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Prezzi in aumento, allarme di Mec: “Milioni di siciliani verso la bancarotta”

Gli attuali aumenti dei prezzi di energia e beni al consumo porteranno grosse difficoltà alle famiglie dell'Isola, con spese in aumento "fino a 6-8 mila euro", afferma Claudio Melchiorre, presidente del "Movimento Elettori e Consumatori" che ha condotto un'indagine

Un dossier 2021 impietoso: una parabola discendente, un impoverimento progressivo per quattro siciliani su cinque. Potrebbero essere ben “quattro milioni i siciliani in bancarotta, mentre la politica si prepara alle elezioni”, afferma Claudio Melchiorre, presidente di Mec, “Movimento Elettori e Consumatori”. Secondo l’esperto nella difesa dei diritti dei consumatori, che ha condotto l’analisi sui prezzi al consumo con ConsumerInst, “ ci saranno rincari anche oltre il 20 per cento nella bollette energetiche, un salasso per i redditi da lavoro, non più sufficienti ormai per far fronte agli impegni di vita ordinaria”. E la spesa media per famiglia potrebbe crescere fra “i sei e gli ottomila euro”.

Aumenti medi del 10 per cento

Gli aumenti si sono già registrati su tutti i beni di consumo, in media il 10 per cento, rispetto ai prezzi della scorsa stagione invernale. “Era dall’epoca del passaggio dalla lira all’euro che non si registravano aumenti a doppia cifra – spiega Melchiorre – e anche allora i rincari non furono generalizzati, almeno all’inizio. Questa volta non sembra esserci argine agli aumenti. L’unico limite è di ordine macroeconomico e legato allo stop dei redditi da lavoro che non aumenteranno nel breve-medio periodo”. La crisi economica inoltre “non pare consentire aumenti salariali, e molte imprese resteranno schiacciate in questa morsa tra impossibilità di vendere, con redditi insufficienti e l’impossibilità di restare aperte, per far fronte agli aumenti di energia e materie prime”. 

Pericolo export: aumentano i prezzi dei trasporti

“Anche il grande flusso delle esportazioni potrebbe entrare in crisi, in questa situazione”, continua Melchiorre nella sua disamina. “I trasporti potrebbero arrivare al 30 per cento di aumento, entro breve”. In questo quadro di possibile deflazione finale, vale a dire riduzione dei prezzi e dei salari nel medio periodo, si arriva ai quattro milioni di siciliani “da subito a rischio povertà, con 6/8mila euro di spese obbligate che non hanno copertura”. E anche quella che definisce “l’’ex buona borghesia dell’Isola” non saprà come pagare molte cose. “Cominciamo con la bolletta elettrica. La spesa per kilowattora per una famiglia siciliana oggi è arrivata a 46,3 centesimi per kwh. Lo scorso anno, la stessa unità costava 0,20 centesimi, con punte di 0,30 nel mercato libero. Nonostante i limiti agli oneri di sistema, l’aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sarà di due terzi. A fronte, cioè, di una spesa di meno di 500 euro su base annua fino al terzo trimestre del 2021, siamo passati in pochi mesi a una spesa di poco meno di 700 euro”. 

Preoccupano gli aumento del gas

Aumenti, frutto di una complessa situazione internazionale, che potrebbero automaticamente portare anche un’aumento della domanda di grandi elettrodomestici a minor consumo. “Le buone intenzioni però – prosegue il presidente di Mec – cozzeranno con un aumento generale dei beni semidurevoli che si stima attorno al 20 per cento. Va anche ricordato che le materie prime di tutti i tipi stanno conoscendo un rialzo generalizzato, con una richiesta di legno e acciaio che non ha uguali e che sta mettendo in difficoltà le filiere di produzione”.
Per Melchiorre, però, “la bolletta che preoccupa di più è quella del gas per riscaldamento. Tra settembre 2021 e febbraio 2022 ci sono stati due aumenti: uno di 66 centesimi e l’altro di 36, con un totale di 102 centesimi di euro al metro cubo”. Un totale di 162 centesimi, contro i 60 centesimi al metro cubo di appena pochi mesi fa, che “porta la bolletta mensile dei siciliani a non meno di 120 euro”. Gli aumenti dell’energia hanno comportato anche un aumento dei prezzi anche di altri combustibili, come pellet di legno, sansa e nocciolino “in media del 20 per cento, e per semplice aumento della richiesta, portando la spesa media per una famiglia che viva in un appartamento di 80 metri quadri, a circa 100 euro al mese per il solo riscaldamento, sempre confidando nel fatto che il clima non rigido duri per tutto l’inverno in corso”. 

Servono 27 mila euro a famiglia. Ma il reddito medio è di 19 mila

In base all’analisi Mec-ConsumerInst, anche i beni primari non sono esenti da aumenti, anzi. “Oltre agli aumenti dei prezzi dei beni semi-durevoli, i beni di consumo come frutta e verdura sono aumentati del 10 per cento, appena un po’ meno le carni, con un più 9 per cento. Gli aumenti sono generalizzati e, a pesare in modo consistente, c’è anche il fatto che la Sicilia importa quasi tutto, compresi i prodotti agroalimentari”. La produzione locale parte infatti “dall’isola per le centrali di lavorazione del Centro Nord, per poi tornare con un ricarico notevole, sia commerciale che per trasporto. Di fatto, a consumi costanti, una famiglia siciliana di quattro persone pertanto spenderà nel 2022 circa 9.200 euro su base annua tra spesa e consumi necessari, 2.800 euro per trasporti, 900 euro per l’istruzione dei figli, 4.600 per tasse e contributi, 7.500 per affitti, 600 euro per abbigliamento. Il totale del budget annuale di una famiglia siciliana salirà quindi a 27mila e 500 euro, mentre il reddito medio disponibile resterà fermo a 19mila e 500 euro”. 

“Sofferenza del ceto medio siciliana drammatica”

“Considerato il crollo delle occupazioni temporanee e di quelle legate al settore dei servizi turistici, una famiglia siciliana media avrà un deficit, nel 2022, su base annua, di circa ottomila euro”, dice Claudio Melchiorre. “Con questi numeri, la sofferenza del ceto medio siciliano è drammatica. Si salvano ovviamente le famiglie con doppio reddito che non abbiano un mutuo da pagare”. Il Mec denuncia poi, la forte sperequazione nella distribuzione dei redditi. Questa volta però, “ai due milioni di poveri si aggiungono altri 2 milioni, che appartenevano al ceto medio e che non sanno dove trovare ottomila euro di spese ordinarie, escludendo vacanze e generi di conforto. Siamo nei fatti nella peggiore crisi economica e sociale che l’Isola abbia mai visto dal dopoguerra e il tema non appare nemmeno per sbaglio sull’agenda politica siciliana”, conclude Melchiorre.

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