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Istat, la Sicilia lavora ma non crea “valore aggiunto”. I dati

Con 25 miliardi l'isola copre il 3,2 per cento dell'incremento nazionale. Trainano Palermo, Catania e Messina, ultima Enna. Tutti i dati

Oltre il 60 per cento del “valore aggiunto” italiano è prodotto nel Nord Italia. Soltanto il 20,4 per cento arriva dal Centro, e appena il 16,4 per cento dal Mezzogiorno. La Sicilia, con 25 miliardi, si ferma al 3,2 per cento del valore nazionale. Quasi 8 miliardi vengono dal settore industriale, mentre oltre 17 dal settore dei servizi. Lo dice il rapporto dell’Istituto nazionale di statistica sui risultati economici delle imprese e delle multinazionali in Italia. Il “valore aggiunto” prodotto nel Paese nell’ultimo anno analizzato, il 2018, supera gli 806 miliardi di euro. Il 42 per cento di questi, spiega l’Istat, è concentrato nell’un per cento dei comuni. Ottanta, in valore reale, e quasi tutti nel Nord Italia.

Un indicatore importante

Il “valore aggiunto” misura l’incremento di valore che l’impresa apporta a quello dei beni e servizi ricevuti da altre aziende. A rendere possibile questo incremento sono i cosiddetti “fattori produttivi”, il lavoro, il capitale e l’attività imprenditoriale. Volendo semplificare, se il valore di un bene primario fosse pari a dieci, e il valore del bene finale pari a quindici, il valore aggiunto sarebbe pari a cinque. Per valutare l’incremento, l’Istat prende in considerazione le cosiddette “unità locali”, realtà giuridico-economiche (o parti di esse) situate in una specifica località. Imprese, nella maggior parte dei casi, ma non soltanto. Nelle unità locali rientrano agenzie, alberghi, bar, depositi, laboratori, magazzini, officine, ospedali, ristoranti, stabilimenti, studi professionali e molto altro.

A metà classifica

I dati del rapporto pongono la Sicilia al nono posto a livello nazionale, più o meno a metà classifica. Più in alto la Campania (40 miliardi di valore aggiunto), e il Lazio (82 miliardi). Più in basso la Liguria (21 miliardi) e la Sardegna (11 miliardi). In vetta la Lombardia, che con 213 miliardi produce da sola più valore aggiunto del Nord-est (206 miliardi), del Centro (164 miliardi) e del Mezzogiorno (132 miliardi). Per quanto riguarda le sedi di gruppi multinazionali esteri, in Lombardia producono il 23 per cento del valore aggiunto regionale, nel Lazio il 22 per cento, in Liguria il 20 per cento. Nel Mezzogiorno, scrive l’Istat, il ruolo delle multinazionali estere “è piuttosto limitato”. La Sicilia si ferma al 6,2 per cento del valore aggiunto, come la Basilicata. Fa meno soltanto la Calabria, con il 4,5 per cento.

Tra industria e servizi

Tornando alle imprese siciliane, l’Istat segnala 287.041 unità locali. Di queste, 51.372 appartengono al settore dell’industria e 235.669 al settore dei servizi. Gli addetti sono oltre 785 mila (178 mila nell’industria, 606 mila nei servizi), di cui 520 mila dipendenti. Come accennato in apertura, il valore aggiunto prodotto supera i 25 miliardi di euro. Il fatturato sfiora i cento miliardi, 32 dall’industria e 67 dai servizi. Il valore aggiunto medio per addetto (vedi tabella) è di 32 mila euro, 44 mila euro nell’industria, 29 mila euro nei servizi. In percentuale, il valore aggiunto sul fatturato è pari al 25,6 per cento (in linea con la media nazionale del 25,2 per cento). La retribuzione sul valore aggiunto è pari al 40,5 per cento (poco sopra la media nazionale, del 39,2 per cento). La retribuzione media per dipendente, infine, è di 19.906 euro (25.068 nell’industria, 18.139 nei servizi).

Le Città metropolitane

Venendo ai dati dei singoli capoluoghi siciliani, a guidare è la Città metropolitana di Palermo, con oltre 38 mila unità locali, 124 mila addetti (le persone occupate a qualsiasi titolo), di cui 90.336 dipendenti (a tempo pieno, a tempo parziale o con contratto di formazione lavoro). Il valore aggiunto prodotto è di circa 5 miliardi, un miliardo dall’industria e quattro dai servizi. Segue la Città metropolitana di Catania, con circa 23 mila unità locali, 80 mila addetti di cui 60 mila dipendenti. Il valore aggiunto è di circa 3,2 miliardi, un miliardo nell’industria e 2,2 nei servizi. Terzo posto per la Città metropolitana di Messina, con 14 mila unità locali e 38 mila addetti, di cui 26 mila dipendenti. Il valore aggiunto è di 1,2 miliardi, 200 milioni dall’industria e un miliardo nei servizi. Il trend segue quello nazionale, con una riduzione del peso dell’industria e un incremento del settore dei servizi rispetto al 2017.

Gli altri capoluoghi

Seguono a ruota le altre province siciliane. Siracusa conta circa 8 mila unità locali, per un valore aggiunto di 760 milioni (220 nell’industria e 540 nei servizi). La provincia di Ragusa vede circa 6 mila unità locali, per un valore aggiunto di 670 milioni (230 nell’industria e 440 nei servizi). Caltanissetta ha oltre 4 mila unità locali e quasi 400 milioni di valore aggiunto (100 milioni nell’industria e 300 nei servizi). Trapani, con 4.700 unità locali, produce circa 440 milioni di valore aggiunto (120 dall’industria e 320 dai servizi). Agrigento, con 4 mila unità locali, produce un valore aggiunto di 345 milioni (104 dall’industria e 241 dai servizi). Chiude la classifica Enna, con meno di 2 mila unità locali. Il valore aggiunto supera di poco i 200 milioni, 90 dall’industria e 110 dai servizi.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e saggista. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", (Circolo Poudhron Editore), con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni.

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