fbpx

La crisi vista dalle coop siciliane. “Unica soluzione ripartire”

Tra le realtà maggiormente colpite dal Covid-19, potrebbero esserci le piccolissime cooperative. Ma per il presidente siciliano di Legacoop Parrino "non conta solo il fatturato"

Coop in rosso: secondo il centro studi della centrale cooperativa Legacoop le piccole realtà erano in difficoltà già prima dell’emergenza Covid. E sette cooperative italiane su cento sono piccole. Anzi, piccolissime: hanno meno di 500 mila euro di fatturato. Lo studio, basato sulle iscrizioni in camera di Commercio e sui dati riportati dal database Aida, conta oltre 39 mila cooperative sul territorio nazionale, che impiegano 157 mila lavoratori. Dagli ultimi bilanci depositati dalle “under 500 mila”, si evidenzia già per il 2018 un calo generalizzato dei fatturati: persi, su un totale di 4,7 miliardi, 125 milioni sul periodo precedente. E con l’onda lunga della crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19 “le piccolissime cooperative potrebbero essere maggiormente penalizzate”.

Leggi anche – Turismo, fallimenti già iniziati: 2700 imprese a rischio chiusura

In Sicilia il 13 per cento delle piccolissime coop

Un discorso, e un’ipotesi, che riguarda in particolare la Sicilia: il 13 per cento delle coop con fatturato inferiore ai 500 mila euro si trova nell’Isola. Sono più che in qualsiasi altra Regione (5400 secondo lo studio). Ma, per il presidente di Legacoop Sicilia Filippo Parrino “il fatturato più basso non è automaticamente indice di maggiore fragilità. Tutto va rapportato al territorio”. Se è innegabile come il Sud sia “in una situazione di gracilità economica antecedente al Covid, non avendo mai di fatto superato la crisi del 2008”, la diffusione delle cooperative è in realtà un dato assolutamente “non negativo, perché è utile al territorio”. E la ripresa è la parola chiave del periodo, secondo il presidente di Legacoop Sicilia. In una Regione dove “è chiaro, ed è anche un modello superato, che non si potranno raggiungere i grandi fatturati delle coop del Nord. La cooperazione di prossimità è già un modello”, spiega Parrino. E, per la natura stessa dei progetti, utili alla comunità innanzitutto “sia che si occupino di sociale o di cultura o edilizia residenziale”, la ricetta per superare la crisi è una: “ripartire, il prima possibile”.

Leggi anche – Coronavirus, stop alle gite. Chiude il museo Ludum

Palma nana e Addiopizzo, esempi di “coop di prossimità”

Per quanto riguarda le 1380 cooperative iscritte alla Legacoop siciliana “stiamo resistendo, nonostante le difficoltà di alcuni settori”, afferma Parrino. Secondo lo studio di Legacoop, le piccole realtà sono concentrate soprattutto nel macro settore dei servizi, che copre circa il 60 per cento. E la situazione siciliana riflette quasi perfettamente quella nazionale, con 419 cooperative di produzione lavoro, 331 cooperative sociali e 189 di Servizi iscritte a Legacoop Sicilia. Il quadro delle 1380 è completato da 168 cooperative agricole, 26 di trasporti, 21 di pesca, a cui si aggiungono 2 coop di consumo, mentre tra le 2 di dettaglianti è presente un colosso come Conad. Ma Parrino in questo periodo incerto guarda in particolare a “turismo ed edilizia abitativa, ai quali è stato inferto un colpo quasi mortale. Penso a realtà come Palma nana e Addiopizzo Travel che stavano facendo una grande attività culturale, oltre che etica”. Imprese “esempio di cooperazione di prossimità”, che però ora potrebbero vedere “almeno una speranza di ripresa solo grazie ai voucher vacanza. Con le gite scolastiche interrotte hanno perso la stagione”.

Leggi anche – Coronavirus, niente welfare. E gli infermieri vanno via

“Le coop attendono oltre 400 milioni dai comuni”

Le centrali cooperative, a livello nazionale, stanno in questi giorni “promuovendo una petizione per la riapertura delle scuole e degli asili per i più piccoli. Perché scuole chiuse significa madri che non lavorano, ad esempio. Il risultato al momento è un triplo danno sociale”. E con le scuole sono fermi anche i servizi sociali delle cooperative che, ricorda Parrino “hanno spesso difficoltà di cassa, non potendo ancora oggi a distanza di mesi accedere con facilità ai prestiti previsti dai decreti anti-Covid. E nel frattempo avanzano un totale di oltre 400 milioni di euro di servizi già resi ai comuni siciliani. Che potrebbero saldare, invece di far indebitare le aziende”. Ripartire subito quindi, anche perché le “iniziative anticrisi di governo e Regione, che ci sono state”, sono però “soluzioni tampone, che non sono peraltro ancora state attuate, come la cassa in deroga attesa da migliaia. Ma come ha sottolineato lo Svimez, non possiamo pensare di sostenere cinque milioni di assistiti al Sud”.

- Pubblicità -
Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

20,945FansMi piace
511FollowerSegui
339FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli