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Istat: rischio fallimento per il 40 per cento delle aziende

Ricominciano a crescere i consumi e le esportazioni mentre continua la progressiva perdita dei posti di lavoro a fronte di più ore lavorate. Rischio fallimento dietro l'angolo. I dati Istat

Ricominciano a crescere i consumi, anche per i prodotti non alimentari. Continua invece la progressiva perdita dei posti di lavoro mentre aumentano le ore lavorate e il numero di persone in cerca di lavoro. Registrata anche una ripresa delle esportazioni e della fiducia. In generale comunque, l’impatto della crisi sulle imprese è stato “di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza”. Sono i dati Istat sull’andamento dell’economia italiana nel mese di maggio.

Milioni di addetti rischiano il lavoro

La situazione economica italiana, seppure tendenzialmente in ripresa, non è certo positiva. E il peggio sembra ancora in attesa considerando che nell’indagine di Istat, il 38,8 per cento delle imprese (pari al 28,8 per cento dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti, “ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno”. Un pericolo che riguarda soprattutto le micro imprese (40,6 per cento, 1,4 milioni di addetti) e le piccole (33,5 per cento, 1,1 milioni di occupati), ma anche le più grandi non ne sono esenti. Le aziende medie e i suoi 450 mila addetti rischiano per oltre il 22 per cento, le grandi e i 600 mila addetti per quasi il 19 per cento. La causa è soprattutto il calo del fatturato “oltre il 50 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2019”. Seguono i vincoli di liquidità (62,6 per cento delle unità a rischio chiusura) e la contrazione della domanda (54,4).

Rischiano di più i servizi ricettivi e alla persona

Guardando ai settori di produzione le aziende che rischiano di più sono quelle che si occupano dei servizi ricettivi e alla persona: “il 65,2 per cento delle imprese dell’alloggio e ristorazione e il 61,5 per cento di quelle nel comparto dello sport, cultura e intrattenimento. Tutti però sono stati colpiti dal lockdown. “L’impatto è rilevante” dicono da Istat, interessando circa un terzo delle imprese della manifattura, delle costruzioni e del commercio. Più le aziende sono fragili, ovvero con livelli limitati di produttività e alta frammentazione e più è alto il rischio chiusura. Sono le stesse che hanno dichiarato di non avere adottato alcuna strategia per fronteggiare la crisi. Le imprese più produttive e maggiormente integrate nel tessuto economico, invece, stanno attuando strategie improntate alla riorganizzazione (43,4 per cento) o all’espansione (28,7).

Famiglie risparmiatrici e disoccupazione in aumento

Durante il lockdown le famiglie hanno perso l’1,6 per cento del reddito disponibile e dunque è aumentata la propensione al risparmio. “Un deciso aumento” lo definiscono dall’Istat che si attesta al 12,5 per cento, oltre quattro punti e mezzo in più rispetto al trimestre precedente. Dal mese di maggio però la tendenza cambia e i consumi iniziano a registrare il segno positivo. Le vendite al dettaglio aumentano infatti di oltre 25 punti percentuali rispetto al mese precedente. Riguardano soprattutto beni non alimentari (+66,6) mentre calano di un punto e mezzo le vendite di alimenti. Vanno sempre bene gli acquisti online (+41,7). Il ritorno al lavoro ha significato un aumento delle ore lavorate e meno lavoratori. A maggio hanno prestato servizio 84 mila italiani in meno rispetto al mese precedente. Aumenta anche la disoccupazione (1,2 punti rispetto ad aprile) “mentre il tasso di inattività si è ridotto (-0,6 punti percentuali)”. In generale, nel periodo marzo-maggio rispetto al trimestre precedente, “la contrazione dell’occupazione ha assunto una dimensione di rilievo (-381mila unità)”.

Scambi con l’estero in ripresa

Discorso a parte per gli scambi con l’estero che nel mese di maggio segnano “un forte incremento”. Un dato, +37,6 per cento, quasi uguale alla perdita registrata ad aprile che extra Ue era stata del 37,3, in Europa del 32,7. “Nonostante il miglioramento osservato, i valori registrati a maggio sono inferiori di circa 4 miliardi rispetto a febbraio”. L’incremento delle esportazioni è legato soprattutto alle vendite di beni strumentali che a maggio sono cresciute di oltre il 60 per cento. Seguono i beni intermedi (+27) e di consumo non durevoli (+25). Istat evidenzia segnali positivi anche nel mese di giugno, in particolare “ nella manifattura sono migliorati sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Palermitana di nascita ma catanese d’adozione e di fatto. Laurea in Scienze per la comunicazione internazionale (UniCt). Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho scelto di fare la giornalista. In quasi 15 anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio occupandomi per lo più di economia e lavoro. Dal 2020 sono alla guida di FocuSicilia continuando a fare il mestiere più bello del mondo

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