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La geopolitica sul prezzo dell’energia. Longo: “Europa dipendente dal gas”

L'aumento dei prezzi sulle bollette elettriche ha origini lontane, almeno quanto la distanza che percorre il metano lungo i gasdotti dell'Est Europa, oggi alle prese con una grave crisi tra Russia e Ucraina. A spiegarla, "con le necessarie semplificazioni", è Francesca Longo, professore ordinario di Scienza Politica e prorettore dell'università di Catania

“Da almeno venti anni si studia il rischio di insicurezza energetica dell’Europa. Ma l’Italia e tutta l’Unione dipendono ancora da gas e carbone”. Lo afferma Francesca Longo, professore ordinario di Scienza Politica e prorettore dell’Università di Catania. Nei giorni dell’aumento delle bollette energetiche in Italia, tentare di dare una risposta al complesso scenario internazionale che ha portato all’attuale situazione non è impresa facile: “Le cause sono complesse, ma tentando una necessaria semplificazione, tutto parte dall’aumento della domanda. Ed è aggravato dalla dipendenza per la produzione di energia dalle fonti non rinnovabili”, spiega la docente. Tra le fonti “sporche” che alimentano le nostre centrali elettriche, per una quota di produzione totale del 70 per cento, negli ultimi anni si è passati dal carbone al meno inquinante gas naturale, importato via nave soprattutto dal Meidioriente, dall’Africa tramite i gasdotti che partono da Tunisia e Libia e soprattutto, per circa il 40 per cento in tutto il continente, dalla Russia. Paese “che usa la fornitura come leva politica”.

I gasdotti in Europa al 2017 (fonte europarl.europa.eu)

La situazione in Ucraina e il Nord Stream 2

Una leva politica particolarmente forte in questi giorni, in cui l’ipotesi di una guerra con l’Ucraina sembra essere più che concreta. Ma il rapporto di interdipendenza dell’Unione con la Russia non è certo una novità, e risale “alla costruzione del condotto Nord Stream 2, che dalla Russia va direttamente in Germania, contestato da Stati Uniti e molti Paesi dell’Unione perché rafforzerebbe il rapporto tra questi due stati”. Un’opera controversa dunque, che nel mar Baltico affiancherebbe il già presente condotto Nord Stream 1, attualmente unica via alternativa “ai condotti che passano via terra, dalla Bielorussia, dalla Polonia e soprattutto dall’Ucraina”, spiega la docente. La situazione, in sintesi, appare quindi piuttosto lineare: se si chiude il rubinetto del gas in Russia, un ristoratore in Sicilia riceve una bolletta salata. “Una sorta di riproposizione del detto sul battito d’ali della farfalla che può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”.

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L’aumento della domanda e le politiche sulla CO2

La diminuzione del passaggio di combustibile attraverso i gasdotti ucraini spiega però solo in parte l’aumento dei prezzi, che è “globale” e dato anche “dal conseguente repentino aumento della domanda dopo le restrizioni produttive negli ultimi mesi, soprattutto in Cina e Giappone, negli ultimi anni sempre meno dipendente dall’energia nucleare dopo il disastro di Fukushima”, spiega Longo. L’aumento delle bollette insomma “è il momento ultimo dell’aumento del prezzo delle materie prime. Ma incide anche la politica europea sulla decarbonizzazione e gli obiettivi del Green Deal europeo che entro il 2030 dovrebbero portare le rinnovabili al 75 per cento”. Il quadro attuale, a otto anni dalla scadenza, vede però una chiara dipendenza dalle fonti non rinnovabili, seppur meno “sporche” del carbone. “Nonostante si stiano avendo i primi risultati, il processo non è a costo zero anche per il sistema dei permessi sulla CO2: in Europa chi la emette paga in modo crescente”. I prezzi di questa vera e propria tassa sull’inquinamento, secondo stime di Confindustria Siracusa in un recente report sull’area del petrolchimico di Augusta in crisi, sono di oltre 70 euro a tonnellata, prezzi più che raddoppiati rispetto al periodo pre-Covid. “L’Unione ha scelto queste politiche sapendo che non sarebbero state a costo zero, e i costi chiaramente finiscono poi sul consumatore finale”.

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La necessità delle rinnovabili. Ma con i giusti tempi

La soluzione non è quindi a breve termine, e al di là della crisi attuale, passa dalla “creazione di strutture fisiche che producono energia pulita”. I progetti attualmente fermi in Italia per motivi di valutazione di impatto ambientale e autorizzazioni di varia natura, secondo un recente studio di Legambiente, superano i 20 GW nella sola Sicilia, e raggiungono i 100 in tutta Italia. Ma creare queste strutture “potrebbe avere un grande impatto ambientale, cambiare struttura geografica di una regione. Già in molte parti della Sicilia ai campi agricoli si stanno sostituendo campi di pannelli solari, snaturando i già fragili territori rurali”, spiega Longo. Nell’emergenza energetica attuale quindi, adottare senza le dovute precauzioni soluzioni per la produzione di energia con grande impatto sui territori “rischierebbe di essere un errore che piangerà chi verrò dopo di noi”, conclude la professoressa Francesca Longo.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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