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Joe Schittino, il Genio musicale siracusano venuto dal passato

"Quando mi chiedono l’età, a seconda del mio stato di coscienza rispondo 15, 50, 475 anni". Chiacchierata con il maestro siciliano le cui opere liriche e sinfonico-corali sono eseguite, da anni, nei più prestigiosi teatri di tutto il mondo

È nato a Siracusa Joe Schittino, anche se, a vederlo, sembra un irlandese, e ha solo
45 anni, anche se le sue opere liriche e sinfonico-corali sono eseguite, da anni, nei
più prestigiosi teatri di tutto il mondo. La sua musica è stata ospitata presso
istituzioni, luoghi e Festival internazionali: Maison d’Éducation de la Légion
d’Honneur (Concert Présidentiel 2011 sotto il patrocinio del Presidente della
Repubblica Francese Nicolas Sarkozy), Schleswig-Holstein Musik Festival, Auditorium
Parco della Musica, Fondazione Pietà de’Turchini, Istituto Nazionale del Dramma
Antico, Stelzenfestspiele bei Reuth, Else-Lasker-SchülerGesellschaft, Zentrum für
verfolgte Künste, London Kingston University, Cité Internationale des Arts, Salle de
l’Institut d’Orléans, BASS 2016 Praha, ArtOrt Festival Heidelberg, Landestheater
Altenburg, Stedelijk Conservatorium (Bruges), Conservatoire Royal de Bruxelles,
Festival Het Swik (Hoogezand), Italienisches Kulturinstitut Wien, O’Donnell e Caruth
Hall (Dallas).

15, 50, 475 anni

Ho intervistato questo Maestro e Artista, orgoglio tutto siciliano, eccentrico,
irriverente, dal vocabolario ottocentesco, dall’humor alla Buster Keaton, e ho
faticato non poco per non rimanerne affascinato: “Sono nato lo stesso giorno di
Eubie Blake, Johann Heinrich Füssli e Thomas More, esordisce Schittino, ma non
sono sicuro che per questi eroi del loro tempo ciò abbia grande rilevanza. Quando
mi chiedono l’età, a seconda del mio stato di coscienza rispondo 15, 50, 475 anni: il
tempo, come lo spazio e le fattezze fisiche, è talmente fluido da sfuggire alla
definizione stessa di dimensione. Così, al posto della mia foto su libri e riviste
potrebbe esserci quella di Catherine Deneuve o Sant’Isidoro di Siviglia, e sarebbe
esattamente la stessa cosa.”
Iniziamo bene…

Come definisci, Joe, la tua musica?
“Nelle mie prime composizioni c’è sicuramente la preoccupazione della forma,
dell’equilibrio imposto da un controllo esterno: nelle mie ultime opere la forma è
collassata, esplosa nella più splendida libertà. Mi piace pensare a un brano come
storia dall’evoluzione imprevedibile. Adoro giustapporre, associare e disintegrare
timbri, accordi, melodie, epoche, senza altra pianificazione che quella insita nel mio
personale gusto. Per questo sono distante dai compositori che pianificano e
schematizzano la loro musica a tavolino, che partono da un frammento o da un
accordo. Io non voglio frammenti, voglio vedere l’uno e il tutto. Sono un
compositore, non un ingegnere acustico. Dicono che sono naïf e che l’ispirazione è
obsoleta? C’è poco da discutere, la musica è totalmente ispirazione: è mania, è
essere fuori di testa e, tornati sulla terra, condividere i doni e le visioni del viaggio.
Chi parla con sufficienza dell’ispirazione, solitamente non ne ha mai avuto una in vita sua. Chiaro che, per poterti permettere certe cose, devi possedere la tecnica al
più alto grado. Genio e sregolatezza non esiste. Se deve studià! Il contrappunto,
l’orchestrazione, non devono avere segreti. Nella vita ho avuto la chance di
incontrare ottimi maestri che, oltre a farmi amare le severe regole dell’accademia,
hanno anche avuto la lungimiranza di lasciarmi a briglia sciolta, facendo sì che fossi
io stesso, con le mie letture e i miei autori di riferimento, a formare negli anni la mia
propria personalità”.

Che rapporto hai con il concetto di “ossessione” e di “limite”?
“La mia principale ossessione è riuscire a somigliare a un astice, per questo mi
lascio crescere i baffi lunghi e appuntiti come antenne: che, peraltro, utilizzo anche
come strumento di connessione con le energie sottili dei diversi piani d’esistenza.
Per lungo tempo ho assunto solo cibi di colore giallo, e ho praticato la dieta
dell’alfabeto (ogni giorno cibi con una iniziale diversa: avevo difficoltà solo nel
giorno della X). Mangiare è per me una delle cose più strane e assurde della terra.
Detesto mangiare in compagnia, mi disturbano i buffet, la gelatina e le giraffe; e ho
la fobia delle mele, forse perché in una vita precedente ero Biancaneve o il figlio di
Guillaume Tell. Tra le mie principali occupazioni c’è quella di osservare la superficie
degli oggetti curvi, giocare con gli animaletti del presepe, riempire la casa di
fenicotteri, travestirmi da giovane venditore di frutta a Brixton o a Camden Town
negli anni 70 del XX secolo. In passato ho compilato accuratamente elenchi e registri
col numero di tombini delle principali vie delle città europee dove ho abitato, o col
numero di fagioli contenuti nelle singole scatole di latta. Negli anni tra il 2008 e il
2011 avrò fatto sì e no dieci docce complete, con tanto di sapone. Nel 2021, per un
paio di settimane, ho frequentato la scuola guida, ma era troppo astrusa per me e
ho rinunciato (i ciclisti ringraziano ndr). Non sono mai salito su una bicicletta in tutta
la mia vita. Sono in grado di scrivere una fuga tripla a due controsoggetti e sei voci in
un paio d’ore seduto al tavolino di un bar, ma non ho la minima idea di come si
cucini un uovo sodo o come si annodino i lacci delle scarpe”.

Che rapporto hai con l’uditorio?
“Scrivo per il pubblico? Sì, sfacciatamente. Scrivo pensando idealmente a ognuno
di loro. Mi piace pensare che, in qualche modo, la mia musica riesca a distrarre, ad
alleviare i piccoli e grandi dispiaceri della vita quotidiana, a fargli credere che
persino nel nostro mondo sia possibile gustarsi un po’ di serenità, annusare la gioia.
In questo non sono per nulla un intellettuale, e ne vado fiero. Se mettiamo la cosa
diversamente, cioè se io intendo assecondare il gusto del pubblico, la risposta
naturalmente è no. La gente si accomoda in platea con delle aspettative, ma sul
palcoscenico sono io a comandare e a scegliere dove far andare la barca”.

Insegnante a Palermo, direttore a Caltagirone

Capace di scrivere un’intera opera in una notte, Schittino ha studiato a Catania con
Luca Ballerini e Giovanni Ferrauto e si è perfezionato con Azio Corghi e Ivan Fedele
all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma. Nel 2021 ha insegnato Teoria
dell’Armonia e Analisi al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, e attualmente
insegna al Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo. Dal 2017 è direttore
dell’Istituto Musicale Pietro Vinci di Caltagirone. Gode di assoluta fama e riverenza
soprattutto all’estero e le sue partiture sono pubblicate in esclusiva da Friedrich
Hofmeister Musikverlag, Leipzig. Per scoprire di più su questo genio tutto siciliano vi invito a cercarlo sui social, Facebook e Youtube, sui quali è attivissimo, e soprattutto a teatro. Quando vedrete, su di un cartellone, un’opera di Joe Schittino, andate senza timore, anche se non siete dei melomani, sarà un piacere ascoltare le sue opere e immergersi nel suo
fantastico mondo.

Seba
Seba
Produttore, songwriter, ha esordito come cantautore a livello nazionale nel 2006 con Domenica d’estate, conquistando i primi posti delle classifiche di vendita ed airplay, in seguito si dedica alle produzioni per altri artisti, tra gli ultimi artisti di successo prodotti troviamo Mario Venuti, Mario Biondi,Violante Placido. È sempre attento alle nuove tendenze musicali e dedica spesso le sue produzioni in favore dei nuovi talenti.

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