se il gettito riscosso in ciascuna regione deve rimanere lo stesso, la sua distribuzione tra le fasce di reddito potrebbe cambiare”, avverte Simonetta Murolo, commercialista e consigliera dell’Ordine dei commercialisti di Catania. In altre parole la sovraimposta “potrebbe pesare più dell’aliquota per determinate fasce”, e il risultato finale potrebbe essere “un carico fiscale maggiore su chi oggi paga meno”. Al momento, precisa Murolo, non c’è alcuna sicurezza. “Quel che è certo è che il sistema fiscale, a partire dagli anni Settanta, si è complicato sempre di più, e l’auspicata semplificazione non si è vista”. Nemmeno nella legge delega attualmente in discussione, “che non sembra risolvere i problemi, anzi”.

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Le conseguenze sull’economia

Il dibattito negli ultimi mesi si è soffermato sull’articolo sei della Legge delega – contenente la riforma del catasto, terreno di scontro nella maggioranza che sostiene il governo Draghi – mentre la revisione dell’Irpef contenuta all’articolo sette sembra essere trascurata. Un errore, secondo il segretario di Anci Alvano. “Occorre aspettare i decreti attuativi, ma la mossa del governo sembra in linea con quanto avvenuto negli ultimi 12 anni con il taglio dei trasferimenti statali con il famoso federalismo fiscale”. Se si concretizzasse un aumento della pressione fiscale, le conseguenze per l’economia sarebbero gravi. “Si deprimerebbe ancora di più il tessuto produttivo, in particolare nelle aree interne”. Per il segretario occorre evitare gli errori del passato, “quando la fiscalità locale fu rivista senza dare ai Comuni strumenti adeguati per gestirla”.

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Siciliani in fuga dall’Isola

Il pensiero va in particolare all’Imu, l’imposta municipale unica il cui acconto è stato pagato proprio in questi giorni. Le aliquote nell’Isola sono al massimo consentito – il 10,6 per mille – ma c’è un problema di evasione che si ripercuote sui comuni. “In alcune aree si arriva al paradosso che i proprietari non pagano e l’ente deve accollarsi la messa in sicurezza”, spiega Alvano. A queste condizioni “per paradosso sarebbe meglio togliere del tutto l’Imu purché venga assicurata la manutenzione”. Le scelte sul fisco hanno un impatto diretto sulla vivibilità. “A oggi ci sono 800 mila siciliani iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero. Una popolazione pari a quella dell’Umbria è andata via, e le politiche tributarie sbagliate degli ultimi anni purtroppo hanno influito”, conclude il segretario dell’Anci.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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